Slider by IWEBIX

Blind Guardian (Andrè Olbrich)

Pubblicato il 28/06/2017 da in Interviste | 0 commenti


Visualizzazioni post:125

In attesa dell’imminente tour che vedrà i Blind Guardian headliner al Battlefield Festival il 2 luglio a Milano, abbiamo intercettato con non poca facilità il chitarrista Andrè Olbrich per questa intervista che non parlerà di un nuovo disco, dato che non è previsto nuovo materiale per il momento, ma si concentrerà sull’argomento live, sia in vista del tour, sia per l’album dal vivo in uscita dal titolo “Live Beyond The Spheres”.

Iniziamo a parlare di questo live album. Avete registrato molto materiale nel tour del 2015. Come mai non avete inserito una sola data e avete preferito selezionare uno show diverso per ogni traccia?

Abbiamo deciso di selezionare i brani da oltre 50 spettacoli eseguiti nella prima parte del tour europeo. C’è anche un pezzo di una data italiana. Abbiamo preferito non eseguire un solo concerto perché non è facile avere la stessa energia in un’unica data e volevamo il meglio per questo live.

Siete veramente dei perfezionisti. Dev’essere stato un lavoraccio assemblare tutto. Siete riusciti a lasciare le versioni più organiche possibili o ci sono state variazioni importanti in fase di produzione?

Per me è stata una scelta di momenti magici da catturare. Non sai mai quando si manifesta questa magia e a volte ha una risonanza diversa per ogni nazione. Avevamo bisogno di catturare questa forza per far rivivere ai fan la vera essenza di un nostro concerto. Un bootleg normalissimo ormai si può trovare su Youtube ed altri canali, dunque avevamo bisogno di qualcosa di speciale per questo album. Non è stato facile. Ogni serata, ogni luogo è diverso e il set up tecnico per il suono è stato modificato per renderlo il più simile possibile come se si trattasse di una stessa serata.

Presto vi vedremo di nuovo in Europa e naturalmente in Italia. Quali sono le novità di questo show dato che non ci sono nuovi dischi all’attivo?

Abbiamo cambiato la nostra set list e suoneremo tutto il disco di “Imaginations”. Ci è stato richiesto moltissimo in Europa in seguito all’esperimento riuscito negli Stati Uniti. Inoltre suoneremo qualche rarità e sicuramente i classici come “Mirror Mirror” che non possono mancare.

Avete perso la preziosa collaborazione con il batterista Thomen Stauch in formazione da una vita. Come mai vi siete separati e come funziona la nuova collaborazione?

Con Thomen non andavamo più molto d’accordo. E’ sempre stato un grande musicista, ma caratterialmente non riuscivamo ad essere in sintonia e anche in tour era molto difficile per tutti per cui questa scelta di Frederik è stata perfetta per la nostra musica e potete sentire il suo stile personale in ogni serata senza però cambiare il sound dei Blind Guardian.

E’ passato molto tempo dall’ultimo vostro DVD e questa poteva essere l’occasione giusta ma avete optato solamente per il supporto audio tralasciando la parte visiva…

Certamente. Questo perché scegliere tra 50 show diversi è molto impegnativo e costoso, dunque non si poteva prestare anche per la parte video. Avremmo dovuto limitare le registrazioni a poche serate e non era questa l’idea dietro a questo disco. Volevamo solo i momenti più magici e sarebbe stato impossibile filmare tutte le date per effettuare un bel DVD. Non potevamo fare un montaggio con diversi spezzoni perché sarebbe stato strano e quindi ci siamo concentrati sulla parte audio.

Quali sono i migliori ricordi di questo tour e i luoghi più eccitanti?

Uno degli show in cui ero molto teso e preoccupato era sicuramente quello a Dusseldorf. Essendo vicino a casa c’erano amici, parenti ed è casa nostra per cui volevamo il meglio e la pressione era molto forte. Forse il nostro show più grande del tour. Tutti erano molto nervosi ed eccitati e c’era una grande atmosfera. Poi una volta sul palco ci siamo scaldati con qualche pezzo e ho sentito che tutti stavamo come per esplodere per così tanta eccitazione. Abbiamo scelto tre pezzi da quella serata per il live mi sembra. Anche suonare headliner al Wacken di nuovo è stato fantastico. Sentire 70.000 persone cantare “The Bard’s Song” ti assicuro che è da pelle d’oca.

Quali sono stati invece le date più problematiche o meno riuscite del tour?

E’ stato un tour fantastico. Il problema più grande che puoi avere viaggiando è ammalarti perché non si dorme bene e altri motivi e poi diventa difficile tornare in forma, ma in questo tour è andato tutto benissimo. Ne parlavamo con Hansi pochi giorni fa, siamo sempre stati rilassati e tutto è andato bene. Organizzazione fantastica per ogni show. Ci siamo divertiti davvero molto.

Avete suonato molto spesso in Europa e negli Stati Uniti, ma cosa puoi dirmi di quei posti dove avete suonato una o poche volte come Thailandia, Taiwan, Uruguay, El Salvador o Sud Africa?

