Creepmime – Chiaroscuro (1995)

Titolo: Chiaroscuro
Autore: Creepmime
Genere: Progressive Death Metal
Anno: 1995
Voto: 8

Visualizzazioni post:623

Ah, l’Età Dell’Oro olandese… No, no, non la supremazia culturale e commerciale dell’Olanda di Rembrandt e Vermeer, bensì il triennio 1993 – 1995! È questa, nella metalstoria già prestigiosa dei Paesi Bassi, una stagione di insolito fermento, un ribollir di idee (e di tini… di birra), stili e tendenze la cui eredità ancor oggi stupisce per varietà ed abbondanza: “Spheres”, “Mandylion”, “Immense Intense Suspense”, “Erase”, “Solar Lovers”, “Supremacy”, “Oblivion”, “Hate”, “The Final Experment”, solo per citare i principali, sono dischi che segnano un’epoca. Si tratti di un folgorante debutto, un acme compositivo o un aborrito incidente di percorso, ciascuna di queste opere regala agli annali della nostra musica alcune delle pagine più memorabili di fine millennio.
Nelle vene dei Creepmime scorre lo stesso sangue orange iperossigenato e fecondo dei più fortunati autori (a voi gli abbinamenti) dei suddetti classici. Legati a doppio filo ai seminali Pestilence (Mameli aveva prodotto, male, il primo “Shadows” nel 1993) si muovono nei meandri di un death avanzato ed oscuro, caratterizzato nella prima fase di carriera da ottimi spunti doom.
Alcuni assestamenti a livello di formazione portano a maturazione un progetto artistico che aveva già mostrato i prodromi di un’evoluzione intrigante: stimolati dal tour di supporto agli incredibili Cynic e già in possesso di indubbie capacità tecniche, tratteggiano con mano sicura, ad un biennio scarso dall’esordio, il loro CHIAROSCURO death metal.
L’efficace effetto artistico viene ottenuto sovrapponendo le tonalità più chiare delle strutture techno-thrash policrome di scuola Coroner/Anacrusis alle tonalità più scure e plumbee del suono evoluto di Pestilence e Death. Zero parossismi, velocità controllata, dissonanze simmetriche e scioltezza jazz/fusion sono gli aggregati naturali del monolite Creepmime, destinato purtroppo a sfaldarsi prematuramente a dispetto della coesione dei suoi elementi.
Il basso elastico di Van Der Graaf, gemello eterozigote di Choy e Thesseling, serpeggia tra gli intrecci ritmici elaborati di Judd e Giezen, dimostrandosi protagonista di spessore nella trama severa di “Chiaroscuro”, scandita con precisione millimetrica dalla doppia cassa di Frank Brama.
Il growl abrasivo e nitido di Joost è l’urlo strozzato di chi vive intrappolato in una realtà in cui l’alternanza luce/ombra è drasticamente sbilanciata verso l’oscurità e i mille colori di una agognata felicità terrena sono solo una splendida illusione, un’esile barriera contro l’indifferenza divina e l’inferno dei rapporti umani.
Un tema esistenziale che unisce le dieci tappe dell’album senza cali qualitativi, un’uniformità compositiva che rende superflua l’analisi dei dettagli, un viaggio d’introspezione lirica e musicale che illumina, è proprio il caso di ribadirlo, questa gemma ben nascosta nella cornucopia dell’Aurea Aetas d’Olanda!

Tracklist:

1.The Colour Still Unwinds
2.Scarlet Man
3.In The Flesh
4.Clarity
5.Diced
6.Chiaroscuro
7.Black Widower
8.Fools Paradise
9.King Of Misrule
10.Gods Thoughts

Line Up:

Andy Judd – rhythm guitar, synth, back vocals
Aad Giezen – lead and rhythm guitars, synth
Joost Van Der Graaf – lead vocals, bass
Frank Brama – drums

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