Intervista – Thorn In Side

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THORN IN SIDE : Bet on music!

 

Tales of the Croupier è l’album di debutto dei torinesi Thorn In Side, li abbiamo intervistati per parlare della loro scommessa musicale.

 

Ciao ragazzi, grazie per l’intervista e benvenuti sul nostro sito! Giusto per rompere il ghiaccio, avete iniziato come cover band, quanto ha influenzato questa prima esperienza nello sviluppo della vostra musica?

Ciao e grazie a voi! Sì, abbiamo cominciato come cover band e questo ci ha permesso di conoscerci e influenzarci a vicenda. Veniamo da percorsi diversi e suonare brani di altri artisti e darne una nostra interpretazione permette di creare quell’amalgama fondamentale per creare un gruppo compatto e affiatato.

Rimanendo sempre nel tema influenze, essere di Torino città fulcro di cultura e misticismo, ha contribuito alla crescita del vostro progetto?

 Più che il misticismo, è stato sicuramente il notevole background musicale di questa città a far crescere il progetto. Torino da molto tempo esprime band di talento, molto attive nella ricerca musicale anche nei generi rock e metal.

A livello di formazione invece, leggevo che avete avuto agli esordi qualche cambiamento di line-up, come ci si reinventa dopo un passaggio del genere?

Cambiare formazione non è semplice per nessuno, neanche in fase di avvio di un progetto. Se infatti non hai ancora una tracklist definita e i brani magari non sono ancora arrangiati è anche vero che un cambio della line-up ti rimette molte cose in discussione, soprattutto nel processo creativo e in una serie di scelte stilistiche. Ogni apporto dei singoli però, anche passato, lascia qualcosa al progetto e lo caratterizza.

Parliamo invece di Tales of the Croupier, il croupier letteralmente è colui che si occupa di accettare le scommesse dei giocatori, quale scommessa hanno accettato musicalmente i Thorn In Side?

Bella domanda! La scommessa di buttarci probabilmente, di metterci alla prova con un progetto che nessuno di noi aveva mai affrontato prima e che ci permettesse non solo di misurarci con il parere del pubblico ma anche con le sfide personali che si affrontano durante tutto il making of di un album: la parte più creativa, la definizione dei suoni, le melodie, i testi. È stato tutto una sfida, e ha rappresentato un elemento di crescita personale per tutti noi.

A livello di sonorità vi definite alternative metal, un genere che abbraccia una miriade di sfumature, a mio avviso anche del rock anni ’90, come riassumete il vostro alternative metal?

È un alternative metal che viene da quel lungo periodo di scambio di esperienze di cui parlavamo prima. Quelle ore in sala prove hanno fatto incontrare percorsi e sonorità diverse: il nostro cantante, Mattia, è un patito del nu metal ma anche di blues e country. Mattia Migliasso, il nostro bassista, ama il grunge e il rap. I nostri due chitarristi spaziano dalla musica classica (Lorenzo) al chillstep (Gabriele) mentre il nostro batterista Maurizio ascolta rock, funk, soul. Abbiamo tutti la passione per il metal, ma questa intersezione da sempre dei risultati inaspettati in sala prove. Al momento, Tales of the Croupier sembra strizzare l’occhio alla musica degli Avenged Sevenfold e di quel filone del metal, ma ci sono richiami evidenti allo stile degli Slipknot, dei Metallica e perché anche a Linkin Park e Limp Bizkit (soprattutto nel nostro singolo IRA). Chissà cosa arriverà in futuro: questo mix di generi da cui proveniamo e la maggiore esperienza che avremo acquisito darà sicuramente origine a qualcosa di particolare.

La copertina rappresenta una roulette “accartocciarsi” su se stessa come una scala a chiocciola o un vortice, mi verrebbe da dire di esperienze da scalare, per voi quale immagine vuole trasmettere?

L’idea è dell’artista Gabriele Merlino, che ha curato tutto il progetto grafico di Tales of the Croupier: la roulette gira su stessa e quasi si accartoccia a richiamare l’inferno dantesco. La roulette stessa è un simbolo di quel perdere la bussola e la propria capacità di indirizzare la vita che caratterizza i personaggi dei nostri testi.

I titoli delle canzoni sono molto accattivanti, di che cosa parlano nello specifico i vostri testi?

Non possiamo dire che Tales of the Croupier sia un concept album, ma ci va molto vicino. Il filo conduttore è costituito da una reinterpretazione in chiave contemporanea del tema dei sette peccati capitali. Abbiamo cercato insomma di applicare al nostro presente le categorie interpretative dei peccati, cercando di “scorgerli” nella vita di tutti i giorni. Individuarli non è stato difficile, ma l’aspetto più interessante è vedere come uno schema antico come quello dei peccati sia in grado di interpretare molto efficacemente i comportamenti umani anche a distanza di secoli. Certo cambiano le modalità, i costumi e forse i modi di pensare, ma la permanenza di queste caratteristiche ancestrali è sorprendente.

Per un’ artista promuovere il proprio lavoro ai tempi del covid è un’impresa complessa, voi come avete trascorso la quarantena e come affrontate oggi questo periodo?

Per noi l’arrivo della pandemia è stato particolarmente drammatico. Oltre alle ovvie preoccupazioni personali e per i propri affetti abbiamo dovuto lanciare il nostro album in piena emergenza, dedicando molta attenzione ai nostri social. Al termine del lancio abbiamo deciso di approfittare dell’occasione per isolarci un po’ e dedicarci a raccogliere le idee per i progetti futuri. Situazioni così particolari offrono molti spunti di riflessione!

A livello di live, come heavymetalwebzine abbiamo affrontato spesso il tema del live in streaming, qual è la vostra opinione a riguardo?

Il live in streaming non è sostitutivo dello spettacolo dal vivo, però dal nostro punto di vista può essere una buona occasione per una band che vuole farsi conoscere e che non ha accesso a palchi importanti di far diffondere la propria musica.

Per concludere, quali sono i vostri prossimi progetti o auspici?

Sicuramente il primo auspicio è quello di poter suonare live in sicurezza e di poterci divertire e far divertire chi ci segue. Per il futuro abbiamo in mente di rimetterci al lavoro con un nuovo album, dove definiremo ancora il nostro sound e chissà magari andremo a sperimentare qualcosa di nuovo. Di sicuro non vediamo l’ora di tornare a comporre!

 

 

 

 

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