Thought Industry – Mods Carve The Pig, Assassins, Toads and God’s Flesh – (1993)

Titolo: Mods Carve The Pig, Assassins, Toads and God's Flesh
Autore: Thought Industry
Genere: Progressive Metal
Anno: 1993
Voto: 10

Visualizzazioni post:741

Nomen omen. L’Industria Del Pensiero produce alterazioni della realtà. Concilia l’inconciliabile, normalizza l’inconsueto, ridisegna i limiti di un mondo sonoro smarrito nel sottosopra culturale di fine millennio. Libera il pensiero dal governo della ragione, lo svincola dalla morale, ribalta il punto d’osservazione tradizionale: come nella dimensione onirica è l’inconscio freudiano a stabilire, senza soluzione di continuità, la libera successione delle idee. E così l’Arte, la Musica si fa strumento di rivoluzione intellettuale, genera un linguaggio ardito in cui il deforme ed il folle divengono meraviglia, il delirio e l’osceno poesia, in un sovvertimento spontaneo di logica e sintassi ove ogni antitesi sembra risolversi.
Imbevuto in una sorta di surrealismo metallico, attraverso un tripudio citazionista sguaiato, antirepubblicano ed antireligioso, anche il comparto lirico trova il suo orientamento ideologico, mediante un collage talmente traboccante di allucinazioni letterarie da obbligare (fatelo, è merce rara nel metal “estremo”) ad una lettura contestuale allo svolgimento musicale.
Superando l’unicità thrash del precedente ed elitario “Songs For Insects” che pure godeva della benedizione del sig. Newsted, l’opera seconda si innalza su vette creative mai più eguagliate dal quartetto di Kalamazoo che per defezioni e/o esigenza di esplorazione d’altri universi artistici virerà verso sonorità più derivative ed ortodosse, seppur intrise di personalità.
L’ascolto attento è un viaggio nel futuro dell’estremo: un metal evoluto e trasfigurato (come l’opera di Dalì?), avanguardistico e realmente progressivo nel quale schegge mathcore ante litteram, bordate premeshugghiane e frammenti punk copulano audacemente con ballate folk, stacchi fusion e rumore, redigendo un manifesto estetico sottoscritto da pochi eletti prima d’ora (Voivod, Faith No More/Mr. Bungle, Primus).
Plasmati da Ken Marshall (Skinny Puppy) gli strumenti di Oberlin, Enzio, Lee e Donaldson sono pennelli maneggiati con tecnica sopraffina: ogni linea, ogni solco, ogni schizzo sulla tela è perfettamente distinguibile per colore ed intensità (da applausi i suoni della batteria), al pari delle psicotiche dissociazioni vocali di Brent. Non sorprenda l’assenza di assoli in quest’opera prodigiosa e criptica nella quale persino la forma ampliata della lettera “O” in ogni parola del testo pare un gioco dadaista. Ogni brano è cibo per la mente ed il cuore. Arte totale. Osate!

“Face torn blind. Ribs cracked. Tongue lost”

PS dedico questa recensione a Python “ascolta questo” Regius, eterno amico.

Tracklist:

1. Horsepowered
2. Daterape Cookbook
3. Gelatin
4. Jane Whitfield is Dead
5. Boil
6. Michigan Jesus
7. Smirk the Godblender
8. Republicans in Love
9. Worms Listen
10. Patiently Waiting for Summer
11. To Build a Better Bulldozer

Line-up:

Dustin Donaldson – batteria acustica ed elettronica, percussioni, metalli, oggetti;
Brent Oberlin – voce, basso e tastiera, tastiere, armonica;
Christopher Lee – chitarre fretless, tastiere;
Paul Enzio – chitarra 6, 7 e 12 corde.

Links:
https://www.facebook.com/groups/96212327823/
https://www.metalblade.com/us/

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