Paradise Lost – Obsidian (2020)

Obsidian
Titolo: Obsidian
Autore: Paradise Lost
Genere: Gothic/Doom
Anno: 2020
Voto: 7/8

Visualizzazioni post:489

Miscellanea. Bel termine, vero? Persino il pronunciarlo è una celebrazione della sensualità innata del nostro vituperato idioma; provateci, lentamente: le labbra che si toccano, poi un sussurro, poi la lingua che libera il respiro prima dell’ultimo fremito… E l’attinenza con “Obsidian”? Solo un attimo di pazienza. In senso lato non è che una raccolta di generi o autori vari, pubblicata spesso a fini celebrativi, anche se chi per primo l’utilizzò (Poliziano) designò con tale titolo una collezione di scritti filologici, questioni interpretative e riletture di parti lacunose od oscure di grandi opere passate. L’atto XVI del gruppo di Halifax, corresponsabile di genesi ed evoluzione di tutto ciò che ‘profuma’ di doom e gotico in ambito estremo, si offre a noi quasi sfacciatamente, ostentando proprio tale fisionomia, austera e seducente. Con l’obiettivo annunciato di realizzare un’opera raffinata e garbata (polished, a detta di Mackintosh) che si discosti dalle movenze pachidermiche di “Medusa” e “The Plague Within”, il genio creativo dei Paradise Lost si arrabatta con la nozione di varietà: ne scaturisce questa  miscellanea (quanto mi piace…), un assortimento eterogeneo di brani in cui i nostri giocano con l’interpretazione, la rilettura, la commemorazione di un percorso artistico lungo più di tre decenni, durante il quale tutte le cinquanta sfumature di grigio (codificate nel 1912 da un ornitologo americano, la cui passione è evidentemente condivisa da Mrs. E.L. James…) sono state più volte sovrapposte, alternate, separate e poi ricongiunte sino a colmare ogni rigo ed ogni spazio nello sdrucito pentagramma della malinconia musicale. Prodotto dal gruppo stesso con il supporto di ‘Gomez’ Arellano (e si sente), il disco è prodigo di dinamismo e variazioni d’atmosfera, anche nello svolgersi delle singole tracce, come testimoniato dall’emozionante “Darker Thoughts” o dall’intimismo di “Ending Days”, ennesime prove della versatilità vocale di Holmes e dell’ingegno percussivo del giovane Väyrynen (classe 1994, sodale di Mackintosh anche nell’ultimo, corrosivo Vallenfyre). Tutti i colori dello spettro visibile, così come l’assenza di luce, trovano compiuta rappresentazione nell’arco dei quarantacinque minuti di “Obsidian”: i rimandi alle linee pure e alle melodie ipnotiche dell’epica grandeur di “Icon” e “Draconian Times”; i riflessi darkwave e pop di “One Second” e “Host”; i sincretismi di “Symbol Of Life” e “Tragic Idol”; l’amore, mai celato, per l’universo gotico degli ottanta, senza il cui fondamentale apporto avremmo probabilmente tra le mani un sedicesimo, impeccabile album di death/doom vecchia scuola. Già, perché l’ossequio goth di “Ghosts”, le lusinghe ai The Sisters Of Mercy di “Hope Dies Young” ed il lirismo criptico di Nick sono, al pari della lucida disperazione di “Serenity” (che pezzo!) o del doom mortifero di “Ravenghast”, frammenti affilati, traslucidi ed amorfi, della stessa ossidiana. Attenti a non tagliarvi.

Tracce:
1 Darker Thoughts
2 Fall From Grace
3 Ghosts
4 The Devil Embraced
5 Forsaken
6 Serenity
7 Ending Days
8 Hope Dies Young
9 Ravenghast

Formazione:
Nick Holmes | Voce
Greg Mackintosh | Chitarra solista
Aaron Aedy | Chitarra ritmica
Steve Edmondson | Basso
Waltteri Väyrynen | Batteria

www.paradiselost.co.uk
www.facebook.com/paradiselostofficial
www.nuclearblast.de/paradiselost

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