Vokonis – Grasping Time (2019)

Titolo: Grasping Time
Autore: Vokonis
Genere: Stoner/Doom
Anno: 2019
Voto: 7,5

Visualizzazioni post:591

Nel flusso magmatico del doom, cristallizzate in rocce di multiforme bellezza, sono emerse alcune tra le realtà più preziose ed ammirate delle ultime decadi metalliche. Il lascito inestimabile del Sabba Nero, incrementato dai nobili retaggi di soci illustri come Blue Cheer, Hawkwind o Blue Öyster Cult, ha assicurato anni di prosperità agli eredi più disparati. Il trait d’union che congiunge entità difformi come Sleep, Electric Wizard, Earth o Baroness, solo per citare alcuni esempi, procede infatti a spirale, evidenziando le continue metamorfosi del Verbo del Fato.
In questo contesto cangiante e carico di suggestioni retrò si espande il suono profondo del trio di Borås: terzo album, terza etichetta, terzo passo in avanti nella definizione di un’orditura sonora che ricama sottili trame di psichedelia progressiva su un tessuto di tonante stoner doom, avvicinandosi a tratti all’eleganza formale degli ultimi Mastodon.
All’avvio di “AntlerQueen” e nell’incedere ciclico di “I Hear The Siren” proprio il colosso di Atlanta parrebbe, ad una analisi superficiale, un ovvio termine di paragone per descrivere la proposta dei Vokonis: la dualità vocale e gli scenari bizzarri evocati dall’atmosfera greve dei brani non sono però elementi sufficienti a decretare una qualsivoglia sudditanza artistica. Ai frequenti abbellimenti solistici ed agli orpelli melodici mastodoniani subentrano infatti una maggior asprezza hard rock ed una minor esuberanza ritmica. Più netta la dicotomia tra parti strumentali oniriche di matrice settantiana e sabbiose distorsioni metal, enunciata chiaramente nell’epica “Sunless Hymnal”, il cui climax melodico sfocia in una sezione heavy doom non lontana dalle nefandezze fangose di certo sludge.
Il riverbero grasso e acido della sei corde di Ohlsson si sublima nell’incontro con il basso possente di Johansson, vero motore trainante del bulldozer svedese: efficacissimi i saliscendi emotivi di “Embers” spezzati dalle rullate simmetriche di Larsson, qui alla sua ultima incisione col gruppo. Il brano che dà il titolo all’album è un incantesimo perfetto, che rapisce i sensi con melodie caliginose ed evanescenti fino a defluire nel mantra finale di “Fading Lights”, epilogo roboante di un album che pecca solo nella verzicante scelta grafica, per chi scrive meno fascinosa delle scenografie lovecraftiane dei due predecessori. Insieme ad Elder e Spaceslug una tortuosa ramificazione del Verbo da seguire con attenzione…

Tracklist:

1. AntlerQueen
2. Sunless Hymnal
3. I Hear The Siren
4. Exiled
5. Ashes
6. Embers
7. Grasping time
8. Fading Lights

Line up:

Jonte Johansson – Bass, Vocals
Simon Ohlsson – Guitar, Vocals
Emil Larsson – Drums

Links:
https://vokonis.bandcamp.com/
https://www.facebook.com/OfficialVokonis

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