Cerchiamo sempre di suonare ovunque. E’ sempre bello vedere e scoprire nuove nazioni e abbiamo fan praticamente ovunque. Non possiamo raggiungere tutte le località, ma spesso ci siamo trovati in posti davvero esotici come la prima volta in Asia. Davvero un tour culturale e diverso. Il Giappone è stato bellissimo e anche la Thailandia. Molti Paesi in Sud America hanno una natura incredibile e anche il Nord America mi rievoca molti ricordi. Senza tralasciare la nostra Europa. Ho realizzato viaggiando quante bellezze naturali abbiamo davvero a due passi da noi. E non ha importanza uno Stato preciso, ma per noi l’Europa è come suonare a casa.

Come mai avete suonato invece così poco in Danimarca e Portogallo? Non molti fan da quelle parti?

Si tratta di trovare promoter per festival e locali che possano almeno coprire i costi per poter andare in certi posti. Col Portogallo abbiamo trovato alcune persone e parlato con alcuni contatti ma sembra che non ci siano molti promoter interessati. Hanno avuto altre esperienze con alcune band e non sanno se si possono coprire i costi di una data da quelle parti. La Danimarca non me lo spiego. Abbiamo registrato due dischi a Copenhagen e siamo stati molto tempo là, ma ci abbiamo suonato solo un paio di volte di cui una di recente ad un festival, il Copenhell, speriamo di aver aperto una porta per il futuro.

E invece se ti chiedo di parlarmi dell’Italia?

I fan italiani sono dei grandi supporter. Hanno lo stesso entusiasmo dei sud americani. La passione è davvero sanguigna e cantano le canzoni dall’inizio alla fine. Sanno come divertirsi ai nostri concerti e ti assicuro che è un’esperienza toccante non riuscire a sentirti sul palco quando il pubblico canta così forte. Suoneremo sempre in Italia perché abbiamo molti followers e mi auguro sempre di trovare altre nazioni con questo entusiasmo e passione.

Dunque dimmi. State già lavorando ad un nuovo disco o siete bloccati per il discorso live?

Stiamo già scrivendo dei pezzi con Hansi per il progetto orchestrale che abbiamo iniziato nel 1996 ahah! Prima o poi ce la faremo. Il progetto sarà esclusivamente orchestrale e non metal. Diciamo che come direzione musicale sarà una specie di sound Blind Guardian in stile colonna sonora. Ci siamo dietro da 21 anni e sarà qualcosa di diverso e speciale. Per un disco metal classico invece ci stiamo prendendo il nostro tempo.

Se volessimo etichettare i Blind Guardian dove metteresti la tua musica? Nello scaffale del power metal o in quello del progressive metal?

Non penso che lo metterei in nessuno. La nostra musica e il nostro stile non hanno limitazioni: speed, power, progressive, melodie.. sono felice di non trovare una collocazione. Lo metterei nello scaffale Blind Guardian.

E cosa ti influenza oggi della musica che ascolti?

Cerco di tenermi lontano dalla musica mentre compongo. Mi concentro su me stesso per non essere contaminato da un suono che poi diventa familiare. Mente libera per avere nuove idee. Le mie influenze in passato e ancora oggi sono i grandi chitarristi degli anni ’70 e rock band come Van Halen, Judas Priest, Deep Purple. Sono ancora i miei eroi.

“The Bard’s Song”, “Valhalla” o “Mirror Mirror” sono i vostri pezzi più conosciuti. Grandi hit ma se dovessi scegliere tu, qual è il tuo pezzo preferito?

Mi diverte molto suonare “Tanelorn”, un pezzo molto bello con una chitarra veloce e riff particolari. E’ sempre una bella sfida per me suonarla e mi prepara per il resto dello show. Come emozioni e feeling direi “And Then There Was Silence”.

Come ci si sente a suonare davanti a così tanta gente ad ogni spettacolo? Avete un’audience davvero incredibile. Parlo per esperienza personale.

Il mio entusiasmo viene dalla mia passione per la musica e per la chitarra. E’ sempre bello suonare ogni notte e con un pubblico come il nostro è anche facile. Portano nel cuore un grande feedback della nostra energia e ci ricaricano. Non voglio perdermi tutto questo e averlo fatto per 30 anni mi rende soddisfatto. Per noi è sempre bello suonare su un palco e non è un lavoro. Non è routine, è il nostro spirito.

Iron Maiden e Blind Guardian non sono band molto considerate dalle radio. Come ti fa sentire questa cosa?

Penso che sia lo stesso in tutto il mondo. Penso sia normale non essere supportati dai media, ma credo anche che sia una buona cosa non essere mainstream. Un certo tipo di musica va di moda ma poi sparisce, invece l’heavy metal è sempre stato presente. A chi ascolta la radio non interessa chi sta cantando, ma è un semplice intrattenimento musicale. In una musica come la nostra vuoi entrare nei testi, nel booklet, cercare di carpire ogni dettaglio e significato e poter fare tutto questo non è semplice intrattenimento, ma lo ritengo molto culturale e per niente stupido. Sono soddisfatto di tutto questo…

Andrè, grazie mille di tutto, ci vediamo a Milano, domenica 2 luglio, per il Battlefield Metal Fest!

Grazie mille a voi, ci vediamo tra pochi giorni, ci divertiremo!

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *