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10/06/2017 : Guns N’ Roses (Imola, BO)

Pubblicato il 30/07/2017 da in Live report | 0 commenti


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10/06/2017 : Guns N’ Roses + The Darkness + Phil Campbell & The Bastard Sons (Autodromo di Imola, BO)

Dopo il mega-concerto degli Ac/Dc di due anni fa Imola torna protagonista ospitando l’unica data italiana dei ritrovati Guns N’ Roses. Axl e Slash di nuovo insieme e per di più con il nome dello storico gruppo, una cosa impensabile fino a pochi anni fa e che invece è diventata realtà. I rumors, le voci insistenti, le indiscrezioni sulla line-up, le prime date americane, gli impegni (anch’essi impensabili) di Axl alla voce degli Ac/Dc e finalmente l’annuncio: le date europee, con l’Italia pronta ad ospitare i Guns in una location davvero storica, che nel corso degli anni ha visto anche gli Heineken Jammin Festival e (all’interno di essi) i maxi concerti di Vasco Rossi (e non dimentichiamo la Ferrari e le moto). Prima dei Guns due band d’eccezione: Phil Campbell, chitarrista dei leggendari Motorhead e ora impegnato con i suoi “Bastard Sons” (purtroppo siamo arrivati in ritardo e ce lo siamo perso) e i The Darkness, sempre piacevoli dal vivo. Ecco a voi il nostro appassionato resoconto, condito dalle foto di GunsN’RosesItalia che ringraziamo sentitamente.

Sono circa le 20.00, ma sull’asfalto dell’autodromo sembrano le prime ore del pomeriggio. Ancora un caldo infernale.
Poi arrivano loro: i The Darkness con il loro rock n’ roll allegro, così allegro da re-inondare di energia tutto il perimetro ed oltre, quasi magici. Per me personalmente, è stata un botta di vita. Li vedo in gran forma: Justin che apre lo show con una tutina blu puffo, partendo senza chitarra con “Black Shuck” e sparando falsetti a raffica, come solo lui sa fare. Ironici e sfacciatamente hard rock, proseguono alla grande con “Every Inch of You”, “Growing on Me”, per poi esplodere con la epica “One Way Ticket”, scatenando la folla e facendo dimenticare, anche solo per un misero istante, l’infinita attesa per i Guns. Quando parte il groove di batteria di “Love is Only a Feeling” (per il sottoscritto, una ballata scritta da paura) l’emozione aumenta nuovamente e la band riceve indietro dal pubblico tutto quello che sta trasmettendo. Spettacolare. Cori a squarciagola, che fanno da strada ad un assolo finale di chitarra a dir poco meraviglioso. I fratelli Hawkins sanno fare benissimo il loro lavoro: suonano in modo eccezionale, accompagnati egregiamente dal bassista Frankie Poullain e da Rufus Taylor (figlio di Roger, dei Queen) per la loro formazione attuale. Il sole nel frattempo cala piano piano, e finalmente si può tirare un sospiro di aria “fresca”. La grande festa continua con “Solid Gold” e “Get Your Hands Off My Woman”, per poi sfociare all’apice con il riff di “I Believe in a Thing Called Love”. Davvero una resa degna di nota: mani in aria, teste che saltano, sorrisi a 32 denti stampati sulle facce stanche delle migliaia di persone che i miei occhi riescono a scorgere. Chiudono i loro 45 minuti abbondanti con “Love on the Rocks With No Ice”, tirata un po’ alla lunga per l’occasione, riuscendo a coinvolgere con il loro entusiasmo, per un’ultima volta, la fitta platea. Che dire, ci volevano. (Patrick D’Amico)

