OCEANS OF SLUMBER – Oceans Of Slumber

Oceans Of Slumber
Titolo: Oceans Of Slumber
Autore: Oceans Of Slumber
Genere: Progressive Metal, Doom
Anno: 2020
Voto: 8,5

Visualizzazioni post:242

Ancora Houston. Ancora problemi.

Dal profondo dell’essere però, non dalle immensità interstellari, giunge questa nuova richiesta d’aiuto. Sono sei “anime del sud, passionali, emotive, violente e crudamente splendide” ad invocare, nel buio, il vostro nome. Seguitele. Vagherete privi di zavorra fra i chiaroscuri di un paesaggio lunare recondito in cui si alternano, senza tregua, bagliori esorbitanti e oscurità annichilente, asperità malevole e crateri immensi: “Oceans Of Slumber”; sullo sfondo, oltre i vostri occhi, un pianeta blu meraviglioso ed impenetrabile, prossimo ma irraggiungibile.

Abbandonate definitivamente le sporadiche componenti “fuori asse” nei lavori precedenti, i texani lanciano e stravincono la quarta sfida a superficialità e insulsaggine imperanti, restaurando formazione e obiettivo: la conquista (già avviata con i cupi gospel di “The Banished Heart”) di un uditorio esclusivo, oltremodo sensibile, che abbracci doom gotico e progressivo, atti di ferocia death e glacialità black con un approccio cinematico, un’emotività R&B ed una ruvidità blues che chiamano in causa artisti così lontani e così vicini come Rebekka Karijord, FKA Twigs e Doyle Bramhall II, senza trascurare la passione certificata di Dobber per Nick Cave e Diamanda Galas.

Veementi moti dell’anima quindi, pulsioni e sentimenti che fomentano fluttuazioni ritmiche incostanti, melodie incorporee e latrati abissali, spandendo le liriche auto-terapeutiche di Cammie Gilbert sul drappo lucente dell’empireo progressive metal contemporaneo…impossibile strappare una sola stella (“I Mourn These Yellowed Leaves”?) da questo cielo notturno così vivido ed inquietante, teso tra gli alleluia di “The Soundtrack To My Last Day”, il vibrato di Mick Moss in “The Colors Of Grace” e l’elegia soul-doom di “The Red Flower”, abbarbicata allo stesso peduncolo da cui ciondola, nutrito con il sangue, lo “Strange Fruit” di Billie Holiday. A lode e gloria di tale, spietata avvenenza, gli ululati argentei di una “Wolf Moon” (da October Rust) che avrebbe inorgoglito Petrus il gigante.

Checché ne dica l’Agenzia Spaziale Americana, la luna non è mai stata così vicina.

Tracce:
1. The Soundtrack To My Last Day 07:35
2. Pray For Fire 07:28
3. A Return To The Earth Below 05:39
4. Imperfect Divinity 03:42
5. The Adorned Fathomless Creation 06:43
6. To The Sea (A Tolling Of The Bells) 05:11
7. The Colors of Grace 04:35
8. I Mourn These Yellowed Leaves 08:16
9. September (Momentaria) 04:03
10. Total Failure Apparatus 06:33
11. The Red Flower 04:56
12. Wolf Moon 06:51

Formazione:
Dobber Beverly – batteria, pianoforte
Cammie Gilbert – voce
Mat V. Aleman – tastiere
Semir Özerkan – basso, voce
Jessie Santos – chitarre
Alexander Lucian – chitarre, voce

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