Sonata Arctica – Talviyö (2019)

Sonata Arctica talviyo
Titolo: Talviyö
Autore: Sonata Arctica
Genere: Alternative Metal
Anno: 2019
Voto: 5

Visualizzazioni post:1329

È davvero difficile riuscire ad essere obiettivi in questa recensione: la tentazione del fan, “dentro” al recensore, di prendere il controllo e urlare come un pazzo è forte, ma l’imparzialità e la chiarezza devono avere la priorità. Se avete già dato un occhio al voto e soprattutto al genere segnato in questa recensione e, soprattutto, se conoscete la discografia dei cinque finlandesi di Kemi capitanati da Tony Kakko avete già intuito l’antifona.
I Sonata Arctica presentano il loro decimo album in venti anni di carriera, sempre sotto “mamma” Nuclear Blast, con una bellissima fotografia delle notti finlandesi come cover, da cui il titolo “Talviyö”. Ormai sono considerati come una delle band di punta del metal melodico, a giusta ragione, visto che negli albori della loro fortunata carriera hanno sfornato due album power metal che vengono tuttora considerati capolavori del genere, osannati dai fan e che hanno ispirato più di una generazione di novelli musicisti.
“Ecliptica” e “Silence” (1999, 2001) gli hanno permesso di girare il mondo con Stratovarius, Rhapsody, Nightwish e scavarsi una propria nicchia nel mondo del power e i successivi “Winterhearts Guild” e “Reckoning Night” dichiararono al mondo che i Sonata Arctica erano (e sono) una band di primo livello e li consacrarono nel pantheon del metal melodico. All’apice del successo succede qualcosa: “Unia” segna il solco definitivo che divide le due ere della band di Kemi, abbandonando totalmente qualsiasi influenza power per dedicarsi ad un rock/metal progressivo marcatamente melodico. Chiaramente la band resta riconoscibile ma anche nel successivo “The Days Of Gray” le sonorità che hanno reso grande la band svaniscono quasi totalmente mentre in “Stones Grows Her Name” del 2011 è l’hard rock a tinte scandinave a governare le sonorità del disco.
Ci riprovano tre anni dopo con “Pariah’s Child” e poi con “Ninth Hour” ad aggiustare il tiro tornando a qualche influenza più vicina al power ma sempre senza copiare se stessi.

Questa lunga digressione sulla storia discografica del quintetto serve a far capire come le speranze alimentate negli ultimi due album per un sound più consono al passato della band siano completamente disattese da “Talviyö”. La partenza con “A Message From The Sun” può trarre in inganno: l’incipit e il ritornello richiamano subito al vecchio modo di intendere le canzoni dei Sonata Arctica, ma senza mai l’enfasi che hanno messo in altre composizioni. Non parlo di parti vocali su toni alti, sappiamo che Tony Kakko ormai non pensa più in quella maniera e, anzi, sfrutta sempre bene il suo timbro teatrale, ma proprio la composizione è scialba e sembra essere davvero poco ispirata. Sappiamo inoltre per bocca proprio del chitarrista Elias Viljanen che “A Message From The Sun” era pensata come bonus track per il mercato giapponese (sempre avido di cavalcate power), ma è stata messa poi in apertura. Sarà per mascherare con un po’ di zucchero a velo tutto ciò che viene dopo?
“Whilrwind” è un brano rock senza mordente, il ritornello non prende, nonostante le melodie siano sempre facili e orecchiabili. La successiva “Cold” è stata usata come secondo singolo. E’ un canzone a cavallo fra una ballata e un mid tempo su toni bassi e cupi, ma anche in questo caso (lo potete sentire voi stessi nel video su Youtube e qui sotto in calce alla recensione) manca proprio l’appeal malinconico che ha reso famose le canzoni della prima ora del quintetto. In “Storm The Armada” i cori sono più evidenti e sebbene spicchi un buon solo di Vilijanen la mancanza di potenza è notevole.
Un episodio invece piacevole è la strumentale “Ismo’s Got Good Reaction” che nonostante manchi della voce di Kakko e campi di qualche riff non ispiratissimo, resta una buona prova della band.
A tal proposito, in questo album Viljanen, Kauppinen e Portimo, rispettivamente chitarra, basso e batteria, hanno registrato insieme al produttore e fonico Mikko Tegelman le loro parti insieme, con un approccio live, per riprendere lo stesso feeling del palco (a detta dello stesso Viljanen in fase di intervista). Purtroppo come sempre è stato per i Sonata Arctica il sound della chitarra non è mai aggressivo quanto basta in fase di mixing e la potenza tipicamente metal è sempre stata data solo dalla sezione ritmica.
Resta il primo singolo estratto dall’album, quella “A Little Less Understanding” (che liricamente richiama “I Have A Right” del 2011), che aveva fatto storcere il naso a molti e che temo troveranno conferma in questo album dello stile presentato con il singolo.
Concludendo dico chiaramente che i Sonata Arctica hanno annullato quanto di buono fatto nei precedenti due album per riprendere e modernizzare il loro sound originale, dedicandosi quasi in totale ad un rock/metal solo sporcato di ciò che furono nei loro giorni di gloria.
Sarebbe stupido e quantomeno arrogante chiedere che rifacessero un album come “Ecliptica” (per quanto sarebbe una mossa commerciale azzeccata forse per loro), i nuovi fan non lo capirebbero, ma il rinnegare costantemente ciò che li ha resi grandi e che rendeva grandi le loro canzoni è ormai diventato irritante.
Fosse contrapposto a nuove canzoni ispirate e pregne di anima si potrebbe soprassedere e godersele, ma di certo di questo “Talviyö” si può salvare ben poco. L’unica consolazione è sperare che in sede live le canzoni abbiano un appeal maggiore.

Tracklist:

01. Message From The Sun
02. Whirlwind
03. Cold
04. Storm The Armada
05. The Last Of The Lambs
06. Who Failed The Most
07. Ismo’s Got Good Reactors
08. Demon’s Cage
09. A Little Less Understanding
10. The Raven Still Flies
11. The Garden

Line-up:

Tony Kakko – Voce
Elias Viljanen – Chitarra
Tommy Portimo – Batteria
Henrik Klingenberg – Tastiere
Pasi Kauppinen – Basso

Links:
https://www.sonataarctica.info/
https://www.facebook.com/sonataarctica
https://www.nuclearblast.de

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