Seventh Angel – Lament For The Weary (1991)

seventh angel
Titolo: Lament For The Weary
Autore: Seventh Angel
Genere: Thrash, Doom
Anno: 1991
Voto: 8

Visualizzazioni post:198

“In verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore…” “Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in tutta la sua pienezza.” (Gv 10 1-10)

È l’innegabile, sottile malia del passo evangelico giovanneo a suggellare questo “Lament For The Weary”, in opposizione laconica alla florida iconografia “dark fantasy” di un Rodney Matthews, come sempre, impagabile. Occorrerà tutta la grazia del buon pastore Gesù per risanare la “Life In All Its Emptiness” alla quale è condannato il giovane, vessato protagonista – “No Longer A Child” – di questo cupo album concettuale, raro esempio d’ossimoro doom thrash che pochi, ai tempi, portarono a credibile maturazione (citazione d’obbligo per i Dream Death e gli ultimi Sacrilege UK).

Un percorso di rinascita e redenzione tutt’altro che agevole quello del malcapitato fanciullo, segnato, nel mezzo del cammin, da un momento di sconforto totale, presagio di pensieri ancor più bui – “Full Of Blackness” – e violente pulsioni autodistruttive, effetti a lungo termine degli abusi subiti in tenera età; solo la luce emanata dal sacro cuore del Nazareno potrà risvegliarne – “Woken By Silence” – l’anima sopita, disgiunta dal gregge, avulsa dalla realtà – “Falling Away From Reality” – della vita vera in Cristo, indi sprofondata in un tetro abisso di desolazione. La forza del perdono dipanerà le ombre scure – “Dark Shadows” – che offuscano la sua mente, spalancandogli le porte dell’Eternità – “Secure In Eternity” – e dell’unica felicità perpetua, meta agognata e promessa ultima del Re dei Re a coloro che sapranno accoglierne la grazia – “Farewell To Human Cries” – prima del grande Giudizio.

Tale riscatto da un’infanzia di soprusi e sofferenze viene descritto (lampante come l’olio da lumi, eh?) con ardente fervore cristiano, in pia armonia con lo zelo di entità thrash coeve a nome Deliverance, Believer o Detritus. Nel vaso liturgico umilmente deposto sull’altare dai Seventh Angel sono però diluite dosi massicce di limaccioso metallo liquido, fluido più che degno di integrare il sangue pregiato del Messia durante la prima, breve (1989-1991) celebrazione eucaristica del gruppo di Netherton: la produzione “francescana” di Roy M. Rowland (da Rosario completo il suono delle chitarre), i passaggi acustici d’avvolgente misticismo e, a contrasto, la vocalità arcigna e pungente di Ian Arkley, offrono ai fedeli, ed egualmente ai miscredenti, un’ora di musica degna della benedizione, è opportuno ribadirlo, di chiunque si professi cultore di queste imperiture e possenti sonorità. Ed ora vi prego, per la misericordia di Dio, scegliete la porta giusta… vi supplica un vecchio, già dannato brigante.

Tracce:
1. Recollections Of A Life Once Lived (instr.)
2. Life In All Its Emptiness
3. No Longer A Child
4. Full Of Blackness
5. Lament For The Weary (instr.)
6. Woken By Silence
7. Falling Away From Reality
8. Dark Shadows
9. Passing Of Years (instr.)
10. Secure In Eternity
11. Farewell To Human Cries

Formazione:
Ian Arkley: chitarre e voci
Scott Rawson: chitarre
Tank: batteria
(Simon Jones: basso)

https://www.facebook.com/seventhangelofficial/

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