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Echotime

Pubblicato il 2/02/2018 da in Interviste | 0 commenti


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Da anni diciamo che l’Italia è ricca di band piene di talento e ogni giorno ascoltiamo demo o album di gruppi nostrani che stupiscono per  bravura e qualità. E’ il caso degli Echotime, autori di una rock opera presentata addirittura in teatro che ci viene presentata in questa intervista. A voi la lettura!

Ciao ragazzi e benvenuti sul nostro sito. Ho letto diverse recensioni sul vostro album, la maggior parte incentrate sull’ aspetto musicale, vorrei invece concentrarmi per l’occasione sulle tematiche viste che parliamo di un concept. A voi la parola..

Federico: La storia all’interno dell’album rappresenta un’allegoria della vita: Mr.Valentine, uno dei protagonisti, è un grandissimo giornalista così famoso da mandare in stampa notizie false o su personaggi per il quale viene pagato come avviene spesso nella realtà. I personaggi si mostrano come si vogliono far vedere e come sono realmente. Attraverso i brani Mr.Valentine viene presentato come vorrebbe essere, nell’ultimo brano “Freakshow (The)” si scopre sia un personaggio corrotto. Allo stesso modo il magnate, altro personaggio, in “The Lighthouse” viene descritto come politico di successo, nel brano controparte in realtà finanzia un orfanotrofio dove vengono seviziati i bambini. Il  magnate arabo in un brano viene rappresentato come un guerrafondaio senza scrupoli, nel brano controparte ha causato guerre perché voleva che il suo popolo prosperasse. Tutto è relativo e la verità sta nel mezzo, il disco in sostanza è l’istantanea della realtà dei nostri tempi.

Quindi non avete letto dei testi in particolare ma vi siete ispirati alla realtà quotidiana…

Federico: Noi rappresentiamo ciò che ci circonda come hanno fatto i Pink Floyd, i Rush e gli Yes e la forma più appropriata a nostro avviso è l’allegoria così come insegnano anche i grandi scrittori.

Il release party dell’album è stato al Teatro Fanin di Bologna lo scorso 21 aprile. Perché avete scelto questa location e come vi siete trovati in un ambiente non prettamente metal?

Alex: Innanzitutto è stata una scelta del nostro management diretto da Marco Verucchi,  il quale cura la promozione per l’Emilia Romagna dei Goblin e i gruppi di supporto per Claudio Simonetti. Inoltre “Side” è un album rock metal opera che si presta all’ambiente teatrale rispetto a “Genuine” che è un album più power metal opera. Comunque è stata una grandissima serata alla quale hanno partecipato molti amici e fans.

Il vostro genere è sempre stato etichettato dalla critica come “cinematic prog metal”, vi riconoscete ancora in questa definizione?

Alex: Per i primi due album a mio avviso sicuramente sì ma lascio però la parola ai due nuovi arrivati, coloro che saranno gli artefici del terzo album del quale stiamo già parlando, sicuramente molti aspetti rimarranno e altri cambieranno come in tutti i percorsi. Per il momento comunque siamo soddisfatti dei nostri album, dal punto di vista del pubblico e della critica del settore hanno avuto degli ottimi riscontri.

La nostra Michela Olivieri con gli Echotime

Come riuscite a mantenere un certo equilibrio tra l’aspetto prettamente musicale e la rappresentazione scenica?

Nicolas: E’ sempre stata una caratteristica degli Echotime, l’idea di base con l’ultimo lavoro era quella di creare uno show dal vivo, una rappresentazione scenica d’impatto. In “Side” ogni traccia descrive un personaggio e una caratteristica predominante di quest’ultimo e dal vivo Alex Kage si cambia d’abito per rappresentare visivamente il concept. Noi della band siamo vestiti da barman perché l’ambientazione si sviluppa principalmente in un bar.

A maggio siete stati in tour in Inghilterra, Scozia e Galles con Tim Ripper Owens (Judas Priest, Iced Earth, Yngwie Malmsteen), ci volete raccontare qualche aneddoto di questa esperienza?

Giacomo: Uno dei momenti più belli è stato suonare in un locale storico come l’Underworld Camden, inoltre abbiamo instaurato un ottimo rapporto con “Ripper” Owens a tal punto che ci ha concesso di salire sul palco durante l’ultimo brano “Living After Midnight”, oltre alla possibilità stessa di poterci esibire in Regno Unito, culla della scena prog metal internazionale.

Alex: Sorprendente anche il Galles, oltre a esserci un pubblico caloroso sempre pronto a offrirci da bere, in un’occasione, dopo un’ esibizione, sentivamo ancora chiamare il nostro nome da dietro le quinte e abbiamo realizzato che volevano vederci nuovamente sul palco: è stato importante per noi visto che eravamo ai primi tour all’estero.

Questa sera festeggiamo il venticinquesimo anniversario degli Scala Mercalli, quanto è importante per voi supportare la scena italiana?

Federico: E’ sempre giusto ricordare che l’unione fa la forza, molte band progressive hanno esordito in Italia ma sembra attualmente che sia il pubblico a non crederci più, io vorrei dire che non è solo la band a fare il concerto ma è il pubblico che fa la differenza. Inoltre bisogna crederci per tenere unita una band, mostrare attaccamento al colore e alle persone, non è l’apparire o fare un video che ti cambia la vita.

Quali sono i vostri progetti per il 2018? Ci concedete qualche anticipazione?

Giacomo: Stiamo lavorando a un video ufficiale che speriamo di riuscire a girare già nei primi mesi del 2018, in quanto pensiamo che un disco come “Side” abbia bisogno anche di una parte visiva importante per entrare meglio nel discorso della narrazione. Inoltre continueremo a supportare il disco dal vivo, cercando nuove date e sperando di tornare ancora all’estero. Infine cominceremo probabilmente a ragionare anche sul nuovo album, come nuovi membri del gruppo non vediamo l’ora di metterci in gioco anche a livello compositivo.

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