Mindfeed – Ten Miles High (1998)

Titolo: Ten Miles High
Autore: Mindfeed
Genere: Metal
Anno: 1998
Voto: 8

Visualizzazioni post:728

Forse Karl non aveva afferrato. Il fragore della pioggia battente scagliata dal vento contro le finestre dei Thin Ice Studios cancellava una parola su tre. A dispetto del freddo la cornetta bruciava nella mano del chitarrista, stentava a credere a quel che aveva appena udito. Aveva spiegato a Damian, sciorinando i numeri, che il disco era andato più che bene, che aveva già organizzato un tour per promuoverlo, che non poteva mollarli adesso! Le parole del cantante erano pugni nei fianchi: un’offerta del genere non mi ricapiterà, Neil e Guy hanno scelto me, non posso rifiutare, cerca di capire… Murray e Fletcher non avevano sicuramente bisogno di credenziali, la loro storia era costellata di successi e tour in ogni zona del globo al servizio di Whitesnake, Black Sabbath e Dire Straits. Cosa avrebbe fatto lui? Probabilmente la stessa cosa. E adesso? Wilson era un amico, il suo talento era sbocciato con i Landmarq e “Wounded Land” lo aveva confermato. Nonostante ciò la decisione sembrava presa. Karl riagganciò, augurandogli buona fortuna a denti stretti, mentre il vento si placava all’improvviso, come a voler creare la quiete necessaria a metabolizzare l’inatteso abbandono. Lo strappo era doloroso ma la band meritava un passo in avanti deciso e forse, dopotutto, aveva già in mente un valido sostituto, giovane ma promettente. Staccò dalla bacheca un post-it sdrucito e compose il numero senza pensarci troppo. La voce che rispose dall’altra parte era fredda come la notte nel Surrey, ma possedeva un’indubbia carica magnetica.
Quando Glynn mise giù il telefono era ancora frastornato: i Threshold erano noti nella contea, il loro prog metallizzato così British era potente e finemente melodico, la sua voce aspra e cristallina allo stesso tempo avrebbe potuto regalare vibrazioni diverse al nuovo album, ne era sicuro, Groom aveva fatto bene a rivolgersi a lui! E poi aveva già pronto un blocco di bei riff, chissà cosa ne avrebbero pensato i ragazzi… Dopo pochi mesi in studio il risultato raggiunto superava le aspettative di tutti: “Psychedelicatessen” conciliava, bilanciandole perfettamente, le due anime del gruppo, snellendo le strutture del primo album e rinforzando la componente metal anche grazie ai suoi contributi (l’intensa “Innocent” e la diretta “Will To Give”). Unica pecca una produzione brulla come le spiagge di ciottoli dell’Hampshire. “Livedelica” sembrava coronare nel migliore dei modi un periodo strepitoso, proiettando immediatamente i rinati Threshold nel gotha del metal europeo. Ora non restava che cavalcare l’onda. Il cantante voleva spingere verso una ulteriore semplificazione, era convinto che la strada da percorrere per imporsi in quel particolare momento storico musicale viaggiasse verso la ricerca di una maggior personalità. Inutile ed improduttivo cercare il confronto con i colossi prog-metal d’oltreoceano sul loro stesso terreno, sarebbero stati travolti. L’appuntamento in studio arrivò prima del previsto e pensò di presentarsi con qualche ora d’anticipo, per scaldare la voce e riflettere su ciò che aveva da dire. Quando arrivò ai Thin Ice carico d’entusiasmo si accorse invece di non essere il primo… Karl, che praticamente ci viveva, Richard e Nick lo avevano preceduto e a giudicare dal volume delle voci stavano discutendo già da un po’, davanti alla vetrata che si affacciava sulla modesta sala di registrazione, con i demo dei nuovi brani in sottofondo. Appena entrò le loro labbra si serrarono, come se l’argomento dell’acceso dibattito lo riguardasse troppo da vicino… in quel preciso istante capì che avrebbe viaggiato da solo. Rinunciare alla ricercatezza prog degli esordi era