Slider by IWEBIX

Deathless Legacy (Steva, Frater Orion)

Pubblicato il 6/02/2018 da in Interviste | 0 commenti


Visualizzazioni post:548

Se siete appassionati di musica metal, di pratiche occulte e magari anche di film horror munitevi di tanto tempo libero prima di leggere questa corposa intervista! I Deathless Legacy sono stati messi alle strette da Alessio Torluccio e Michela Olivieri, che li hanno torchiati per benino! Alla fine dell’intervista, però, la band toscana è apparsa più in forma di prima. Che abbiano risucchiato le anime dei nostri due scribacchini? Lasciate ogni speranza, voi che leggete..

Ciao ragazzi, benvenuti sul nostro sito. Siete in uscita in questi giorni con il nuovo album “Rituals Of Black Magic”. Mi pare si tratti del primo concept album della vostra carriera. Ce lo volete presentare? Di cosa parla?

Steva: Ciao a voi! Il disco precedente “Dance With Devils” era già una sorta di concept con la stregoneria come tematica principale, ma all’interno trovavamo altri temi, mostri vari della letteratura o altro ancora con nostre interpretazioni. In questo caso abbiamo pensato ad un concept particolare, non alla King Diamond con una storia a tema che si srotola man mano, ma ad un album/libro, “Rituali Di Magia Nera”, dove ogni traccia è un rituale vero e proprio.
Era già da un po’ che stavamo pensando di fare un concept, sopratutto a tema esoterico e occulto, il titolo è stata la base, con il libro avevamo proprio un canovaccio con tutte le tracce scritte. La canzone che parlava della messa nera o quella che parlava dell’Homunculus ci dava già la traccia stilistica e musicale, abbiamo lavorato in questo senso, non è una storia, è più un libro musicato.

Essendo un concept album c’è stato qualcosa di diverso in termini di scrittura e composizione dei brani?

Steva: Rispetto agli album passati, questa volta siamo partiti proprio dai titoli, cosa che non era successa quasi mai in precedenza, di solito si partiva da un riff, anche se avevamo già qualche idea nel nostro calderone. Ogni canzone ha la sua personalità, abbiamo fatto le cose il più coerenti possibili, senza testi che stridessero con la musica, la differenza sostanziale è stata questa.

Assieme al disco esce “Rituali di Magia Nera”, il libro firmato Steva e Frater Orion. Direi che è una cosa quantomeno curiosa, di cosa parla?

Steva: Come detto l’album è un grimorio di magia nera, abbiamo voluto rendere l’esperienza più completa scrivendo il libro che tratta di queste cose. lo abbiamo scritto io e Andrea (Frater Orion), siamo dei folli, non abbiamo niente da fare, e allora, ci siamo detti, facciamolo!
Ci avevamo già pensato all’inizio della preproduzione, visto che avevamo in mente di fare questo disco sui rituali di magia nera abbiamo pensato che sarebbe stato interessante spiegare questi rituali in un libro, così per ogni capitolo del disco c’è un capitolo del libro. Credo sia la prima volta che qualcuno fa una cosa del genere, è stato recepito benissimo, siamo contentissimi, è stata dura, ma vedere l’entusiasmo delle persone è stato incredibile, non ci si aspettava una cosa del genere soprattutto per un’idea che ci sembrava folle.

Quanto è propedeutica la lettura di “Rituali Di Magia Nera” all’ascolto del disco? A quali testi vi siete ispirati per la stesura del libro?

Steva: Parto nel risponderti alla seconda parte della domanda, noi abbiamo un sacco di libri esoterici antichi e nuovi da Aristotele ad oggi..

Insomma in casa non avete “I Promessi Sposi” ma il trattato per resuscitare i morti?

