Pure Reason Revolution – Eupnea (2020)

Titolo: Eupnea
Autore: Pure Reason Revolution
Genere: Progressive/Alternative
Anno: 2020
Voto: 7,5

Visualizzazioni post:894

Avrà giovato la pausa decennale? Sicuramente il tempo trascorso permette di osservare gli eventi sotto una luce diversa, più fredda e neutrale. Potrebbe, per esempio, aiutarci a comprendere i passaggi intermedi che hanno condotto a questo “Eupnea”, rivelandoci l’opportunità o meno delle scelte compiute dalla dotta brigata londinese. Facciamo chiarezza: la metamorfosi radicale che ha stravolto la fisionomia dei Pure Reason Revolution, a tre anni dalla pubblicazione dell’osannato “The Dark Third” (2006), aveva disorientato buona parte della critica, benché la temerarietà e la disposizione al rinnovamento ostentati lungo il cammino dal gruppo inglese siano a tutti gli effetti requisiti connaturati ad ogni progetto realmente progressivo. Chi scrive aveva apprezzato il connubio tra prog classico, tocco psichedelico ed elettronica elegante del primo album, il cui valore veniva amplificato, in tutti i sensi, dalle ricercate polifonie vocali poi divenute segno distintivo delle produzioni PRR; aveva parzialmente gradito il secondo “Amor Vincit Omnia” (2009), col suo caleidoscopio di reiterazioni ritmiche bombastiche e melodie a sovrapposizione multipla al limite del kitsch; era rimasto basito dinanzi all’ultimo ”Hammer And Anvil” (2010), un potpourri di pop sintetico, elettronica da balera e alternative iperdigitalizzato (una sorta di dance-prog) più appetibile forse per un uditorio di confine, alla ricerca di intriganti sofisticazioni rock-derivate. Già, perché dopotutto, nella barra lassù in alto c’è scritto heavymetalwebzine… Non sappiamo se Bullet Height e Tiny Giant abbiano appagato definitivamente le pulsioni electro/pop di Jon e Chloë o se la riproposizione dell’intero “The Dark Third” al Midsummer Prog Festival di Valkenburg abbia risvegliato passioni sopite, fatto sta che il flusso creativo seguito al tour promozionale di “No Atonement” (opera prima dei BH) è sfociato direttamente nella riunione del duo e nella pubblicazione, per Inside Out, del quarto album a nome PRR. Galeotto fu il disco e chi lo scrisse, anche se in questo caso la lussuria c’entra poco… logico invece far riferimento alla passione sincera per un ideale moderno di progressive che, senza ripudiare l’omaggio al passato (Pink Floyd su tutti), abbraccia con coerenza gli elementi di modernità più avvincenti emersi nei succitati lavori di rottura. Ecco quindi risorgere, con prepotenza, un’ossatura classicamente rock nella quale risalta il fragore di chitarre (coinvolto in tre brani anche l’ex Greg Jong) e batteria (chi la suona?), a sostegno di un impianto sonoro spaziale, cinematico, in cui l’incorporeità dell’elettronica viene periodicamente compensata da momenti di fisicità ritmica prorompente. Meno invasive d’un tempo le composite linee vocali, sempre gradevoli e tecnicamente inappuntabili, avvolte da una malinconia eterea, mai troppo accorata, dal gusto spiccatamente british; come nelle armonie morbide di “New Obsession”, subissate dalle pulsazioni del basso di Chloë, e di “Silent Genesis”, travolte nel finale dall’impatto di un giro di chitarra praticamente metal. “Maelstrom”, a dispetto del titolo, è un poemetto quasi bucolico, diviso in due porzioni antitetiche, soffusa e semiacustica l’ampia prima parte, frizzante ed elettrica la seconda, con le voci dei due a rincorrersi fino al piano jazzato che riprende l’incipit. “Ghosts & Typhoons” è uno dei pezzi forti: l’avvio placido (Ghosts?) esplode in una sinfonia di scariche quasi industrial, bordate chitarristiche e batteria terremotante (Typhoons?), con un segmento finale elettro-metallico, una lega nobile di Depeche Mode, Soulwax e Muse, decorata con le raffinatezze vocali del duo. A placare gli animi arriva “Beyond Our Bodies”, brano introspettivo e leggiadro vicino all’emotività dei Feeder più intimistici, accentuata da una produzione squisitamente pop. La lunga suite che chiude e designa l’album non ha affatto il respiro regolare che il titolo vorrebbe far intendere… I lunghi e ripetuti “Breeeeeathe…” che la introducono svelano a poco a poco una composizione affine per struttura a “The Bright Ambassadors Of Morning” con echi di The Alan Parsons Project e Pink Floyd, se non fosse per la quasi totale assenza delle già citate polifonie (che peccato, però…), qui sostituite da una densità strumentale hard rock che sottrae spazio anche alle divagazioni psichedeliche. Certo, non si tratta di una reale rivoluzione kantiana, non essendoci stato un vero e proprio capovolgimento di prospettiva, ma la sintesi oggi elaborata dai PRR potrebbe tranquillamente far da preambolo alla prima edizione di una “Critica del Prog Puro”. Buona lettura!

Tracce:

1. New Obsession
2. Silent Genesis
3. Maelstrom
4. Ghosts & Typhoons
5. Beyond Our Bodies
6. Eupnea

Formazione:

Jon Courtney – voce, chitarra, tastiere
Chloë Alper – voce, basso, tastiere

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