14/10/2019 : Volbeat + Baroness + Danko Jones (Fabrique, MI)

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14/10/2019 : Volbeat + Baroness + Danko Jones (Fabrique, MI)

Questa serata al Fabrique di Milano vede il ritorno dei Volbeat, pronti a promuovere il nuovo disco “Rewind, Replay, Rebound”. Sebbene criticato per il suo sound radiofonico e poco duro, il disco mantiene le sue caratteristiche anni 50, alla Johnny Cash con quel pizzico di Metallica che li ha da sempre distinti. A supporto gli statunitensi Baroness e i sempre fedeli canadesi Danko Jones. Il palco del Fabrique è grande e può ospitare concerti di media caratura; dobbiamo considerare che i Volbeat in Italia non sono ancora così conosciuti, ma all’estero sono già un’istituzione e non solo in Danimarca. Tuttavia per i promoter al momento non vale la pena di rischiare più di una data e naturalmente Milano è sempre un bacino sicuro e strategicamente ottimo per gli spostamenti. Nota spiacevole della venue meneghina sono i parcheggiatori abusivi ai quali lasciare 10 euro se non vuoi vederti l’auto rigata al ritorno e i prezzi esagerati del bere all’interno, senza contare che si può mangiare solo all’esterno del locale. Insomma Milano è sempre Milano, ma se non ci vivi, è troppo costoso andare anche ad un concerto medio o grosso e bisogna sempre fare una cernita di cosa andare a vedere. E io tra le date di quest’anno ho scelto i Volbeat!

DANKO JONES

A grande sorpresa, tocca a Danko Jones aprire il sipario di questa kermesse. Il rocker canadese sale sul palco con la sua celeberrima energia da mattatore della scena e dimostra da subito la sua attitudine con una grinta notevole nel presentare la sua ultima fatica “Wild Cat” con brani che vanno da “I Gotta Rock” a “Burn In Hell” e la conclusiva “My Little RnR”. “First Date”, “Full Of Regret” e “Had Enough” vengono invece dal passato. Lo scatenato rocker canadese infervora sul palco meneghino del Fabrique, presentando più volte il suo magico trio composto dal drummer Rich Knox e dal suo fidato scudiero John Calabrese al basso, che ha accompagnato Danko dal 1996 a inizio carriera. L’hard rock di Toronto si fa sentire e così anche i primi ad arrivare al locale hanno modo di togliersi la stanchezza lavorativa di dosso con un sound veramente scoppiettante ed una performance da fare invidia ai rockers di grande calibro. Come sempre una garanzia, oggi ancora di più! Grande Danko!

Setlist:
I Gotta Rock
Fists Up High
First Date
Full of Regret
Burn In Hell
Had Enough
My Little RNR

BARONESS

Secondi in scaletta sul palco sono i Baroness. La formazione progressive sludge sale sul palco del Fabrique per la promozione del loro ultimo album “Gold And Grey”. I colori sono da sempre stati l’elemento essenziale del combo di Savannah, Georgia, ma questa sera di colori sul palco se ne vedranno ben pochi. Il quartetto non interagisce molto con il pubblico e rimane più introspettivo sul palco, ma questo è giustamente e necessariamente lo stile della band progressive a stelle e strisce.
John Baizley, altissimo vocalist e axeman del nucleo svetta come frontman indiscusso, arrabbiato e serio nella sua posizione di cantante. Alle sue spalle, mimetici e inespressivi, abbiamo Nick Jost e Sebastian Thomson rispettivamente al basso/tastiere e batteria, entrambi attivi dal 2013, ma la vera regina della serata è lei, Gina Gleason, chitarrista ineccepibile, grintosa e abile sul palco, pur mantenendo il suo ruolo. Ultima ad essere entrata nei Baroness, ha già dimostrato la sua ecletticità militando in cover band di Metallica, King Diamond e Smashing Pumpkins, oltre che ad essere stata chitarrista di ruolo nel cast del Cirque Du Soleil. Insomma un’artista a tutto tondo che ha portato un po’ di colore in questa performance un po’ spenta in questa serata dove i Baroness forse erano la band fuori dal coro. Pur essendo i loro brani grintosi e tecnicamente ben congeniati, sono ben lontani dal rock multifunzionale di Volbeat e Danko Jones, lasciando infatti il pubblico poco convinto, ma non del tutto insoddisfatto. Li avrei visti meglio di spalla agli Opeth, ma non si può avere tutto dalla vita. Tra i brani ricordiamo “Kerosene”, “Tourniquet”, “Fugue” e “Take My Bones Away”

