Ivory Tower – Stronger (2019)

Titolo: Stronger
Autore: Ivory Tower
Genere: Power Progressive Metal
Anno: 2019
Voto: 7

Visualizzazioni post:522

Orientare le propensioni all’ascolto servendosi di etichette preconfezionate è spesso un azzardo. Comprendo perfettamente la necessità di circoscrivere l’area d’interesse, del resto la Massacre Records offre un catalogo ricco e variegato, ma optare per “Modern Progressive Metal” per descrivere la proposta degli Ivory Tower può rivelarsi fuorviante: sicuramente moderni nei suoni e nell’utilizzo di effetti, velatamente progressivi, indiscutibilmente metal, inteso nella sua accezione più ipervitaminizzata e melodica.
Intendiamoci, il gruppo di Kiel, qui alla sua quinta fatica, è attivo sin dal 1996 ed ha mosso i suoi primi passi sulla scia della seconda ondata prog metal propagatasi dopo il successo planetario di “Awake”. In questo album di fine ’94, fondamentale per lo sviluppo di un sottogenere amato/odiato come pochi altri, i pionieri di Long Island avevano mirabilmente fuso assieme influenze prog classiche, pesanti riff stoppati e cupe architetture sinfoniche, generando una corrente stilistica a ricircolo interno, da loro stessi subito abbandonata, che si è in breve tempo tramutata in una stagnazione compositiva su larga scala.
Non potendo contare sulle doti tecnico/creative di Petrucci & Co. o sul carisma di precursori del calibro di Sieges Even e Vanden Plas, una folta schiera di seguaci si è allineata alle direttive del Teatro Onirico e dei soliti grandi d’oltreoceano (Fates Warning, Queensrÿche), adattandole all’indole ed alla sensibilità germanica: Superior, Ivanhoe, Poverty’s No Crime, House Of Spirits, Dreamscape, Sanvoisen, Tomorrow’s Eve, Soul Cages, i misconosciuti Life Artist, Payne’s Gray e Myrmidion Creed sono stati, e alcuni ancora sono, il fulcro della scena tedesca, in virtù di alcuni lavori ispirati e di classici minori che hanno garantito la sopravvivenza del sottobosco prog metal continentale.
Gli Ivory Tower si muovono in questo ecosistema musicale a ritmi alterni (1998-2000 e poi dal 2008), pubblicando quattro album appena discreti che non hanno mai ottenuto l’attenzione del pubblico di genere, restando così relegati in una seconda fascia poco più che dignitosa.
Sven Böge ed il redivivo Thrunke sono i soli superstiti della formazione originale ma le coordinate cambiano di poco… Riff serrati e potenti e arrangiamenti “spaziali” di synth, sorretti da una Olivetti Lettera 22 (ah no, scusate… è la batteria) impostata su tempi medio-veloci, formano l’ossatura di pezzi tutto sommato lineari, costellati di assoli e basati più sull’impatto che sulla diversificazione di strutture ed atmosfere tipica di questo genere.
Il nuovo Dirk Meyer se la cava, non brilla certo per capacità espressive e risulta ogni tanto sgradevole sulle tonalità più alte, ma alcune linee vocali non sono affatto spregevoli (sentite il primo estratto “Loser”) e si dimostrano come in passato una risorsa efficace nell’apparato degli Ivory Tower che sin dal primo album, omaggiando l’intramontabile “Music” di John Miles, avevano evidenziato un gusto ricercato per le melodie più eleganti.
Ascolto dopo ascolto il disco cresce e nonostante i difetti a livello di autoproduzione ed una durata impegnativa si rivela forse il miglior parto dei nostri, musicisti onesti guidati unicamente dalla passione: la rocciosa ”Money”, “In Me” col suo bridge incalzante, “Passing” col suo incipit vagamente maideniano, la lenta ed evocativa “The Wolves You’ve Let In” e l’epica “One Day” sono brani per nulla originali ma decisamente riusciti, al pari della già citata “Loser” e di “End Trasmission”, graziata da acuti halfordiani e da una prova maiuscola di Thrunke ai tasti della macchin…, ehm, scusate, alle pelli.
La copertina SCI-FI ribadisce la predilezione di Jan Yrlund (Tyr, Korpiklaani, Pyramaze) per le tonalità del blu, glaciali e fredde come le acque dei mari del nord… speriamo non lo sia anche l’accoglienza riservata al nuovo lavoro degli Ivory Tower. Concedete loro un’ultima opportunità.

Tracklist:

1. The Offer
2. Loser
3. End Transmission
4. Money
5. In Me
6. Slave
7. Strong
8. Flight Of The Dragon
9. Life Will Fade
10. Passing
11. The Wolves You’ve Let In
12. One Day

Line-up:

Dirk Meyer – Vocals
Björn Bombach – Bass
Frank Fasold – Keys
Thorsten Thrunke – Drums
Sven Böge – Guitars

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