30/06/2018 : Rock The Castle (Villafranca, VR)

Pubblicato il 4/09/2018 da in Live report | 0 commenti


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30/06/2018 : Rock The Castle (Castello Scaligero, Villafranca, VR)

MEGADETH 22.00 – 23.30
TESTAMENT 20.30 – 21.30
EXODUS 19.00 – 20.00
SODOM 17.40 – 18.30
DESTRUCTION 16.20 – 17.10
EXHORDER 15.15 – 15.50
EXTREMA 14.20 – 14.45
XAON 13.30 – 13.55

Il Rock The Castle è stato sicuramente un festival underground con una line-up difficilmente replicabile. Location suggestiva e con ottimi spazi, parcheggi gratuiti vicini, buona selezione di stand street food e di metal market. I punti più dolenti sono state le scarse informazioni date dall’organizzazione, un prezzo del biglietto decretato a 50 euro arrivato a 60 alle casse (mai segnalato il biglietto con prezzo dinamico) e una scarsa attenzione alle poche webzine che come noi si impegnano anche senza accredito o foto pass a cercare di pubblicizzare l’evento e recensire il festival con il massimo della professionalità. Birra ed acqua certamente a prezzi accessibili, ma finire le scorte non è accettabile. Questo non ha comunque compromesso la buona riuscita di un festival che merita sicuramente una replica, magari prendendo le giuste accortezze per fare in modo di crescere ogni anno, invece che dare la solita impressione di un solo scopo di lucro senza passione per la musica.

La location (PH Ivan Gaudenzi)

EXHORDER

Entriamo nella splendida location e svetta la backflag degli americani Exhorder. La band, poco prolifera, è comunque rimasta famosa per quei due dischi usciti negli anni ’90, di vitale importanza per la scena thrash metal internazionale, per la precisione “Slaughter In The Vatican” e “The Law”. Riunitisi diverse volte, sempre impegnati in altri progetti, i membri della formazione calcano il palco con grande professionalità sotto il sole cocente del Castello Scaligero con una setlist chiaramente ridotta, ma efficace e risoluta. Gli Exhorder ci regalano 35 minuti di thrash metal da veri precursori, innovativi, pur sempre avendo strizzato l’occhio al sound della Bay Area. “Legions Of Death”, “The Law” e “Desecrator” sono da annoverarsi tra i brani di maggior impatto di questo breve, ma intenso show di riscaldamento per questa giornata che si rivelerà impegnativa e piena di soddisfazioni.

DESTRUCTION

Combo tedesco in scaletta ed è tempo di Destruction. La thrash metal band teutonica sale sul palco accaldata, ma in gran forma e piuttosto bellicosa. Il trio di Schmier infatti, nonostante le molteplici calate italiche, non resta in retroguardia, anzi attacca con una scaletta efficace ed aggressiva. Il combo inizia con “Curse The Gods” e spara altrettante cartucce sul pubblico tra cui “Armageddonizer”, “Tormentor” e “Live Without Sense”. Nel pieno dello show la perla “Mad Butcher” riesce ad essere ancora più incisiva grazie all’assestamento dei suoni che non erano dei migliori. Ci si accinge piano piano alla fine dell’esibizione con trionfali e classici pezzi, degni di una tipica scaletta a cui non manca niente e con “Release From Agony”, “Nailed To The Cross” e “Thrash Till Death” arriviamo all’ultima pietra miliare di questa prima parte di thrash germanico con “Bestial Invasion” e “Total Desaster”. Abbiamo dunque lasciato alle spalle gli screzi tra Destruction e fans italiani nati in sede social, nel precedente tour, in seguito ad una mancata data in Puglia. Applausi per un trio solido e compatto, da sempre una garanzia per il thrash in sede live.