Setlist:
Kerosene
March To The Sea
Borderlines
Tourniquet
Can Oscura
Front Toward Enemy
Throw Me an Anchor
If I Have to Wake Up (Would You Stop The Rain?)
Fugue
Shock Me
Isak
Take My Bones Away

VOLBEAT

Giusto pochi giorni fa è stata annullata la data di Bristol e anche Belfast ha subìto una brutta sorte, con l’ingresso della band sul palco costretta all’arresto subito dopo l’intro e il primo pezzo. Il tour prosegue per Irlanda, Francia, Lussemburgo e Spagna, ma la paura di trovarci davanti ad un Michael Poulsen scarico e con poca voce c’è e come. L’attesa è snervante ed è ecco i nostri entrare sulle note del doppio intro con “Born To Raise Hell” dei Motorhead e “Red Right Hand” di Nick Cave, un bel tocco di classe.
L’opener è affidato a “The Everlasting”, il brano presentato in anteprima al super concerto Telia Parken di Copenhagen, prima dell’uscita dell’ultimo disco. Il quartetto danese si presenta un po’ statico, con i suoni non perfetti e soprattutto i volumi bassi, ma tutto sommato la voce di Michael sembra intatta. Si prosegue con “Pelvis On Fire” e “Doc Holliday” e la prima cosa che notiamo è il rallentamento dei brani in versione live. Ricordo di aver visto i Volbeat molto più veloci ed energici. In questa serata invece tutto è vissuto più statico e cadenzato. Con “Cloud 9” presentata in anteprima per questo tour, sempre tratta dall’ultimo disco (un po’ pop, ma tutto sommato sempre con il medesimo trademark nda), i suoni finalmente si schiariscono, il mixer viene risettato e i volumi si alzano leggermente, ma quello che non cambia è la performance sul palco, quasi bloccata, con poca affinità anche tra i membri del gruppo. Qualche scambio di sguardi tra Poulsen e Caggiano, alcuni incitamenti al pubblico di Kaspar e un vuoto infinito nell’espressione di Jon Larsen dietro le pelli. Ce ne accorgiamo ancora di più sui brani più lenti tra cui “For Evigt” e “Lola Montez” dovendo davvero chiederci come mai questo passo felpato della formazione “Elvis Metal” danese. Finalmente ci riprendiamo un po’ con il sound alla Johnny Cash di “Sad Man’s Tongue” introdotta da una breve versione di “Ring Of Fire” da cui trae ispirazione.
Con “Black Rose” torna sul palco uno scatenatissimo Danko Jones, indubbiamente il motore pulsante di tutta la serata e si prosegue sul sound pop, ma ben congeniale di “When We Were Kids”, anche questa parte della promozione di “Rewind, Rebound, Replay” uscito pochi mesi fa. La brevissima parentesi slayeriana di “Slaytan” viene presentata con l’intro di “South Of Heaven” e si scatena il pogo tra le prime file. Manteniamo i ritmi caldi con “Dead But Rising” prima di un momento più delicato con la sempre commovente “Fallen” scritta e dedicata dallo stesso Poulsen al padre, morto ormai diversi anni fa. La set list non delude e abbiamo ancora “Die To Live”, “Seal The Deal” e “Last Day Under The Sun” prima di congedarci per una meritata pausa.
L’encore è stato sicuramente il grande riscatto della band che consuma le sue energie per gli ultimi cinque brani ed è con “The Devil’s Bleeding Crown” che si ritorna sulle scene, seguita da “Leviathan” e “Let It Burn”. Colpo di coda finale con un tuffo nel passato tra i riff di due brani che hanno lanciato la formazione scandinava, “Pool Of Booze, Booze, Booza” e “Still Counting”. Si chiude dunque più che dignitosamente, anche se non possiamo dire che questo sia stato il miglior concerto dei Volbeat.

Setlist:
The Everlasting
Pelvis On Fire
Doc Holliday
Cloud 9
For Evigt
Lola Montez
Sad Man’s Tongue
Black Rose
When We Were Kids
Slaytan
Dead But Rising
Fallen
Die To Live
Seal The Deal
Encore:
The Devil’s Bleeding Crown
Leviathan
Let It Burn
Pool of Booze, Booze, Booza
Still Counting

Foto di Ivan Gaudenzi:

Danko Jones:

Baroness:

Volbeat:

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