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Forging Steel (Beppe Diana)

Pubblicato il 4/12/2017 da in Interviste | 0 commenti


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E’ innegabile, poter sfogliare una fanzine dona delle sensazioni uniche, soprattutto se gli anni sul groppone contengono “anta”. E’ una magia unica, difficile da spiegare, che si alimenta voracemente di passione, in particolare per le bands che si muovono nei meandri dell’underground. “Forging Steel” è passione allo stato puro trasferita su carta e pure qui in redazione ne siamo rimasti travolti, tanto da deciderci a recensire il N°3 e realizzare questa intervista con il mitico Beppe Diana, colui che sta dietro al progetto. Con la complicità di Valerio Caprioli abbiamo preparato qualche domanda per il buon Beppe, perché siamo convinti che una fanzine come “Forging Steel” meriti di arrivare a più persone possibili!

Ciao Beppe e benvenuto su HeavyMetalWebzine .it! Il motivo per cui sei qui è ovviamente “Forging Steel”, fanzine di cui sei anima e braccio: prima di farti qualche domanda in merito, vorrei che tu raccontassi ai nostri lettori chi è Beppe Diana nella vita di tutti i giorni!

Ciao e grazie di cuore alla redazione e a tutti i lettori di HeavyMetalWebzine.it. Domanda ardua alla quale rispondere, beh, potrei dirti che sono un appassionato, un musicomane, un rompipalle, ma soprattutto sono un curioso, uno che non si ferma mai all’evidenza e ai soliti grossi nomi, preferendo scavare nell’underground alla ricerca delle valide realtà che popolano la scena musicale odierna.

Penso che tu sia un vero e proprio “metal maniac”: Ricordi quando e come è sbocciato il tuo amore per l’Heavy Metal? Quali sono stati i dischi che hanno acceso la tua passione?

Ahaha, metal maniac? Non scherziamo, ahahah. Beh, credo che la scintilla che ha fatto scattare l’amore e la passione per certa musica dura sia scoccata nel 1987/88 o giù di li, quando, al mio compleanno, mi regalarono la cassettina di “Appetite For Destruction” dei Guns N’Roses, amore a primo ascolto!!! Anche se sono cresciuto in una famiglia povera, la passione per la musica è sempre stata una componente essenziale per me, come l’aria… Il problema maggiore era reperire altro “materiale” da ascoltare e vivere in un piccolo paesino del centro Sicilia non era certo d’aiuto. Meno male che scoprii quasi subito i cataloghi di vendita per corrispondenza come Top Ten, Nannucci e Sweet Music che rappresentarono veramente una sorta di ancora di salvezza. Facevo le collette per reperire i soldi per acquistare i cd di White Lion, The Cult, Ratt, Ac/Dc e altri. Poi nel 1993 in una pubblicità apparsa su Metal Shock venni a sapere della nascita di Underground Symphony ed il mio amore/passione per il metal Italiano che, fino ad allora, covavo grazie a demo e cassettine registrate alla meglio, prese una piega decisiva….merito anche della bontà di Maurizio Chiarello che non finirò mai di ringraziare….

Quando hai cominciato a scrivere recensioni ed interviste? Anche in merito a ciò mi piacerebbe sapere cosa ha fatto scoccare in te la scintilla! Inoltre, come le bands vengono influenzate da altre bands, c’è qualcuno dei giornalisti metal che ti ha influenzato?

Non voglio fare il “piangina”, ma quando non hai soldi per poter comprare dischi, l’unica cosa che ti rimane è leggere e documentarti. Essendo cresciuto nell’epoca aurea di certa carta stampata, internet per fortuna è arrivato dopo tanto, tantissimo tempo, fagocitavo interviste ed articoli di tutti i magazine che riuscivo a trovare in edicola e che leggevo a scrocco, ovvio, ahahah. Ho amato ed amo tutt’ora lo stile di scrittura del maestro Gianni Della Cioppa che credo sia uno dei pochi scribacchini open mind esistenti sul suolo italico, amo lo spirito underground di Sandro Buti che è e rimane un appassionato, uno dei pochi che conosco che compra ancora dischi e CD di band poco conosciute e poi c’è sempre uno dei miei più grandi conterranei, ovvero quel Salvatore Falluca che è e rimane un eroe e….basta…..

Partendo dal presupposto che hai un’enorme competenza in materia, trovo che dal tuo stile di scrittura emerga in primis la passione del fan: secondo te, quali sono gli ingredienti di una recensione fatta come si deve ed in quali percentuali?

Così mi fai arrossire, ahahah. Come detto in precedenza, mi reputo solo e soltanto un appassionato, tutto quello che metto nero su bianco mi esce di getto poi, naturalmente, cerco di dare una certa forma al mio pensiero rozzo, però non ho nessuno schema. Mi piacerebbe avere il “potere” della sintassi dei ragazzi che ho citato in precedenza, loro sì che sanno scrivere e sintetizzare un disco in poche parole, io provo a fare del mio meglio, lo sai bene anche tu che non è mai facile mettere in parole le emozioni e le sensazioni che un disco ti emana…

Nel tuo passato ci sono un sacco di collaborazioni, sia sul web che su carta. Ti va di parlarcene?