Steva: Esatto, ahah! Album e libro sono due opere distinte, non è rilevante che uno le abbini subito, noi volevamo far sì che le nostre conoscenze esoteriche, che sono cose che ci appassionano, venissero messe nero su bianco. Volevamo diffondere la nostra idea, i nostri punti di vista, i nostri studi con gli appassionati e i non appassionati. Abbiamo fatto un libro che tratta molti temi ma abbiamo voluto che fossero fruibili per tutti. Una persona può essere interessata ad esso come per qualsiasi libro, ma se non sei interessato e lo leggi non è che non capisci nulla, non so se mi spiego!
Abbiamo cercato di mettere in guardia le persone invitandole ad evitare certe cose, il rituale dell’Homunculus ad esempio è molto particolare, servono sperma umano e il ventre di una cavalla, lo sperma deve essere inserito nel ventre della cavalla e deve essere lasciato lì per 40 giorni e 40 notti nutrito con il sangue della cavalla, è un po’ difficile da realizzare!
Sono comunque tutti rituali veri ma da non fare, sopratutto se una persona non ne sa niente. C’è anche una maledizione latina molto potente che va a disturbare i morti, se uno la fa per motivi futili o nei confronti di qualcuno che non se lo merita ne paga tutte le conseguenze.

Qualche rituale curioso?

Steva: Fare un Homunculus è un po’ un problema, c’è anche un rituale per resuscitare i morti che deriva dal voodoo e servono per esso ingredienti che qui non esistono tipo un pesce palla particolare, le sue interiora e si dice che da loro, ad Haiti, funzioni benissimo, con gente che si trova il fratello morto da 20 anni al mercato a comprare le mele! Ci sono tanti rituali collegati al voodoo, il morto in questione, a seconda dei casi, può tornare come zombi, come servo o come persona simil-senziente.

Ne avete provati alcuni?

Steva: Chi lo sa? Ahah!

Quanto c’è di vero, in base alle vostre esperienze, nella magia bianca e nera e nei fenomeni paranormali?

Frater Orion: Molto, non tutto ma molto. I fenomeni più facili da incontrare nel corso della vita sono quelli legati alla presenza degli spiriti. Quelli più difficili sono quelli legati alle manifestazioni diciamo “palpabili” e quelli legati alla “goetia” una pratica magica che riguarda l’invocazione e l’evocazione di demoni. Film e letteratura ci hanno lasciato con un immaginario in cui si pensa di “vedere” qualcosa, in realtà per ottenere risultati non ce n’è nessun bisogno e anzi, meglio così!

Sappiamo che avete una grande ammirazione per i Death SS. Vi sentite un po’ i loro eredi in termini di tematiche, di musica e di spettacolo sul palco?

Frater Orion: Diciamo che è quello che vorremmo e speriamo di esserlo con tutti i nostri sforzi!

Steva: Steve Sylvester ci chiama “i suoi figliocci” e dal suo punto di vista sembra che la cosa sia abbastanza positiva, ahah! Il nome che ci ha regalato Steve è stato DEATHLESS e basta, per motivi legali siamo stati costretti a cambiarlo ma questo ci ha dato quel tocco in più, abbiamo scelto LEGACY per sottolineare che siamo la stirpe di Steve.

Frater Orion: Noi siamo ciò che è nato dal loro impatto sulla scena musicale. Siamo più la conseguenza che gli eredi.

Nonostante questo la vostra musica non è particolarmente simile a quella dei Death SS..

Frater Orion: Se ci pensi bene anche la musica dei Death SS è stata molto varia nel corso degli anni in base all’uscita degli album / sigilli, anche noi abbiamo un po’ la stessa cosa. Sarebbe stato buffo ispirarsi ad uno stile facente parte degli anni ’90, sarebbe stato anacronistico, siamo coscienti di tutta la musica che ci sta attorno, cerchiamo di fare qualcosa al passo con i tempi ma non di moda, ci teniamo a specificarlo, non credo saremo mai una band che segue i trend del momento, diciamo che abbiamo un po’ il nostro stile.

A proposito dell’aspetto live, i vostri “personaggi” si sono sempre evoluti alla pubblicazione di ogni album, ci potete svelare qualche anticipazione in merito allo show di questo tour?

Frater Orion: Il discorso del cambio dei personaggi è stato fatto anche per via dei cambi di line-up. Se vogliamo fare un paragone con i Death SS questa è una delle principali differenze dal punto di vista organizzativo. I Death SS cambiavano le persone ma mantenevano gli stessi personaggi, mentre da noi sono rimaste le stesse persone e sono cambiati i personaggi.