evidentemente uno scoglio insormontabile per i suoi attuali compagni d’avventure e la separazione dopo appena un paio d’anni assieme risultava l’unica soluzione possibile. Si aspettava una pacca sulle spalle e stava ricevendo una amichevole pedata nel didietro. Non attese sviluppi polemici e si fece da parte senza piagnucolare… Voleva scrivere e suonare la sua musica da sempre. Jay lo avrebbe seguito e le idee non mancavano. In quel periodo i suoi ascolti erano orientati su materiale post-thrash in stile Machine Head, l’apporto di Jase Birnie al basso avrebbe garantito la giusta compattezza al nuovo power-trio…mancava solo un nome adeguato, che desse risalto alla fusione di potenza e melodia che Glynn aveva in mente, riff cadenzati e massicci, armonici stile “Davidian” sui quali far risaltare la sua voce squillante ed arcigna figlia del metal classico e della melodia più epica. Mindfeed gli girava in testa da qualche tempo e, considerata l’accoglienza dei due lavori registrati con i progsters inglesi, non fu difficile strappare un contratto ad una INSIDE OUT in rapida ascesa ed avere in consolle addirittura Andy Sneap, perfetto per dare al suono dei tre una foggia adatta ai tempi. “Perfect Life?” la diceva lunga sul suo stato d’animo, decisamente meno solare rispetto al recente passato: la copertina più insulsa degli ultimi vent’anni nascondeva undici tracce di metal moderno carico di groove ed aggressività vocale, senza mai rinunciare ad iniezioni di velenosa melodia, sciolta in brani imperniati su tempi medi, in un misto di rabbia e malinconia. Eppure l’attenzione del pubblico che lo aveva elogiato pochi mesi prima tardava ad arrivare… Lo capiva, c’era la necessità di focalizzare meglio uno stile ancora acerbo, scegliendo se puntare maggiormente sull’impatto frontale o su ganci melodici a presa diretta. Cosa privilegiare? Il contratto prevedeva due album e Glynn imboccò la strada meno sicura: lavorò di cesello sulle melodie, liberandole dalle tentazioni pseudo-alternative del primo album e asciugò ulteriormente il suono di chitarra e sezione ritmica, mantenendo però quell’atmosfera di grigia inquietudine che fuoriusciva inattesa nei momenti migliori del debutto. “Ten Miles High” era un lavoro maturo, raro esempio di metal moderno/alternativo (è il 1998) semplice, diretto, coinvolgente, cantabile a squarciagola ma non privo di delicati momenti intimistici. I suoi riff macigno scorrevano fluidi, scanditi dai tamburi di Micciche e pronti ad esplodere in ritornelli nei quali poteva dar sfoggio dell’intensità e del controllo raggiunti con l’esperienza, permettendosi di rivisitare “Innocent” e riproporre “Mother” in una suggestiva veste acustica; “Waiting” ,“I Bleed” e “Words” da sole valevano tutto “Perfect Life?” e dimostravano una volta per tutte le sue indubbie qualità di scrittura. Ma non era sufficiente. Nonostante le ottime recensioni, l’ambìto riconoscimento “Album Of The Month” sulle principali testate metal d’Europa ed i tour trionfali con Skyclad e Symphony X, per i Mindfeed non c’era futuro, a differenza degli amici Threshold, lanciati verso un meritato successo di critica e pubblico. Chi poteva sapere che vent’anni dopo il suo talento avrebbe nuovamente impreziosito il lavoro di Karl Groom e compagni, dando vita ad uno degli album più intensi del 2017, quel “Legends Of The Shires” che resta a tutt’oggi una delle più alte vette compositive del gruppo inglese? Provaci ancora, Glynn!

Tracklist:

1 Waiting
2 Words
3 Cold Smile
4 Ten Miles High
5 I Bleed
6 Innocent
7 We Stand / We Fall
8 Look Like You?
9 Mother (Acoustic)

Line Up:

Glynn Morgan – Guitars, Vocals
Jay Micciche – Drums
Jase Birnie – Bass

Links:
https://it-it.facebook.com/pg/mindfeedband/about/

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