Nulla è più elettrizzante che arrivare a Imola e vedere un mare di gente che si dirige all’Autodromo “Enzo e Dino Ferrari” per rendere tributo alla Leggenda dei Guns n’ Roses. I fans invadono ogni singola strada del centro abitato in una sfilata variopinta di t-shirt dei gruppi hair metal dei tempi d’oro, soprattutto di quel 1987 in cui veniva dato al mondo “Appetite For Destruction” dai cinque pirati americani che avrebbero marchiato a fuoco ogni singola nota di ogni singola canzone nella pelle di tutti noi.
Mentre ci avviciniamo sempre più all’autodromo, sentiamo le più grandi hits provenire dai piccoli locali caratteristici e a tema, che ci offrono l’impressione di respirare l’aria dei sobborghi di Los Angeles. Più di un sorriso ci viene strappato nel vedere padre e figlioletto con tanto di bombetta alla Slash, oppure una coppia di gagliardi sessantacinquenni con le t-shirt dei Guns tenersi per mano come fidanzatini.
All’interno l’autodromo è gremito. L’aria diventa carica di attesa e alle 20:45 lo speaker annuncia l’entrata in scena dei Guns n’ Roses. Il primo a comparire davanti a 90.000 fans sfegatati e in delirio è Duff Mckagan, che attacca con il suo basso dando inizio allo show con “It’s So Easy”; Slash lo affianca immediatamente con la sua Gibson e infine Axl Rose fa ingresso sul palco accompagnato dal boato del pubblico.

I tre membri originali sono in ottima forma e Axl corre da una parte all’altra del palco con le classiche movenze degli anni ’80. Segue immediatamente “Mr. Brownstone”, con l’intro della batteria di Frank Ferrer e gli effetti alla chitarra di Richard Fortus, astro delle sei corde già alla corte dei The Dead Daisies: non abbiamo respiro con queste perle del passato e il tempo sembra essersi fermato.
E’ il momento di “Chinese Democracy”, la prima song dell’omonimo album uscito nel 2008: Slash si sente a proprio agio anche con pezzi decisamente recenti. Al termine del brano il chitarrista inizia a giocare con la sua Gibson facendoci intuire quale sarà la prossima song, ma a incendiare i 90.000 presenti ci penserà Axl quando annuncerà con un urlo “Welcome To The Jungle”, potentissima e trascinante. Il singer dei Guns regge perfettamente gli acuti e si vedono arrivare dentro l’area i Medical Team che portano via le prime ragazze svenute e qualche ragazzo ferito leggermente. Segue un altro classico come “Double Talkin’ Jive”, ove Slash ha modo di sfogare la sua creatività nell’assolo finale, mentre “Better”, tratto da “Chinese Democracy”, riporta la band ad una relativa tranquillità e fa prendere un po’ di fiato anche a noi per prepararci a quel capolavoro che è “Estranged”.
Slash e Richard Fortus si scambiano gli assoli alla chitarra in perfetta sintonia, mentre a Frank Ferrer spetta il compito di non far rimpiangere Matt Sorum e ancora prima Steven Adler. Nulla è lasciato al caso e ognuno esegue fedelmente la propria parte con stile.
Come un fulmine a ciel sereno giungono pezzi intramontabili quali “Live And Let Die”, “Rocket Queen” e “You Could Be Mine”.

