10/07/2019 : Dream Theater (Taormina, ME)

Visualizzazioni post:431

10/07/2019: Dream Theater (The Distance Over Time Tour – Teatro Antico, Taormina ME)

Per la prima volta, nell’affascinante teatro greco-romano antico di Taormina, con un panorama mozzafiato sul mar Mediterraneo e sull’Etna, i siciliani e i molti turisti stranieri (in prevalenza americani e giapponesi) hanno avuto il piacere di vedere dal vivo, in questa bollente estate siciliana, i famosissimi Dream Theater.
Questo concerto però è stato accompagnato da una polemica nata dopo il tour ufficiale del gruppo perché qualche organizzatore (non credo che i cinque americani abbiano bisogno di queste false informazioni per attirare più spettatori) ha messo in giro che le date estive del Rock The Castle di Villafranca di Verona, di Grugliasco (TO) e di Taormina (ME), avessero come scaletta tutte le canzoni dell’album storico e di successo pubblicato nel 1999 e intitolato: “Metropolis Pt.2: Scenes Of Memory”, così com’era successo nelle precedenti date. Infatti, per i Dream Theater il 2019 è il ventennale dalla pubblicazione proprio del citato disco che tanta popolarità ha avuto nel mondo ed è anche il primo album su cui appare anche il tastierista Jordan Rudess e non nascondo che sarebbe stato bello risentire quelle canzoni memorabili, ma il business impone giustamente o ingiustamente le sue regole e i fans nonostante tutto hanno comunque apprezzato i nuovi pezzi estratti dall’ultimo lavoro “Distance Over Time” e qualche brano del passato.
Chiusa questa parentesi, ci tuffiamo sull’esibizione dei nostri eroi che questa sera sono in forma smagliante e come sempre tecnicamente perfetti. Prima della performance dei cinque artisti di Boston, mi perdo purtroppo per il ritardo gran parte dell’esibizione dell’artista di spalla, il virtuoso e veloce chitarrista a stelle e strisce Jason Richardson (All That Remains, ex All Shall Perish, Born Of Osiris e Chelsea Grin), accompagnato da Dave Holland alla batteria.

Su un palcoscenico semplice e ben illuminato da effetti speciali di luce, entrano in scena alle 21 e 15 i paladini del prog che vengono fin da subito applauditi dal caloroso pubblico e invocati a gran voce con cori da stadio. Tre delle prime sei canzoni sono nuove di zecca perché sono tratte dalla nuova fatica discografica pubblicata dalla nuova etichetta Inside Out Music, dove il sound  è sempre incentrato sul prog ma, rispetto agli ultimi dischi in studio, il suono è più heavy e rappresenta l’ennesima evoluzione per i camaleontici statunitensi. Si tratta di una svolta verso la semplicità e la brevità temporale delle tracce, con un impegno nuovo, all’interno del combo, nel collaborare insieme nel songwriting, cosa che in passato è successa raramente tra i membri della band.
Si percepisce e si vede subito sul palco una nuova coesione tra i cinque musicisti in un tentativo di tornare all’ambizione e all’intimità degli anni ’90, dove questi mostri della musica hanno raggiunto rapidamente il successo sfornando dei dischi eccellenti, prima che il tempo li trasformasse e li segnasse in alcuni imprevisti di percorso.
Mentre le luci si oscurano, parte l’intro acustico di “Untethered Angel”, tratto dal nuovo cd, che non è per niente un brano di riscaldamento perché i suoni melodici si trasformano bruscamente in forze d’urto coinvolgenti. Dopo l’immediata gioia del primo brano, la gente continua a scaldarsi con la successiva “A Nightmare To Remember”, tratta dall’album “Black Clouds & Silver Linings”, che fa impazzire per i suoi grandi e fantastici rulli di batteria eseguiti da Mike Mangini (che LaBrie presenta come l’altro italiano del gruppo), che dondola dentro la sua grande gabbia fatta di tamburi e piatti delle più svariate dimensioni.
Dato che questa canzone ha una certa lunghezza, il bravissimo Rudess si sposta dal piano superiore al piano inferiore del palco con un soave keytar proponendo degli assoli di tastiera spaventosi che si alternano agli assoli di chitarra del purosangue siciliano John Petrucci (LaBrie ha presentato proprio così ai fan il famoso guitar hero).