Beh, diciamo che ho collaborato a molte realtà sul web, ma quando mi sono reso conto che lo scopo finale delle webzine non era altro che quello di diventare “il miglior sito italiano” ho mollato la presa. Io sono per le realtà underground, Maiden, Metallica e nomi altisonanti non mi emozionano più, non voglio fare lo spocchioso, è che sono fatto male io..

Da quando ci conosciamo ti ho sempre visto impegnato – oltre che su alcune webzine – su fanzine cartacee: rimanendo in tempi recenti penso a “Graveyard Symphony”, “Zombie Holocaust” ed ora “Forging Steel”, arrivata al numero 3 e con il nuovo numero in divenire. Vuoi raccontarci quanto lavoro richiede assemblare il materiale che poi ritroviamo sulla fanzine? Con quale criterio scegli le bands da intervistare, le retrospettive e gli approfondimenti..

Beh ti sei dimenticato di “Gods Of Thunder”, “HM Fanzine”, “Canavese In Rock”, solo per ricordare le più longeve fanzine a cui ho dato “vita”. “Forging Steel” è l’ultima fatica, ma è legata alle altre “pubblicazioni” da un sottile filo d’Arianna. Assemblare una fanzine richiede soprattutto passione, dedizione e nervi saldi. Non sempre le interviste che si inviano ritornano indietro con le risposte, molte volte si deve essere dei grandi rompipalle, qualità in cui io, naturalmente, eccello, il tutto shakerato con una buona dose di pazienza e di umiltà… Ogni numero portato a compimento ti toglie energie, soprattutto se, come nel mio caso, fai tutto o quasi, da solo. E poi impaginare, correggere le interviste tradotte, sistemare le recensioni, cercare di dare un taglio “professionale” a tutto… no, non facile. Però quando fai le prove di stampa e quelle parole, immagini, concetti si concretizzano nero su bianco, beh, tutto, o quasi, passa in secondo piano, e sei la persona più felice in quel momento… Il fattore negativo è sempre e soltanto quello legato a poste italiane e alle tariffe stratosferiche che hanno ultimamente.. Pensa che ho pagato 15 euro per spedire una fanzine in Argentina, 18 euro in America, e 12 in Grecia….roba da pazzi!

“Forging Steel” contiene un sacco di interviste: quali bands e/o musicisti si sono dimostrati più disponibili ed entusiasti? Al contrario, c’è stato qualche gruppo o personaggio il cui atteggiamento ti ha lasciato l’amaro in bocca? A livello personale, quali sono state le interviste che ti hanno dato più soddisfazione e chi ti piacerebbe intervistare in futuro?

È difficile da comprendere, ma sono sempre e soltanto le band straniere a darmi/darci la massima disponibilità e a credere nella fanzine, forse sarà anche un problema nostro congenito, leggi pure come non abbiamo la cultura delle produzioni underground. Meno male che c’è uno sparuto nugolo di appassionati che non si arrendono mai (alla Venditti), grazie al quale le 100 copie stampate vanno via nel giro di due/tre mesi. Le interviste a cui sono più legato? Sicuramente quella fatta agli americani Killen, ai palermitani Acacia, gli olandesi Messina, i Legion americani che mi hanno toccato veramente il cuore…In futuro mi piacerebbe intervistare i Rata Blanca, formazione argentina che apprezzo da sempre, solo che la vedo dura, ahahah!

Personalmente già conosco la risposta, ma credo anche non sia così scontata per i lettori più giovani: perché la scelta di una fanzine cartacea, apparentemente in controtendenza rispetto alla diffusione di internet?

Prima di tutto per essere controcorrente, ahahah. A parte gli scherzi, come dicevo, il sapore della concretezza, il profumo dell’inchiostro non hanno pari… e poi la fanzine te la porti e la leggi ovunque, anche e soprattutto al cesso, non ti è mai capitato? Ahahah!!

Quali responsi stai raccogliendo dai lettori di “Forging Steel”? Hai ricevuto richieste di spedizione all’estero ed hai mai preso in considerazione di stampare la fanzine solo in inglese?

