Enthroned – Cold Black Suns (2019)

Titolo: Black Cold Suns
Autore: Enthroned
Genere: Black Metal
Anno: 2019
Voto: 7

Visualizzazioni post:518

Sono passati 24 anni dal loro esordio ed una cosa è certa: gli Enthroned non si sono mai ripetuti, anzi la continua ricerca di una soluzione musicale originale ha contribuito alla longevità del gruppo. Forse tutto ciò è stato anche possibile dal fatto che in formazione non vi è più nessun membro originale? L’importante non è questo, ma che Enthroned sia un’entità occulta a sé stante che d’ora in poi aleggerà sui vostri sogni.
L’intro equivale ad una porta aperta verso una dimensione oscura e vorticosa. Appena cala il sipario su “Ophiusa”, una bordata in pieno viso chiamata “Hosanna Satana” ricorda a tutti quali furono gli esordi e dove sono ancorate le radici del gruppo. Un pezzo black metal senza fronzoli, diretto. “Oneiros” ed i due brani successivi non si discostano molto l’uno dall’altro, vuoi anche la voce di Nornagest poco dissimile nelle tre esecuzioni. Le differenze sono minime: un riff più serrato da una parte, un’atmosfera più ambient dall’altra. Si ascoltano, ma nulla più. Giusto il tempo di cadere vittime di un rituale tribalistico con “Aghoria” ed ecco arrivare gli ultimi tre pezzi del disco. A mio parere “Beyond Humane Greed” ricalca “Vapula Omega”. Invece con “Smoking Mirror” si ritorna ad un black metal vecchio stampo, ma con un occhio – soprattutto nell’introduzione e nel finale – a certi riff dal richiamo Doom/Drone e ad atmosfere che rendono la canzone un cerchio perfetto. Un bel pezzo davvero. “Son Of Man” chiude il disco (la versione digipack contiene “Womb Of Violence” come bonus). Una canzone a dir poco perfetta, sicuramente il pezzo che più mi ha lasciato il segno. Atmosfere oniriche, ma pesantemente maligne e disturbanti che interromperanno ogni connessione neurale del vostro cervello. Mentre le chitarre suonano riff (ora dilatati, ora accelerati) ripetuti all’infinito, la batteria di Menthor spazia da semplici e precisi passaggi a sfuriate micidiali, non tralasciando nessuna soluzione ritmica. Qui la prova vocale di Nornagest è ottima.
Io personalmente preferisco suoni più grezzi, ma quelli scelti per “Cold Black Suns” si sposano bene con la proposta degli Enthroned odierni. Per intenderci: se li avessero usati per album tipo “Towards The Skullthrone Of Satan”, li avrei stroncati senza pietà. Nel complesso il disco si ascolta bene, anche se ogni tanto risulta un poco ripetitivo. A chi cerca sperimentazione, innovazione ed evoluzione consiglio l’ascolto, chi è più intransigente con il black metal è meglio se guardi altrove.

P.S. Anche io come molti ho storto il naso quando Lord Sabathan ha lasciato il microfono a Nornagest, ma ora che la sua voce ha trovato la propria dimensione, credo sia perfetta per questo ed i futuri dischi.

Tracklist:

01. Ophiusa
02. Hosanna Satana
03. Oneiros
04. Vapula Omega
05. Silent Redemption
06. Aghoria
07. Beyond Humane Greed
08. Smoking Mirror
09. Son of Man

Line-up:

Menthor: batteria
Neraath: chitarra ed effetti
Nornagest: Voce
Shagal: chitarra
Norgaath: basso

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Etichetta Season Of Mist – http://www.season-of-mist.com/

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