Colpiscono fin da subito la facilità di esecuzione di questi artisti e la perfezione del sound perché sembrano suonare in playback anziché dal vivo tanto sono precisi e puliti. Le altre due nuove canzoni “Fall Into The Light” e “Barstool Warrior” sono robuste e melodiche quanto basta per scatenare, sulle gradinate millenarie del teatro, emozioni e un’energia che aumenta ancora di più, in modo aggressivo, con il brano storico “In The Presence Of Enemies, Part 1”, dove Petrucci si glorifica da solo con dei riff ipnotizzanti accompagnati da una tastiera che porta l’ascoltatore in visibilio e in estasi per qualche minuto.
E il sempre criticato LaBrie, come si è comportato? Da vero e proprio professionista, ha cantato senza sbavature e senza strafare, sparendo a volte nel retroscena per far riposare le fragili corde vocali e nascondendo così in parte i suoi problemi cronici alla voce.
In generale quindi un’ottima prestazione, anche se non ha più l’estensione vocale degli esordi, completata dal buon intrattenimento nei confronti dei facili e bollenti spettatori italiani.
Lo show è proseguito con “Pale Blue Dot”, sempre estratto dall’ultimo disco in studio, un brano che sembra provenire da un altro pianeta perché possiede ritmi di batteria avvincenti e una frenesia sonora creata dalla tastiera e dalla chitarra del conterraneo John.
I cinque extraterrestri finiscono questo breve ma intenso live con l’epica interpretazione di “As I Am”, lasciando però l’amaro in bocca per l’esigua scaletta di brani proposti. Dieci canzoni nell’arco di un’ora e mezza sono veramente poche! Scatta quindi una nuova critica ma questa volta la colpa di chi è? Degli organizzatori o della band? Naturalmente il costo del biglietto non è a tempo e guardando il listino prezzi dei vari settori della location i nostri idoli potevano suonare almeno per due ore di seguito, se non di più.

Tornando alla musica, che alla fine è quella che più conta, il guitar hero Petrucci continua ad alti livelli a essere un mago delle sei corde, accompagnato dalla sua classe, dalla sua esperienza, dai suoi plettri magici che lancia di continuo in platea e soprattutto dalla sua grande generosità, firmando e regalando la sua mitica chitarra a un suo ammiratore al termine dello spettacolo.
Il neo acquisto Mike Mangini, che ha sostituito degnamente Mike Portnoy, è ormai un maestro incontrastato del ritmo e della velocità di esecuzione della batteria, l’impassibile John Myung mantiene il ritmo costante e quieto del suo basso, Jordan Rudess spruzza la sua magia su ogni nota che esegue, mentre il comandante dell’astronave James Labrie ci accompagna egregiamente in un viaggio nelle galassie musicali più profonde e oscure dell’universo, anni luce da molti gruppi moderni che difficilmente potranno raggiungere il loro livello artistico e umano.
All’uscita dal teatro, dopo l’applauso finale e il boato del pubblico siculo e straniero, ho avuto modo di riflettere a mente fredda sulla serata appena conclusa pensando che, nonostante tutto, i Dream Theater sono ancora oggi una band incredibile e pazzesca dal vivo, che continua a non deludere in termini qualitativi nonostante tutte le critiche, a volte esagerate, che di volta in volta subisce.

Setlist:

1. Untethered Angel
2. A Nightmare To Remember
3. Fall Into The Light
4. Peruvian Skies
5. Barstool Warrior
6. In The Presence Of Enemies, Part 1
7. The Dance Of Eternity
8. Lie
9. Pale Blue Dot

Encore:

10. As I Am

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.