SODOM

Una lunga attesa ci porta a chiederci cosa stia succedendo alla seconda formazione di thrash metal teutonico in cartellone. Solo successivamente veniamo a conoscenza che il problema è dovuto ad un cambio operativo di volo che ha portato Tom Angelripper e soci alla venue scaligera con grande ritardo. Nonostante il contrattempo, la formazione sale sul palco provata e decisamente fuori forma. Con una formazione nuovissima ancora in fase di assestamento, il già membro della band Frank Blackfire, tornato dopo tanti anni, parte con l’arpeggio di “My Atonement” completamente fuori scala e decisamente poco efficace come intro. Il taglio della set list comporta la scelta di brani di vecchia data, a discapito di altri più nuovi. Ma non è la scelta dei brani a lasciarci perplessi, quanto la capacità di esecuzione davvero imbarazzante con un drumming un po’ lento da parte di Husky, già attivo negli Asphyx. Anche il resto della formazione non riesce a convincere su brani peraltro relativamente poco complessi come “The Conqueror”, “Christ Passion”, “Outbreak Of Evil” e “Sodomy And Lust”. Si chiude amaramente con “The Saw Is The Law”, cantata a malincuore dai presenti un po’ spiazzati, sebbene felici di aver potuto vedere almeno qualche brano di una band che è solita dare molto di più. Avendo pochi brani e poco tempo a disposizione mi sarei aspettato una vera e propria carneficina, ma immagino che anche suonare di fretta in una nuova formazione nel pieno del sole italiano abbia demolito l’umore del quartetto tedesco. Forse ci stavano due parole di conforto ai fan perplessi sotto il palco, ma sappiamo che lo zio Tom non è una delle persone più loquaci e smaglianti del panorama metal, per cui speriamo in una nuova esibizione per smentire le malelingue su una band che ha molto di più da poter offrire.

EXODUS

Ora sul palco è tempo di thrash metal made in Bay Area. Ormai noti per offrire uno show granitico, in seguito al ritorno del corpulento cantante Steve “Zetro” Souza dietro al microfono, gli Exodus fanno il loro ingresso sul palco del Rock the Castle con passo tutt’altro che felpato. Si fanno infatti sentire forti e cattivi fin dalle prime note di “Funeral Hymn” e dalla terremotante “Blood In Blood Out”. L’assenza di Gary Holt non compromette minimamente l’esibizione del combo di San Francisco grazie alla sostituzione in sede live di Kragen Lum degli Heathen. Un vero muro di suono forgiato da una delle band thrash metal più influenti in questi anni. Brani storici riportati sul palco in gran forma da “A Lesson In Violence”,  “And Then There Were None”, “Deliver Us To Evil” e “Strike Of The Beast” fino alla title track del disco più famoso della formazione “Bonded By Blood”. Viene ripescata anche “The Toxic Waltz” da “Fabulous Disaster” e “Blacklist” dal più recente “Tempo Of The Damned”. Insomma c’è un po’ di spazio per tutta la discografia di un gruppo che ha dimostrato davvero tanto in questa giornata. Lo stupore negli occhi dei presenti si mischia a quella botta di adrenalina che è riuscita a scatenare fino a stimolare un wall of death formato dalle due tipiche fazioni di pubblico divise in due dal comando dell’imponente singer, fino a correre e schiantarsi reciprocamente in un grande pogo; questo è il segno di un concerto più che riuscito, che farà domandare per tutto il prossimo cambio palco se i Testament e di conseguenza i Megadeth riusciranno ad essere all’altezza di una performance veramente impeccabile e priva di imperfezioni. Meritevoli applausi.

TESTAMENT

Un breve cambio di palco ci porta ad un passo dagli headliner ed è adesso tempo di Testament. Formazione già collaudata nell’ultimo tour di “Brotherhood Of The Snake”, il combo sale sul palco guidato dal trio storico che vede alle asce Eric Peterson ed Alex Skolnick, braccio destro e sinistro del frontman per eccellenza Chuck Billy. Presenze altisonanti quelle degli altri membri Gene Hoglan alla batteria e Steve DiGiorgio al basso. Insomma iniziamo senza paura dopo un breve intro con la title track dell’ultimo lavoro “Brotherhood Of The Snake” e i dubbi vengono spazzati via in un istante. “Rise Up” e “More Thank Meets The Eye” ne danno la conferma definitiva. Siamo di fronte ad una band che assieme ai precedenti Exodus meriterebbero ampiamente il titolo di Big appropriato dai quattro altri grandi della Bay Area. “The Pale King” è l’ultimo brano del fortunato periodo più recente discografico della band, prima di cedere il passo alle vecchie glorie tra cui riportiamo “The Preacher”, la decadente “Low”, “Practice What You Preach” e “Into The Pit”, interrotte solo da “Stronghold”. “The New Order” e “Disciples Of The Watch” chiudono un conclamato trionfo che conferma la felicità delle band (quanto dei fan) di essere tutti assieme all’interno delle mura del Castello Scaligero, una location sicuramente d’effetto per tutto il popolo italico e straniero. Tra scroscianti applausi abbiamo tempo di rifocillarci tra un panino ed una birra prima di goderci, senza tanti sforzi, l’ultima band della giornata, prima in cartellone, i Megadeth.

