Svart Crown – Wolves Among The Ashes (2020)

Titolo: Wolves Among The Ashes
Autore: Svart Crown
Genere: Blackened Death Metal / Extreme Progressive Metal
Anno: 2020
Voto: 8

Visualizzazioni post:668

Comincia con un presagio di morte imminente “Wolves Among The Ashes”, un estratto dal famigerato “Death Tape” registrato da Padre Jones sotto il cielo carico di pioggia della Guyana francese, il 18 Novembre del 1978: oltre novecento adepti del Tempio Del Popolo stanno per morire compiendo un “atto rivoluzionario irreversibile” passato alla storia come il Massacro di Jonestown, un immane suicidio (o sterminio?) di massa che pone fine ad una utopia socialista ammantata di folle millenarismo cristiano. Proprio la follia umana portata alle più estreme conseguenze è il punto di partenza scelto da JB Le Bail per questa nuova muta della bestia Svart Crown, realmente rinata dopo un breve periodo di incertezza seguito all’ultimo, estenuante tour. Le grida strazianti di chi sta perdendo la vita schiumando dalla bocca, soggiogato dalle promesse deliranti del reverendo Jim (provate ad ascoltare in cuffia, se ne avete il coraggio, le vere urla dei bambini alla fine dell’intro “They Will Not Take Our Death In Vain”) provocano autentico turbamento, un’alterazione emotiva che proseguirà, con livelli variabili d’intensità, lungo l’intero svolgimento dell’opera, attanagliando le viscere sino all’ultima, disperata nota. L’attacco Zykloniano di “Thermageddon” non tragga in inganno, così come il rientro di ‘Ranko’ Muller dietro ai tamburi e di Clément Flandrois al fianco di JB: l’estremismo dei francesi non guarda al passato se non per distaccarsene ulteriormente, con un balzo che pare ardito ed azzardato ai primi passaggi sotto la puntina. Certamente, la furia dissonante di “Profane” ed il respiro etnico e post del precedente “Abreaction” nutrono ancora il sangue bleu di “Wolves…” ed è logico cogliere riferimenti all’arte di Behemoth, Ulcerate, Gojira, Deathspell Omega e compagnia mutante. A prevalere al momento è però un’istanza evolutiva che dà forma compiuta ad un nuovo maelström stilistico, solo in apparenza disgregato e fuori controllo. Una radicalizzazione, una depurazione che ha portato, per utilizzare le parole di JB, a “tagliare il grasso e conservare soltanto ciò che è veramente importante”. Il progetto si fa man mano più ambizioso, il contributo di Clément fondamentale, l’innesto di Negro provvidenziale: la cura minuziosa delle parti strumentali ed un approccio completamente rinnovato alle risorse vocali ora disponibili (tutti i membri partecipano attivamente) offrono una varietà di soluzioni melodiche mai sfruttate in precedenza, collocando di prepotenza la proposta dei nizzardi nella frangia più progressiva, tecnica e moderna del metal estremo, ben oltre quel blackened death metal nel quale, in modo sin troppo sbrigativo, si era soliti incasellarli. La fusione di canto gregoriano e derive industrial di “Blessed Be The Fools” ne è esempio lampante, così come le pulsazioni simil trip-hop dietro la duplice voce pulita di “Down To Nowhere”; è l’atmosfera luciferina, unita al continuo senso d’angoscia alienante a cui s’accennava poc’anzi, a dare coesione e continuità narrativa ad un’opera che racchiude, con disinvoltura, putiferio in tremolo picking degno dei migliori Gorgoroth (“At The Altar Of Beauty”), poderose progressioni Gojiriane (“Art Of Obedience”, “Exoria”) e suite di post black metal tribale come “Living With The Enemy”, pandemonio orchestrato e lacerante al pari degli interrogativi esistenziali vomitati da JB sotto la tormenta di blast beat e dissonanze che travolge tutto e tutti nell’apocalittica conclusione. Cosa deprederemo quando il mondo sarà solo cenere? Spietati.

Tracce:

1. They Will Not Take Our Death In Vain
2. Thermageddon
3. Art Of Obedience
4. Blessed Be The Fools
5. At The Altar Of Beauty
6. Down To Nowhere
7. Exoria
8. Living With The Enemy

Formazione:

JB Le Bail: Guitars, Vocals
Clément Flandrois: Guitars, Vocals
Julien Negro: Bass, Vocals
Nicolas ‘Ranko’ Muller: Drums, Vocals

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