Hail Spirit Noir – Eden In Reverse (2020)

Hail Spirit Noir
Titolo: Eden In Reverse
Autore: Hail Spirit Noir
Genere: Progressive/Avantgarde
Anno: 2020
Voto: 7,5

Visualizzazioni post:359

Un’ombra sinistra sovrastava il cuore verde del Giardino Segreto, lì dove i rami dei due Alberi preclusi alla bramosia dell’uomo si intrecciavano a tal punto da divenire un unico, indistinto groviglio lussureggiante. Rintanato fra i tralci impenetrabili, grondanti di pomi scarlatti, il Serpente sibilò una lusinga che Eva non poté mai udire, né Adamo realizzare, poiché il cielo si offuscò all’improvviso e un boato assordante squassò la terra: un battito di ciglia e dell’Eden non vi fu più traccia. Avvolto in spire d’incenso, lo Spirito oscuro che aleggiava sul creato lentamente risalì, fino a svanire insinuandosi nelle profondità siderali. Una pioggia incessante cadde per eoni sul mondo nudo, colmando ogni conca ed ogni anfratto. Quando l’astro del mattino riapparve, lacerando la fitta coltre di nubi, le prime creature emersero dalle acque… Era finalmente giunto il tempo per un nuovo inizio.

Ad orchestrarlo, in un “Eden In Reverse” privo di un Dio creatore bizzoso ed incontestabile, le sette sinfonie caleidoscopiche dell’attuale sestetto di Salonicco, nato duo e divenuto trio (giocate la quaterna sulla ruota di Bari). Un Eden non più luogo utopico, affrancato dallo scorrere del tempo, né sito ameno di prosperità ed armonia, bensì paradiso darwiniano, pullulante di semplicità primordiale in costante evoluzione verso la complessità organizzata della vita biologica superiore: un’infinita varietà di forme celebrata, nei secoli, da un’infinita varietà di strabilianti espressioni artistiche. Sempre meno black, sempre più retro-futuristi, gli Hail Spirit Noir attingono dallo stesso pozzo artesiano di Oranssi Pazuzu, Dødheimsgard, Age Of Silence e Solefald, e si abbeverano al fiotto brioso che sgorga dalle viscere dei primi settanta diluendosi, mirabilmente, con le influenze orrorifiche già sfoggiate dall’ensemble a partire da “Pneuma”, Goblin e John Carpenter in primis. Centellinando le concessioni alla nera fiamma, le suggestioni krautrock, le derive crimsoniane e lo space rock griffato Hawkwind dilagano, e affidano a synth multipli (Minimoog, Korg, Buchla), theremin e corde esoteriche, la soluzione dell’annosa disputa tra religione e scienza sull’origine della vita nel cosmo, espandendo suono e contenuti in un clima onirico pregno di drammatica teatralità e seducenti timbri analogici. Le filastrocche da giostrai che affioravano nelle arie più cantabili di “Mayhem In Blue” sono ora melodie compiute e raffinate (“How To Fly In Blackness” ne era apprezzabile preludio), forse sin troppo affini alle visioni traslucide di In The Woods e soprattutto Borknagar/Vintersorg (ospite gradito, in “Crossroads”, il maestro Lars ‘Lazare’ Nedland). A tutto ciò s’aggiunga, in apparente contrasto, la comparsa fugace di un’inedita inclinazione melodica synth-pop ‘80 (Jean-Michel Jarre, Visage) che rappresenta, unitamente all’approccio vocale liturgico di Marg (Until Rain), un ulteriore elemento di avanzamento/ammorbidimento stilistico rispetto al passato più recente. Un’accessibilità (in un contesto d’élite, sia chiaro) che potrebbe disorientare chi prediligeva gli aspetti più dionisiaci dei tessalonicesi, il cui misticismo cosmico pare oggi, seppur con significative differenze culturali, una rilettura in chiave prog-metal della musica per catacombe spaziali dei Popol Vuh, a quasi totale detrimento delle aberrazioni dissacranti degli Abigor o dei Mayhem più maturi… passato, presente e futuro delle sonorità progressive ed estreme più intriganti degli ultimi cinquanta anni: se nell’Eden biblico il concetto di tempo non ha alcun valore, nell’Eden A Rovescio sono proprio il prima ed il dopo a dare un senso alla vita ed all’arte, e l’evoluzione è la chiave per l’unica immortalità possibile. Che voi sappiate, alle scimmie piacciono le mele?

Tracce:
1.Darwinian Beasts
2.Incense Swirls
3.Alien Lip Reading
4.Crossroads
5.The Devil’s Blind Spot
6.The First Ape on New Earth
7.Automata 1980

Formazione:
J. Demian – Basso, Chitarre acustiche
Theoharis – Chitarre, Voci
Haris – Tastiere
Foivos – Batteria
Sakis Bandis – Tastiere
Cons Marg – Voce

https://www.facebook.com/Hail-Spirit-Noir-260062670728238/
https://agoniarecords.bandcamp.com/album/eden-in-reverse

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