Il bassista Duff McKagan avrà il suo momento al microfono con “Attitude”, la celeberrima cover dei Misfits, mentre Slash rivoluzionerà completamente l’assolo di chitarra nella recente e bellissima “This I Love”. Si continua con “Civil War”, “Yesterdays” e la coinvolgente “Coma”, tutte eseguite splendidamente, con un Axl Rose carismatico e dallo sguardo folle che ha sempre caratterizzato la sua instabilità, ma è proprio dal genio della follia che nascono i più grandi artisti.
La band si riposa qualche minuto, giusto il tempo di un assolo di Slash: i maxischermi ai lati del palco e sparsi per l’autodromo sono tutti suoi e continueranno ad esserlo quando attaccherà con “Speak Softy Love”.
Dopo il suo momento però arriva il nostro, quello dei fans, perchè sappiamo benissimo quale canzone arriverà alla fine del brano. Neanche il tempo di pensarlo che dalla Gibson di Slash partono le prime note di una Leggenda: “Sweet Child O’ Mine”. L’autodromo è in delirio, gran parte delle ragazze presenti vengono alzate sulle spalle dando una immagine tanto suggestiva quanto coinvolgente, Axl continua a correre da una parte all’altra del palco senza sosta, donandoci una delle emozioni più forti della serata con questa splendida song.
Seguono “My Michelle” e la cover di “Wish You Were Here” dei Pink Floyd, solo strumentale, unicamente con le chitarre di Slash e Richard Fortus: ci penserà il pubblico ad accompagnare i due artisti saliti in cima alla scaletta del faraonico palco con una sola e unica voce. Il momento è magico e sicuramente rimarrà nel ricordo di questa serata, per sempre.
Axl fa il suo ingresso dopo il cambio d’abiti con indosso la classica bandana rossa ed il cappello da cowboy e attacca al pianoforte un altro capolavoro immortale: “November Rain”. Siamo tutti rapiti dall’emozione che suscita questa splendida canzone.
Lo show giunge al termine con altri due brani: il primo è “Knockin’ On Heaven’s Door” di Bob Dylan, che da quel fatidico 1991, quando venne pubblicato su “Use Your Illusion II”, non smise più di accompagnare i Guns n’ Roses per tutta la loro carriera live. Solo il fischio di un treno in corsa ci fa capire che sarà “Nightrain” a chiudere, scatenando il delirio, mentre le luci posizionate nei vari punti strategici dell’autodromo illuminano i 90.000 pazzi per la band americana.
Axl e soci salutano brevemente il pubblico nel boato infernale e si ritirano nel backstage.

Nel buio completo una sola voce giunge compatta, decisa e potente verso il palco…”Guns n’Roses”…”Guns n’Roses”…”Guns n’Roses”..

La band ricompare in tutta tranquillità, Slash e Richard si scambiano qualche assolo di chitarra per riscaldarsi e alle prime note di “Don’t Cry” è davvero difficile contenere l’emozione: si tratta di una canzone che difficilmente trova rivali per l’intensità emotiva che trasmette. Struggente e bellissimo l’assolo di Slash. I bis proseguono con due cover: “Black Hole Sun” dei Soundgarden, in onore del loro singer Chris Cornell scomparso da poco, e “The Seeker” degli Who, entrambe dinamiche  e cariche di energia. Le luci sul palco si spengono, se ne accende solo una che illumina direttamente Slash e la sua chitarra… Termina questo splendido spettacolo “Paradise City”: il pubblico esplode esattamente come esplodono i fuochi d’artificio sopra il palco, i Guns n’ Roses ci guidano con il massimo della loro energia, Frank Ferrer pesta duro dietro le pelli mentre Slash, Duff, Axl e Richard schizzano da una parte all’altra del palco chiudendo una performance strepitosa che conferma una volta di più questi pirati nell’Olimpo del Rock.

Axl e soci salutano il pubblico e scompaiono. Dopo tre ore di concerto noi rimaniamo ancora lì… increduli e terribilmente affascinati da quello che abbiamo visto e sentito. Usciamo dall’autodromo percorrendo le strade di Imola e tornando a casa penso: “Sì, questa sera i fans dei Guns n’ Roses hanno avuto la loro Los Angeles dei tempi d’oro, questa sera Imola si è trasformata in tutto questo”. (Andrea “Asmodeus”)

Scaletta:

1. It’s So Easy
2. Mr.Brownstone
3. Chinese Democracy
4. Welcome To The Jungle
5. Double Talkin’ Jive
6. Better
7. Estranged
8. Live And Let Die (Cover Wings)
9. Rocket Queen
10. You Could Be Mine
11. Attitude (cover Misfits)
12. This I Love
13. Civil War
14. Yesterdays
15. Coma
16. Slash’ guitar solo
17. Speak Softly Love (Theme From The Godfather)
18. Sweet Child O’ Mine
19. My Michelle
20. Wish You Were Here (cover Pink Floyd)
21. November Rain
22. Knockin’ On Heaven’s Door(cover Bob Dylan)
23. Nightrain

Encore:

24. Don’t Cry
25. Black Hole Sun (cover Soundgarden)
26. The Seeker (Cover Who)
27. Paradise City

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