08/03/2019 : Overkill+ Destruction+ Flotsam And Jetsam (Cesena)

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08/03/2019 : Killfest Tour – Overkill + Destruction + Flotsam And Jetsam + Chronosphere (Vidia Club, Cesena)

Un cambio di location comunicato meno di 24 ore prima dell’evento ci porta al Vidia di Cesena, invece del precedentemente confermato Zona Roveri di Bologna. Non sono poche le lamentele dei primi arrivati al locale e, tra lo sconforto generale, i cancelli non si aprono fino alle 20.30, ovvero due ore dopo il previsto. Questo per tanti problemi tecnici dovuti al cambio della location di questa è che la prima data del Killfest Tour che vede in ordine di cartellone Chronosphere, Flotsam & Jetsam, Destruction e Overkill. Quattro band molto succose per questo venerdì di thrash metal.

Non è sicuramente facile il compito dei greci Chronosphere. Il giovane quartetto infatti si trova di fronte ad un folto pubblico ancora inferocito e provato dagli inconvenienti tecnici. Ma il thrash metal della band mediterranea e la voglia di suonare dei ragazzi spazzano via in poco tempo il malumore generale. Così si parte subito con i primi brani “Before It’s Gone” ed “Envirusment” per proseguire con “Warriors” e “Picking Up My Pieces”. In pochi minuti i brani d’impatto dei Chronosphere ci fanno capire che la serata sicuramente prenderà una piega diversa da come era iniziata. L’entusiasmo del combo greco è di buon auspicio per l’inizio del tour e a parte qualche piccolo problema tecnico nei microfoni (che purtroppo sarà ricorrente durante tutta la serata), cominciamo a scaldarci con altre due tracce della formazione originata nel 2012, ma già attiva dal 2009. Spyros Lafias alla voce si dimostra un discreto frontman e ottiene diversi applausi e consensi tra un pubblico che comincia davvero a scatenarsi in chiusura con la sempre ben accetta cover dei Motorhead, “Ace Of Spades”. Nonostante i suoni un po’ troppo alti e non ben calibrati, il ghiaccio è stato rotto.

Tocca ora agli statunitensi Flotsam And Jetsam presentarsi sul palco. Famosi soprattutto per aver avuto in formazione nei primi anni Jason Newsted prima del suo ingresso nei Metallica, il combo di Phoenix si distingue per un sound forse meno diretto, meno aggressivo, ma sicuramente sempre di stampo thrash metal, decisamente originale e a tratti progressive, complici molti riff e passaggi tecnici piuttosto eclettici. Dunque ritroviamo Eric A. K. alla voce e Michael Gilbert alla chitarra in formazione dall’84 con Michael Spencer al basso dall’87; Steve Conley alla chitarra dal 2014 e solo dallo scorso anno Ken Mary alla batteria, che ricordiamo anche attivo con i Fifth Angel. La band si è concentrata sui primi successi e sull’ultimo disco tralasciando tutti gli anni ’90 e 2000; certo la scaletta è breve e il tempo tiranno per cui, tra i problemi tecnici di un fastidioso microfono e un audio non eccelso ci gustiamo “Prisoner”, “Demolition Man” e “Prepare For The Chaos” dall’ultimo album “End Of Chaos”; “Hammerhead”, “Desecrator” e “Iron Tears” dal primo “Doomsday For The Deceiver” targato 1986, “Suffer The Masses” da “When The Storm Comes Down” e chiusura eccelsa con “No Place For Disgrace” dall’omonimo album uscito nel 1988. Una band storica ed un’esibizione più che discreta assieme ad una grande professionalità, fanno risultare i Flotsam And Jetsam vittoriosi, ma restiamo solo con l’acquolina in bocca. Magari avremo occasione di rivederli con una setlist più succosa in futuro.

Abbiamo visto i Destruction già moltissime volte. I nostri teutonici vicini sono infatti spesso protagonisti di tour e festival nel Belpaese. Tuttavia oggi siamo più curiosi del solito perché la formazione si presenta come quartetto per la prima volta dagli anni ’90, durante il periodo senza il frontman fondatore Schmier. Dunque se da una parte avevamo da poco consolidato il drummer Randy Black dietro alle pelli, dopo la veste di session man, dall’altra vediamo l’ingresso di Damir Eskic come secondo chitarrista. Il restyle della formazione funziona più che bene e lo scopriamo con le prime tracce previste per questa serata, “Curse The Gods” e “Release From Agony”, seguite da “Nailed To The Cross” e “Mad Butcher”, tutte vecchie glorie prima di passare all’unico brano più recente della scaletta di questo tour, “Dethroned”, estratta dall’ultimo disco “Under Attack” uscito ormai tre anni fa. Troviamo un Mike un po’ stanco e sciupato fisicamente, ma sempre preciso alla sua inseparabile chitarra Dean. Un energico e poderoso Schmier al basso e voce fa come al solito dei Destruction una vera macchina da guerra e incita il pubblico con la sua tipica maestria, un po’ ruffiana, ma sempre efficace. “Life Without Sense”, “Total Desaster”, “The Butcher Strikes Back” sono le altre vecchie perle estratte dal cilindro del quartetto thrash. Non resta dunque che preparare il pubblico all’headliner della serata con le ultime due bombe a mano della serata, “Thrash Till Death” e “Bestial Invasion”. Breve, ma eccitante e sicuramente valida scaletta interrotta solo parzialmente da piccoli problemi tecnici sul palco gestiti con classe e professionalità come solo le grandi band sanno fare.

