Sūrya – Solastalgia (2019)

Titolo: Solastalgia
Autore: Sūrya
Genere: Doom Post Metal
Anno: 2019
Voto: 8

Visualizzazioni post:229

Questa non sarà una recensione facile, principalmente per le poche informazioni che ho sul gruppo. Il genere è Doom o come si definiscono loro Doom/Post Metal (non capirò mai perché il termine Post), vengono da Londra e quasi tutti i brani sono strumentali, con qualche sporadica registrazione di discorsi o dialoghi. Sono attivi dal 2014 e l’album che vado ora a recensire è il secondo.
La “Solastalgia”, un termine coniato dal filosofo Glenn Albrecht, sta a significare grossomodo la vita vissuta durante gli odierni cambiamenti climatici negativi. Il disco, a partire dalla copertina, ha tutte le peculiarità per essere il perfetto manifesto del problema.
Il primo pezzo “Anthropocene”, l’età della dominazione umana sul pianeta, ha un crescendo emozionale pazzesco. Si parte con tocchi di bacchette e note di basso ai quali pian piano si aggiungono prima un riff di chitarra etereo poi uno più serrato che, dopo un breve dialogo, prende il sopravvento assieme ad una batteria corposa ed un basso distorto vigoroso. Ovviamente il cerchio non sarebbe perfetto se non si tornasse pian piano al punto iniziale.
“The Purpose” è un pezzo di pura energia che dimostra che il Doom non deve essere necessariamente lento, anzi l’angoscia di un destino nefasto è ben sottolineata dal tempo incalzante di questa canzone. L’atmosfera creata nella parte centrale mi ricorda, vagamente, quelle che puoi ascoltare in “Arte Novecento” e “The Silent Enigma” (prendete l’affermazione con cautela).
“Fenland” è, oserei dire, un bell’intermezzo di due minuti e mezzo dove una chitarra dai suoni dilatati ci accompagna tra un altro intervento vocale ed il canto di uccellini. Di “Black Snake Prophecy” è stato tratto un video bellissimo, molto suggestivo. Il vigore del pezzo, tra l’altro l’unico con testo, vi spronerà a riflettere sul problema Ambiente. La batteria incisiva di Raquel sostiene efficacemente i riff risoluti e potenti di Bartek e Lewis. Fate un favore a voi stessi: guardatelo.
Il disco si chiude con “Saviours”, un brano dove i Sūrya osano un poco di più. La parte vocale è filtrata ma aggressiva e si incastra perfettamente con la sessione ritmica. Basso, chitarra e batteria, dopo un intro lento ed ondoso, diventano subito pesanti con l’attacco vocale. La seconda chitarra crea un’atmosfera distensiva con delle note più alte quasi a voler smorzare la durezza del brano. Dopo un accenno di finto finale, la canzone esplode letteralmente: quelle note distese si fanno più serrate, il basso e l’altra chitarra si fanno più distorti al limite della saturazione. Il tutto sorretto da un 2/4 della batteria primordiale ed efficace. Fantastico.
A mio avviso un ottimo disco, che racchiude in tutti i brani certi stilemi che si possono trovare in gruppi del calibro di Ufomammut. Bravi i Sūrya e bravi i ragazzi dell’Argonauta Records (italiana!!!).

Tracklist:

01 Anthropocene
02 The Purpose
03 Fenland
04 Black Snake Prophecy
05 Saviours

Line-Up:

Mark – basso
Raquel – batteria
Bartek – chitarra
Greg Lewis – chitarra

Links:
https://www.facebook.com/surya.band.uk
https://www.argonautarecords.com/
https://surya-band.bandcamp.com/

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.