KANSAS – The Absence Of Presence

Kansas
Titolo: The Absence Of Presence
Autore: Kansas
Genere: Progressive Rock
Anno: 2020
Voto: 7

Visualizzazioni post:248

L’assenza della presenza oltre il gioco linguistico, al di là dell’enigma ontologico: Kerry Livgren, Dave Hope, Robby Steinhardt, Steve Morse e lo sciamano grigio Steve Walsh… sono assenze sempre presenti, per chi, folgorato sulla via di Topeka, ha abbracciato il culto Kansas in uno qualsiasi degli ultimi quattro decenni. Assenze ingombranti, presenze carismatiche capaci di incidere solchi incolmabili negli annali del rock, fenditure profonde come canyon in cui la vecchia carovana ha gironzolato libera, tra prog e southern, AOR e pop, polvere e stelle, inarrestabile fino al 2000. Per chi scrive è “Somewhere To Elsewhere” la fine del viaggio, coronamento di un percorso disseminato di successi astronomici, conversioni religiose, dissidi e divismi e, sopra a tutto, dischi e tour epocali: la storia, quella vera, da raccontare e tramandare fino alla fine di tutto.

Non ce ne vogliano il talentuoso Zak Rizvi, il buon Breslin e la voce limpida e serena di “frate” Platt, che non ha mai conosciuto, né mai conoscerà, i fantasmi che hanno tormentato l’anima di Walsh rendendolo, semplicemente, insostituibile (chi ha detto John Elefante?). Phil e Rich sono ancora qui, col fido Greer e il violino del redivivo Ragsdale, attorniati da professionisti di gran cuore e tecnica, ai quali è giusto riconoscere la competenza necessaria alla rivisitazione ineccepibile di un canovaccio che si è gradualmente (progressivamente?) cristallizzato su strutture ed arie dal classico incedere ondivago, vestigia imponenti del periodo più rappresentativo dei Kansas storici, a cavallo tra “Masque” e “Monolith”: un rock progressivo luminoso e dinamico, armoniosamente sinfonico, oggi depurato, ahimè, dalle travolgenti stratificazioni vocali e da qualsivoglia influenza “nativa” e blues e melodicamente ispirato da un AOR maturo, muscolare ma quieto, nipote chic dell’opportunismo pop dell’era Elefante.

Accresciuta, rispetto al precedente “The Prelude Implicit”, la ricchezza espressiva a livello strumentale, in un profluvio di arrangiamenti e metriche che pochissime compagini odierne saprebbero gestire con la naturalezza di questi intramontabili maestri, alternando manrovesci (“Throwing Mountains”, “Propulsion 1”) e carezze (“Memories Down The Line”, “Never”) con la fermezza amorevole degli antichi precettori. “The Absence Of Presence” è Kansas a metà, ma suona Kansas totalmente, rasentando l’autoplagio in “Circus Of Illusion” e “Jets Overhead”, e del resto:

“…riesco a sentire gli echi riverberare, mi volto per seguirli, sono sempre un passo in ritardo ma posso tuttora ricordare il modo in cui risuonano…”.

La carovana gironzola ancora, sollevando piccoli nugoli di polvere al vento. Forse è un viaggio commemorativo, forse è l’unico viaggio possibile.

Tracce:

  1. The Absence of Presence
  2. Throwing Mountains
  3. Jets Overhead
  4. Propulsion 1
  5. Memories Down the Line
  6. Circus of Illusion
  7. Animals on the Roof
  8. Never
  9. The Song the River Sang

Formazione:
Ronnie Platt – Voce
Rich Williams – Chitarre, produzione
Zak Rizvi – Chitarre, produzione e mix
Tom Brislin – Tastiere e cori
David Ragsdale – Violino e cori
Billy Greer – Basso e cori
Phil Ehart – Batteria e percussioni, produzione

https://www.kansasband.com/
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https://www.insideoutmusic.com/artist.aspx?IdArtist=432

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