Responsi? È una lotta… ogni numero mi ripeto sempre “ma chi me lo fa fare?”. Meno male che non mi abbatto mai alle prime avvisaglie di stress o stanchezza fisica. I primi due numeri li abbiamo spediti praticamente aggratis, i ragazzi che li hanno presi mi hanno pagato solo il rimborso dell’affrancatura, nemmeno della busta, pensa te. Naturalmente sono andati a ruba, grazie anche all’ottima accoglienza riservataci da “LoudnProud” che si è occupata personalmente della fanzine con un’ottima recensione ad opera di Sandro Buti. Per il terzo numero, più consistente a livello di numero di pagine e con una qualità della carta migliore, mi sono permesso di chiedere almeno il rimborso della stampa oltre quello delle spedizioni. Risultato? Molte delle persone a cui avevo inviato i primi due numeri della fanzine, alcune anche senza rimborso spese postali, non si sono più nemmeno fatte sentire, adducendo scuse di varia natura… che te devo dì? Siamo pur sempre in Italia, no? Fanzine in inglese? No grazie, come accennato prima, con un servizio postale da paese di quarto mondo, sarebbe un salasso richiedere 8/9 euro di spedizione per 40 pagine, non trovi?

Ok Beppe, vorrei un tuo parere sulle bands tricolori: a tuo parere, chi avrebbe meritato ben più attenzione di quanta ne ha effettivamente ricevuta? Facci qualche nome!

Beh, se ti riferisci al passato poi non tanto remoto, una band da rivalutare sono sicuramente i marchigiani Empire, nome conosciuto ai pochi che sono entrati in contatto con l’unica demo prodotta dalla band “Dominance And Submission”, un piccolo gioiellino di speed/thrash metal che avrebbe meritato sicuramente maggiore visibilità: suono cristallino, produzione esemplare ed artwork semplice ma dannatamente avvincente, il tutto avvalorato dalla prova maiuscola di un Ben Spinazzola, ex Unreal Terror, veramente in stato di grazia. Per quel che concerne il presente invece vi vorrei segnalare gli Hand Grenades anche loro marchigiani. Hanno alle spalle un’ottima demo ed un cd autoprodotto in poche centinaia di copie che merita veramente maggiori fortune. Anche in questo caso disco formidabile, thrash metal vecchio stile.

Molti album che appaiono su “Forging Steel” sono appetiti dal mercato del collezionismo. Sei anche tu pieno zeppo di cd e vinili, alla perenne ricerca di uno spazio dove incastrare la prossima ristampa che compare su un’infinita lista della spesa? Che ne pensi in particolare del mercato collezionistico del compact disc? Potrà trovare spazio sulla fanzine uno speciale dedicato alla materia?

Il mio problema è che odio la parola “collezionista” ma soprattutto odio la parola “raro”, sono due concetti che non fanno parte del mio personale vocabolario. So di essere malato, ma sul serio, acquisto troppi CD, me ne rendo conto, forse perchè nei primi 25 anni della mia vita ero talmente messo male da desiderare letteralmente alcuni dei dischi che poi ho finalmente acquistato, o forse solo perchè è una questione compulsiva. Detto questo, nel prossimo numero potrai trovare delle rubriche dedicate a band del passato, ma non di più, mi dispiace…

Che ne pensi di questo ritorno del vinile e, in misura ancora minore, della scelta di alcune bands di far uscire la propria musica su musicassetta?

Lo sai meglio di me, la bellezza del vinile, il suono caldo ed avvolgente, il fruscìo dei solchi, la copertina avvolgente e la maestosità dell’artwork, non hanno pari… però dietro a tutto questo c’è anche la dura legge del mercato, oramai il ritorno al vinile è una questione di moda, niente di più, niente di meno. Per quel che concerne la musicassetta è per ora una questione di fede. Speriamo solo che si fermi a questo.

Il metal è un genere che ha influenzato inevitabilmente diversi artisti, che si esprimono attraverso stili anche molto differenti. Si potrebbe dire che abbia codificato un’atmosfera e un’attitudine peculiari, riscontrabili anche in musicisti che non suonano affatto metal. É questa la via che prenderà alla fine la nostra amata musica o pensi ci sia speranza che l’heavy metal tradizionale mantenga sempre un nucleo di appassionati, pur se a livello underground?

Domandone!!! Non saprei cosa rispondere. Credo che il metal tradizionale sia un genere duro a morire, rinato dalle proprie ceneri come un’araba fenice. I media hanno provato molte volte a scardinare le sue solide basi, senza riuscirci veramente. È sì un genere che si muove sulla passione di pochi, ma fino a quando ci saranno quei pochi veri appassionati se ne vedranno, e sentiranno, delle belle… Dove è diretto chi lo sa, per ora so dirti solo che gode di buona salute, e questo è quanto basta!

Bene Beppe, siamo giunti alla conclusione! Grazie per il tuo tempo e per le risposte, questo spazio finale è tutto tuo: chiudi come ritieni opportuno!

Beh, ringrazio ancora te e tutta la redazione della vostra webzine per esservi interessati alla nostra piccola realtà cartacea. Se siete arrivati fino a chiusura intervista o siete dei pazzi, o siete dei nostalgici appassionati anche voi. Supportate l’underground quando potete, e mi raccomando, occhi ed orecchie sempre aperte!

Beppe Diana con il nostro Gianluca “Lord Avalon” Moraschi

 

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