MEGADETH

PH Ivan Gaudenzi

Ho visto già molte volte i Megadeth e di sicuro non mi aspetto una delusione. Tuttavia sono molto curioso di sapere se Dave Mustaine e soci sapranno essere all’altezza e sopra le aspettative, dato che i colossi che hanno suonato prima di loro non hanno dato tregua al pubblico, incalzando uno show più bello dell’altro in una cornice d’eccezione del già più volte citato Castello Scaligero. Le tenebre lasciano spazio dunque agli headliner, i padroni della serata. Ed è così che in una scenografia minimalista composta da amplificatori Marshall e un semplicissimo backflag con il classico logo, salgono sul palco i Megadeth. Sono molto curioso soprattutto di questa attuale formazione dato che non ho mai visto all’opera i due membri più giovani e di recente ingresso, sui quali ho sentito grandi cose.
Si inizia subito con “Prince Of Darkness” e “Hangar 18” e l’entusiasmo dei presenti è subito alle stelle. Poi proseguiamo con “The Threat Is Real” dall’ultimo lavoro “Dystopia” del quale ci aspettavamo più brani. Invece il quartetto ha optato per una serata remember, costellata di perle che hanno fatto la fortuna del combo americano. Dunque abbiamo la fortuna di ascoltare dal vivo alcuni classici ed altre rarità in una lunga set list che va da “The Conjurin” a “Wake Up Dead”, da “In My Darkest Hour” a “Sweating Bullets” fino “She-Wolf” e “Dawn Patrol”. Inutile dire che tutti i musicisti sul palco offrono una esibizione eccelsa, con qualche piccolissima imperfezione, ma perdonabilissima.

PH Ivan Gaudenzi

C’è da dire che, a discapito del granitico Mustaine, sono proprio il batterista Dirk Verbeuren (entrato dopo l’ultimo disco in sostituzione di Chris Adler) e il chitarrista Kiko Louriero a godere delle mie attenzioni (e non solo). Il primo una vera e propria piovra dietro le pelli, il secondo un sorridente ed ammaliante chitarrista, capace di far sfigurare il vecchio maestro impegnato più alla chitarra che dietro al microfono. Infatti, come da classica esibizione dei Megadeth che si rispetti, il nostro beneamato frontman si limita più a suonare e ad annunciare i brani, piuttosto che ad incitare il pubblico (anche perché è evidente che non ce n’è bisogno). Insomma, anche su brani più complessi come “Take No Prisoners” il raggiante chitarrista carioca sembra suonare calmo e rilassato al contrario di un Mustaine molto più attento a non sbagliare. L’assolo su “Tornado Of Souls” è stato sicuramente il più preciso dai tempi dello stesso Marty Friedman, fino ad oggi l’unico a mio avviso capace di eseguirlo impeccabilmente.
Proseguono altre hit imprescindibili della thrash metal band tra cui “A Tout Le Monde”, “Symphony Of Destruction” e la title track dell’ultimo disco “Dystopia”, prima di arrivare all’inesorabile fine dettata da “The Mechanix” (la “Four Hoursemen” del periodo con i Metallica) e “Peace Sells…”. Impossibile non chiudere con un bis aspettato quanto apprezzato con “Holy Wars… The Punishment Due”.

Live report di Ivan Gaudenzi. Foto di Sabina Baron (escluso dove indicato) per gentile concessione di Loud & Proud.

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