Degni sostenitori del thrash metal americano. Old school e grezzi al punto giusto, gli Overkill forse sono stati troppo spesso sottovalutati, ma portano degnamente alto il vessillo del loro genere come capostipiti di un genere ancora agli albori nei primissimi anni ’80. DD Verni al basso e Bobby Blitz Ellsworth, fondatori della formazione in giovanissima età, si ritrovano ancora acclamati da un caldissimo pubblico italiano nonostante il cambio di location, le due ore di attesa imprevista e qualche problema tecnico; infatti, i quattro mitici della East Coast si trovano ai loro piedi una schiera di metallari tuttaltro che stanchi, pronti ad una dose di thrash metal vecchio stampo. Ed è così che, con grande ritardo ma in forma smagliante, Bobby Blitz e soci salgono sul palco del Vidia per il tour a supporto dell’ultimo disco “The Wings Of War” uscito da pochissimo.
Una novità anche per gli Overkill: oltre ai già citati fondatori e ai due inossidabili axemen Dave Linsk e Derek Tailer in formazione ormai dalla fine degli anni ’90, diamo il benvenuto dietro le pelli a Jason Bittner, batterista già attivo negli Shadows Fall, giovane e tecnico, veloce e preciso, ciò di cui avevano bisogno questi attempati ma energici musicisti.
Si comincia a tutto volume con “Last Man Standing”, opener dell’ultimo disco ed “Electric Rattlesnake”, tratto da un moderno “The Electric Age” datato 2012. Abbiamo una scaletta molto colorita e torniamo indietro nel tempo con “Hello From The Gutter” ed “Elimination”, due imprescindibili tracce della band Newjerseyana. Anche in questo caso abbiamo qualche problemino con il microfono, ma questo non arresta il nostro strillante Bobby Blitz e la sua allegra brigata che proseguono con “Deny The Cross” da “Taking Over” e “Head Of A Pin” ancora dal disco in carica.
Siamo a metà della setlist di questa sera e riprendiamo fiato con “Necroshine” e “Under One”, due brani anni ’90 meno veloci della tipica carica Overkill, cadenzati, con quel sapore doom che ha sempre strizzato l’occhio ai Black Sabbath tra le loro influenze. Torniamo veloci con “Bastard Nation”, uno dei migliori brani di sempre del quartetto oltreoceano, tratta da “WFO”. Non siamo ancora stanchi e il solito Bobby continua a scherzare e giocare con il pubblico offrendo con la sua band uno spettacolo pieno di luci verdi fluorescenti, da sempre il colore acido presente in loghi e magliette.
“Mean, Green, Killing Machine” è un altro brano selezionato da uno dei dischi più recenti, mentre “Feel The Fire” e “Rotten To The Core”  chiudono parzialmente questa serata, che necessita ancora di un’ultima botta di energia.
Dunque si torna in scena per gli ultimi pezzi che chiuderanno definitivamente la prima data di questo tour e ci ritroviamo inaspettatamente con una incredibile “Ironbound” tratta dall’omonimo disco e la classicissima “Fuck You” dei Subhumans. Una cover che da anni chiude i concerti del combo americano, ma a sorpresa, Bobby e soci decidono di finire con “Welcome To The Garden State”, singolo dell’ultimo disco, recepito più che bene da un pubblico caloroso e carico. Non è da tutti chiudere con un pezzo di un album uscito solo poche settimane prima dell’evento. Un segno di grande caratura per un gruppo che ha davvero fatto la storia, ma continua a suonare con passione ed umiltà. Signori e signore, questo sono gli Overkill. Dunque possiamo riassumere che questo pacchetto è perfettamente riuscito e anche i contrattempi non sono riusciti a rovinare una serata che poteva davvero lasciare l’amaro in bocca.

Foto di Nagayne Morgan e Ivan Gaudenzi.

Chronosphere:

Flotsam & Jetsam:

Destruction:

Overkill:

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