Sabaton – The Great War (2019)

Titolo: The Great War
Autore: Sabaton
Genere: Heavy Metal
Anno: 2019
Voto: 7,5

Visualizzazioni post:384

Non so se sono il più idoneo a recensire questo album, il power non è proprio il mio genere (il più recente disco da me acquistato è stato “The Dark Ride” degli Helloween nel 2000). Dal loro esordio i Sabaton sono maturati molto e hanno personalizzato il loro modo di suonare il genere.
Anche se è difficile scrivere un intero album su di un argomento, “The Great War” è un concept; è vero però che ciò aiuta a diversificare di più i brani ed ad uscire dagli schemi delle classiche canzoni power.
I testi sono molto belli e denotano una ricerca accurata sul tema. La voce graffiante di Brodén (scordatevi gli urletti da donnicciole isteriche e gli acuti spacca bicchieri) è perfetta per raccontare gli avvenimenti tragici del primo conflitto mondiale.
La struttura dei pezzi è abbastanza varia ed alcune soluzioni ritmiche sono molto interessanti, tuttavia il disco presenta alti e bassi ed alcune volte risulta un poco ripetitivo, anche a causa dei ritornelli corali (non saprei come definirli altrimenti) insiti in ogni, e sottolineo ogni, canzone. Questo è sicuramente uno dei marchi di fabbrica dei Sabaton ed in alcuni brani ci stanno anche bene, perché enfatizzano la tragicità degli avvenimenti descritti. “Great War” ne è un esempio: il ritornello, sorretto da una tastiera solenne e da un riffing preciso e quadrato, è imperativo: Marciare! Questa è la Grande Guerra, ed è quella che porrà fine a tutte le guerre.
“The Attack Of The Dead Men” è un altro brano degno di nota. Il ritmo della strofa quasi da marcia, scandito da una batteria incalzante, ci conduce ad un ritornello dall’epicità tragica: le fanterie composte da uomini ormai morti si scontrano sotto l’effetto devastante delle bombe a gas.
A metà disco troviamo, a mio avviso, uno dei pezzi più belli: “The Red Baron”. Il brano mi ricorda tanto “Easy Livin’” degli Uriah Heep. Batteria pompatissima, organo Hammond e chitarre perfettamente coesi ci regalano tre minuti di puro godimento (molto bello l’incrocio di assoli tastiera/chitarra).
“A Ghost In The Trenches” e “Fields Of Verdun” sono i brani che mettono più in evidenza il lavoro delle due asce Johansson – Rörland. Riff melodici e riff più mediosi si intrecciano precisamente, mantenendo col basso di Sundström una buona dinamicità dei pezzi.
La chiusura dell’album è affidata alla poesia di J. McCrae, del 1915, “In Flanders Fields”. Struggente e da brividi. Non a caso in Canada è recitata in ogni “Remembrance Day” ed una parte di essa è stampata sulle banconote da 10 dollari canadesi.
I fans del gruppo godranno con questo disco. Per gli amanti del power è un buon acquisto, un album in pieno stile Sabaton e diverso dalle altre uscite di questo genere musicale. Per chi non mastica il power metal, consiglio almeno un ascolto, se non altro per il tema trattato accuratamente. In ultimo, è uscita la versione “History Edition” che include una narrazione storica per ogni traccia. Molto interessante.

Tracklist:

1 – The Future of Warfare
2 – Seven Pillars of Wisdom
3 – 82nd All the Way
4 – The Attack of the Dead Men
5 – Devil Dogs
6 – The Red Baron
7 – Great War
8 – A Ghost in the Trenches
9 – Fields of Verdun
10 – The End of the War to End All Wars
11 – In Flanders Fields

Line–up:

Pär Sundström – basso
Chris Rörland – chitarra
Tommy Johansson – chitarra
Joakim Broden – voce, tastiere
Hannes Van Dahl – batteria

Links:
https://www.sabaton.net
https://www.facebook.com/sabaton
https://www.nuclearblast.de

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