Steva: Oltre al cambiamento fisico secondo me è anche un cambio dettato da ciò che uno si sente. Il nostro T-Bones non si sentiva più a proprio agio nei panni del “calavera”, andando avanti a suonare ha fatto emergere una sua personalità e ha deciso di cambiare diventando il sergente T-Bones.

Frater Orion: Per quanto riguarda questo tour, la differenza principale è che prima abbiamo sempre portato delle canzoni/storie scinte tra loro, mentre il concept album si rispecchia anche live, perchè l’album “Rituals Of Black Magic” è un rituale di magia nera e così è il live, le persone assistono inconsapevoli e poi alla fine vanno all’inferno, ahah! Forse dovremmo far firmare qualcosa all’ingresso, una sorta di liberatoria, ahah!

La copertina di “Rituals Of Black Magic” (2018)

Con “Dance With Devils” ci avete introdotto allo studio del simbolismo, a vostro avviso è ancora presente questo aspetto in “Rituals Of Black Magic” o è stato in qualche modo diversificato?

Frater Orion: Probabilmente è stato potenziato dal nostro punto di vista. Più che simbolismo direi esoterismo nel senso che abbiamo iniziato in maniera più intensa a nascondere cose e significati sopratutto nelle grafiche dei nostri album e ovviamente anche a livello musicale. Lo stile della copertina tra “Dance With Devils” e “Rituals Of Black Magic” è molto vicino, lo abbiamo pensato fondamentalmente come un continuo, ci piaceva ampliare quello che avevamo fatto, eravamo molto soddisfatti e dobbiamo tenere conto anche del ristrettissimo campo temporale che lega i due album, per noi alla fine è come se fosse un album unico.

A proposito del ristretto arco temporale, ricordo che avete fatto tre album in tre anni..

Steva: Sì, credo che sia quasi un record, ahah! Al momento non ci manca l’ispirazione e ci siamo detti “finchè c’è sfruttiamola al meglio”.

Quando riuscite a scrivere, considerando che avete anche un’intensa attività live?

Steva: Diciamo che interrompiamo i live per il periodo estivo, perchè – diciamolo chiaramente – a suonare con tutta quella roba addosso si muore, ahah! Poi noi siamo di Pisa, d’estate la gente si sposta al mare, le persone non ci sono, sono ovviamente in vacanza.
Fondamentalmente dopo maggio fare date al chiuso diventa quasi impossibile, quindi abbiamo 3-4 mesi in cui non sappiamo cosa fare, quindi ci si chiude in studio. Per “Rituals Of Black Magic” abbiamo registrato dal nostro tastierista Alessio Lucatti e abbiamo mandato il tutto a mixare da Simone Mularoni ai Domination Studio di San Marino.

La copertina di “Dance With Devils” (2017)

Siete (immagino) grandi amanti dei film horror. Preferite quelli datati o seguite anche quelli attuali? E quali sono quelli che più vi hanno impressionato?

Steva: Ti racconto un aneddoto su come sono stata introdotta io ai film horror, ci sono stata introdotta da mio padre in una maniera per niente delicata, del tipo “guardiamo un bel fim stasera?”, quel film era “Zombi” di Romero, avevo 5-6 anni all’epoca! Non mi faceva paura il sangue, ma l’idea dello zombi, soprattutto l’idea di poter morire e poi rinascere zombi. Io lo sapevo che era un film, che era finto, ma l’idea dello zombi mi è rimasta in testa, non ho dormito per tre settimane dicendo a mio babbo che c’erano gli zombi, ahah!
Poi mi ha detto “va beh, te ne faccio vedere un altro”, che era “Mars Attack”, che se lo guardi fa ridere, questi alieni con il testone gigantesco che vengono uccisi in una maniera molto particolare (non spoileriamo). Poi è arrivato “L’Esorcista” e, assieme agli zombi di Romero, è stato amore assoluto: alla mattina quando ero malata non guardavo i cartoni animati ma i film di Romero, questa è stata la mia introduzione all’horror, ahah! Da non dimenticare anche “Carrie – Lo Sguardo Di Satana”.

Frater Orion: Per quanto mi riguarda, i film che preferisco sono quelli dal 1927 al 1935: “Nosferatu”, “Haxan”, uno dei miei preferiti, “The Magician” di Rex Ingram (1926), Der Golem (1920), perchè il fatto di girare a 15 fotogrammi al secondo per poi mandare tutto a 20 (si pensi al caratteristico “effetto velocità” che hanno gli sketch dell’epoca, n.d.r.) con questi attori che recitano al rallentatore per risultare poi normali alla pellicola è fighissimo, perchè dà dei movimenti disumani a questi attori e ai loro personaggi che diventano così ancora più inquietanti!
Nel cinema di oggi ci sono delle cose belle, ce ne sono anche tante che fanno cagare. Il motivo principale è che tanto horror di oggi punta sul jumpscare (il caratteristico “salto sulla sedia, n.d.r.) e non sulla storia, a volte sono più horror film che di per sè non dovrebbero esserlo. Molti film vogliono farti fare i salti sulla sedia, ma non è paura, è spavento, capisci? Per intenderci, non sono film che non ti fanno dormire. Qualcosa di carino si è visto, ma poco.
Recentemente ne ho apprezzati alcuni che non sono “spaventosi” nel senso che fanno spaventare, ma lo sono perchè trattano delle tematiche pesanti e fanno accadere cose strane, ma non fanno paura come la intendiamo noi tutti. Per esempio “La Bara Bianca” che però conoscono in pochi.
A mio parere il cinema migliore in questo senso attualmente è quello spagnolo, come produzione è abbastanza bassa, ma hanno delle belle idee e delle belle storie, evidentemente in Spagna vivono bene il cinema indipendente.

Vorrei spendere due parole anche per l’Italia, dove abbiamo dei registi davvero molto, molto bravi, mancano però le infrastrutture soprattutto dal punto di vista attoriale: in Italia non ci sono tantissime scuole di attori, quelli buoni che sfornano vengono subito “mangiati” dal grande cinema, trovare bravi attori in italiano è abbastanza difficile secondo me, parere da regista.
Abbiamo però una grande cosa, conosciuta da pochi, che è il film dialettale. Sono famose le scuole toscane o napoletane in chiave comica, ma in realtà, per esempio, gli horror romani in romano sono favolosi. Anche i film di mafia in romano sono spettacolari. In Italia noi abbiamo un problema forte di linguaggio cinematografico, dovuto al doppiaggio. Per anni ci sono arrivati film dall’americano o dall’inglese dove dovevi far tornare il labiale, si è inserito di conseguenza un linguaggio del cinema che è tutto suo e non appartiene a nessun linguaggio dell’Italia. Per esempio, la frase “accidenti, quella cosa mi sta fregando” è una dizione che è inesistente nel linguaggio parlato normale e quindi ti trovi con degli attori di livello basso ma che vorrebbero crescere che hanno già questa dizione che rende loro impossibile fare qualcosa di credibile. Quando trasporti tutto nel dialetto, allora diventa credibile. Questa è una cosa fichissima, dove anche attori di basso livello diventano molto più forti.

Sei espertissimo anche di cinema!

Frater Orion: Sì, essendo regista, ahah! Tutti i video dei Deathless li dirigo io, non mi dedico molto nè ai corti nè ai lungometraggi, più che altro faccio videoclip.

Il nostro baldo caProredattore incantato da Steva..

..ma Frater Orion sorveglia la situazione e dice “se la tocchi ti faccio un mazzo così!”

Se non sbaglio avete suonato anche a Wacken dopo la vittoria nella Metal Battle Italy. Che esperienza è stata?

Steva: Una figata, ahah! Bellissimo, non so nemmeno come definirlo, è stato come entrare nel Valhalla del metal. E’ stato bello perchè ci ha fatto crescere tanto, siamo dovuti arrivare a Wacken affrontando pioggia, fango, imprevisti, ci siamo trovati a suonare con tempistiche strette perchè eravamo davvero un miliardo di gruppi e abbiamo visto una professionalità allucinante dei tecnici. Va beh, sono tedeschi, ma lì erano davvero TROPPO organizzati bene. Poi quando esci sul palco e ti trovi davanti settemila persone fai “ommioddio”, bellissimo!

Frater Orion: Ci ha fatto capire cosa significhi calcare un grande palco, ci siamo resi conto a posteriori che avevamo un’idea totalmente sbagliata di quello che sarebbe stato.
Premessa: quando sei a Wacken come artista hai accesso alle aree frequentate dagli altri artisti, ti passa accanto Halford, abbiamo visto i Dream Theater in accappatoio, i Cradle Of Filth, i Sepultura, i Dark Tranquillity con il cantante completamente ubriaco, perchè devi sapere che nel backstage degli artisti il bere è gratis e quindi è molto, molto difficile non ubriacarsi, ahah! Quando ti trovi con lo stand della Jagermeister che te lo offre di continuo è un problema! E poi fa freddo, bisogna bere per scaldarsi!
Tutto questo per dire che in un ambiente di enormi palchi tutto ha un’altra dinamica, anche la band più grande non fa un vero soundcheck, nessuno si lamenta dei suoni che ha, sali sopra, fai il check del tuo strumento e basta, se ti senti dici al fonico di palco che tipologia di volume vuoi e basta, si parte. In cinque minuti fai il check, ma questo vale per tutte le band, dalla più grande alla più piccola. Il check esterno viene fatto durante la prima canzone da fuori, hanno chiaramente dei preset ma in generale in 20 secondi ti fanno tutto. E’ bello quindi vedere anche tanta umiltà da parte degli artisti più grandi che comprendono dove sono e in generale, diciamolo chiaramente, non rompono le palle pretendendo tutto perfetto nei minimi dettagli. Questo ci ha fatto capire cosa significhi essere in una band professionale e da lì abbiamo imparato a comportarci meglio anche noi sul palco.

Nel senso che prima eravate un po’ discoli?

Frater Orion: Ahahah, no! Però succedeva che magari rompevi un po’ le palle al fonico di turno!
Io tra l’altro, sempre in quell’edizione, ho fatto il tecnico di batteria per gli Angra sul palco grande e ho potuto constatare come sia davvero uguale per tutti, stesso trattamento e stessa, enorme professionalità. Bellissimo.

La nostra Michela Olivieri sarà la prossima vittima?

Ora dovrei chiedervi quali sono state finora le più belle soddisfazioni della vostra carriera, ma direi che la vostra risposta riguardo a Wacken la posso considerare buona anche per questa domanda!

Frater Orion: Senza dubbio! Ce n’è anche un’altra però, una grossa soddisfazione che in pochi sanno che abbiamo avuto l’anno scorso: un’intervista sul Metal Hammer inglese, un giornale da ventimila copie. Persino la nostra etichetta (la Scarlet Records) si è stupita, è molto raro che in UK ci sia tanta attenzione per una band piccola e italiana come siamo noi. E’ stato davvero bello!

Ho una curiosità per Steva: siamo abituati a sentirti cantare di demoni, orrori e diavoli, che effetto ti ha fatto cantare in italiano le parti di “Devilman” nella versione dei Trick Or Treat, dove parli di amore?

Steva: È stato un grandissimo piacere per me avere la possibilità di collaborare coi Trick Or Treat per un progetto veramente entusiasmante. “Come un angioletto su nel cielo volerai”, probabilmente, è stata una delle frasi più difficili da cantare che abbia mai trovato, ma per Devilman si fa questo e altro.

Ok ragazzi, l’intervista è finita, vi ringraziamo per il (tanto) tempo che ci avete dedicato e lasciamo a voi l’ultima parola per salutare i lettori!

Ci teniamo a salutare tutti coloro che come noi dimorano e sussurrano nelle tenebre.

Siete davvero arrivati a leggere fino qui? Bravi! Vi meritate la dedica di Steva!

Sito ufficiale: http://www.deathlesslegacy.it
Facebook: https://it-it.facebook.com/Deathlessmetal
Etichetta Scarlet Records – http://www.scarletrecords.it

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *