La mia celebrazione di Wind of Change degli Scorpions in 30 anni ! ! !

Titolo: La mia celebrazione di Wind of Change degli Scorpions in 30 anni ! ! !
Autore: Ivan Gaudenzi
Genere: Editoriale
Anno: 2020

Visualizzazioni post:165

La mia celebrazione di Wind of Change degli Scorpions in 30 anni ! ! !

Scorpions

1990 – 06 novembre. Esce un disco dal titolo “Crazy World”, un titolo che sarebbe tanto attuale oggi quanto lo fu ieri. Mi rendo conto che sono passati 30 anni. Nel 1990 io avevo 9 anni e a novembre probabilmente avevo appena fatto il giro dei cimiteri in auto con i miei. Con una Fiat Tipo nuova di pacca e la sua autoradio che sparava “Wind Of Change” come singolo di punta dei tedeschi Scorpions.

Era appena caduto il muro di Berlino e in Italia fu l’anno del mondiali Italia 90; ero indubbiamente giovane per capire e contestualizzare il testo o il momento politico, ma quel pezzo mi fulminò all’istante. Quel fischio iniziale, quella voce così melodica e penetrante, l’assolo così intenso. Ancora oggi provo la stessa cosa ascoltandola…

2007 – 02 giugno – vidi finalmente gli Scorpions per la prima volta dal vivo. Prima di quella data, la formazione tedesca, non ebbe possibilità di passare spesso nella nostra Penisola. Nel 1999 non avevo opportunità di andare a tanti concerti e prima ero ampiamente minorenne, per cui fu la mia prima grande occasione. Purtroppo molto deludente; prima di tutto perchè fu una giornata uggiosa e piovosa, inoltre la band suonò in pieno pomeriggio a quel Gods Of Metal, ben 2 postazioni sotto l’headliner della giornata, i Motley Crue. Ciliegina sulla torta: a grande sorpresa non fu inserita “Wind of Change” in scaletta. Per quanto il combo teutonico abbia suonato bene, potete capire che andammo a casa con l’amaro in bocca. Quel brano che mi fece innamorare dell’heavy metal melodico a 9 anni, ancora una volta rimase un sogno per me. Poter ascoltare Klaus Meine scandire dal vivo quelle parole, emettere quel fischio… dovetti attendere altri 6 anni. Seguirono tantissimi incontri con persone che incredule della mia presenza a tale concerto al loro “hai visto gli Scorpions dal vivo? Quindi ti sei beccato Wind Of Change?” si sentivano puntualmente rispondere.. “purtroppo no”! Con il mio più grande disappunto!

2013 – 23 ottobre – Finalmente tra le mie trasferte nell’affascinante territorio sovietico per conquistare quella donna che poi sarebbe diventata mia moglie, mi capitò un’occasione unica. Una data degli Scorpions a Mosca, accompagnati dall’Orchestra Filarmonica di Sofia. Quale occasione migliore per cercare di ascoltare dal vivo Wind Of Change? Eh beh.. chiariamoci, mica solo per quello! Negli anni ho approfondito gli ascolti della miriade di dischi e canzoni che hanno alimentato il mio amore per una band che già mi folgorò in più di un’occasione. Ma secondo voi? Ci sono riuscito ad ascoltare il celeberrimo brano? E’ scritto tutto qui, in una mia recensione che uscì per Metal Maniac. Una recensione di cui vado molto fiero, quanto ancora ci rido molto, dato che allora, capitato tra le grinfie di Alex Ventriglia, era molto difficile avere dei complimenti. Il burbero direttore credeva molto in me come scribacchino e mi sono sempre fatto voler bene accettando anche ingrati compiti. Nel cercare di farmi crescere, lo stesso Alex cercava di farmi capire di non essere asettico nelle recensioni e provare a trovare uno stile personale. Non era sempre facile e a volte pensavo di aver fatto un buon lavoro, ma spesso venivo puntualmente denigrato dal mio mentore, ricco di consigli che mi facevano pensare a come migliorare o mollare tutto (usa più sinonimi, attento alle ripetizioni, hai riletto?)! Questa recensione fu storica dato che Alex la commentò con il suo solito e pulito accento romano “Bella Ivan.. complimenti. Non sembra scritta da te!”… ecco ancora oggi io e il buon Ventriglia ridiamo di questo aneddoto, molto plausibilmente di fronte ad una birra o un esotico distillato (una vodka magari). Beh… la recensione penso sia davvero riuscita bene, e vale la pena di pubblicarla oggi.. dopo 7 anni da quel concerto e dopo 30 dall’uscita di Crazy World.

SCORPIONS
Mosca (RU), Crocus City Hall, 23 ottobre
Non c’è modo migliore per capire le parole di Wind of Change, se non andare direttamente in Russia e scoprire Mosca nei suoi luoghi tutt’altro che turistici. Già al crepuscolo, la straordinaria e impressionante Piazza Rossa, svuotata dai curiosi, lascia un vuoto incredibile nel freddo di un autunno che può essere paragonabile già ad un nostro inverno inoltrato. E le incredibili luci attorno a quelle mura rosse del Cremlino, costruite da noi Italiani nel passato, lasciano spazio ad un orgoglio nazionale e storico che fa pensare e riflettere a quelle persone che hanno solcato questa immensa piazza in tempi lontani e non così consoni quanto oggi.

Lasciamo alle spalle le coloratissime cupole della Chiesa di San Basilio, e scorgiamo quel fiume da cui ha origine il nome della città: la Moscova. E come suggeriscono le parole degli Scorpions, la seguiamo fino a Gorky Park, ascoltando il vento… di cambiamento. Naturalmente il periodo storico non può essere paragonato a quel 1989, ma le parole di quella Wind of Change riecheggiano tra quei monumenti grigi e austeri che guardano ancora la città dall’alto, e tra qualche radio di ragazzi che girano per quel piccolo parco, ma tanto importante e centrale, proprio a ridosso del fiume, suonando ancora una volta quelle note e quel fischio inconfondibile di una canzone che ha segnato la storia della musica rock e non solo, svettando nelle classifiche mondiali per anni. Gli Scorpions tornano a Mosca per 2 date, accompagnati dall’Orchestra Filarmonica di Sofia.

Una ghiotta occasione che ci porta all’interno di una location adatta all’evento. Il Crocus City Hall di Mosca è un grande teatro che fa parte della nuova fiera di Mosca ed è solita ospitare eventi di questa portata. Nonostante il prezzo esorbitante di questo doppio evento, la location si avvicina davvero molto al sold out. La stranezza è che pare veramente di stare a teatro, dato che svettano poche magliette metal a cui siamo normalmente abituati. Piuttosto sembra davvero di stare a teatro con un pubblico di età piuttosto avanzata, ma soprattutto vestiti in abito da sera o in giacca e cravatta.

Mi spiegheranno poi degli amici russi che è normale, perché per molte di queste persone, questa band e certe canzoni sono davvero storiche e degno di rispetto. Per fortuna, le radio dell’ex Unione Sovietica, che ancora passano a ruota Al Bano e Romina o Ricchi e Poveri, hanno anche spazio per il rock ‘n roll old school. E’ così che dall’alto dell’arena ci sediamo comodamente in attesa dell’ingresso dei nostri ‘compagni europei’. Alle prime note dell’orchestra di Sofia, il primo ad entrare sarà Rudolf Schenker, con la tradizionale Flying V sulle spalle e si inizia con ‘Sting In The Tail’.

Klaus Meine riesce ad emozionare da subito con quel timbro di voce melodico e leggermente acidulo, quasi impossibile non riconoscere, soprattutto negli acuti e la band al gran completo è in forma e a proprio agio. L’accompagnamento e gli arrangiamenti dell’orchestra possono distrarre dalla classica setlist, ma i nostri tedeschi sono abituati a questi esperimenti, già reduci dell’esperienza con l’Orchestra Filarmonica di Berlino in passato e riescono a tirar fuori il meglio del rock, lasciando il giusto spazio alle parti più classiche.

Si prosegue subito con ‘New Generation’ prima di qualche ringraziamento al microfono del singer teutonico, che riporta in auge uno di quei grandi classici che è ‘The Zoo’. Il pubblico comincia a scaldarsi e prendere confidenza con la band e nonostante la formalità della location, ci si comincia a sciogliere e cantare, applaudire e sentirsi finalmente parte della scena. Così, in seguito all’esperienza del tour in Amazzonia, Meine ci fa presente che il mondo sta andando in rovina e quanto la natura soffra e quanto tutto questo patrimonio non ci appartenga. Questa è l’introduzione per ‘We Don’t Own The World’.

Subito dopo sarà l’orchestra a introdurre i prossimi pezzi con un arrangiamento che non rivela immediatamente che stanno per iniziare ‘Send Me An Angel’ e ‘You And I’, due celeberrime ballad dei migliori Scorpions degli anni 90. Ora il pubblico è definitivamente rodato e pronto. ‘The Best Is Yet To Come’ dà la possibilità a tutti di cantare, soprattutto con i cori alla fine del brano in duetto con lo stesso Meine, da solo con il pubblico.

‘No One Like You’ e ‘Big City Nights’ chiudono questa prima sessione del concerto lasciando spazio ora ad una parte orchestrale chiamata appunto ‘Deadly Sting Suite’ che vede allontanarsi la rock band per ammaliare il pubblico moscovita con ‘Midnight In Moscow’, una famosa composizione jazz accompagnata in sound distorto dalle chitarre di Schenker e Matthias Jabs. Quest’ultimo soprattutto, infiamma il palco con le note del suo strumento ricordando a tutti chi è il vero solista degli Scorpions, proseguendo su ‘Crossfire’, ‘He’s a Woman, She’s a Man’ e ‘Dynamite’ tutte in versione strumentale con la sessione ritmica Kottak/Maciwoda che torna sul palco pian piano.

E quando Meine, sempre in cravatta per l’occasione torna sul palco, è giunto il momento tanto atteso di quel fischio, che inizialmente viene offuscato dall’orchestra, ma fa ben immaginare che è ora di quella ‘Wind Of Change’ tanto storica da essere attesa da tutti. Esecuzione perfetta, con grande commozione e bocche spalancate davanti ad un brano così imponente quanto i monumenti più storici dell’intera capitale russa. Non può naturalmente mancare la ballad ‘Still Loving You’ e la vera e classica chiusura con ‘Rock You Like A Hurricane’ cantata anche dai più diffidenti con una standing ovation di tutto il teatro e rose rosse sul palco come da migliore tradizione russa.

Partecipare ad un evento di questa portata, in una location come quella del Crocus City Hall, in una città quale è Mosca, ci fa sentire davvero piccoli, davanti a quella che è l’immensità di persone comuni, che hanno scritto la storia, di cui siamo onorati in qualche modo di averne fatto parte. Un po’ quelle soddisfazioni di poter dire ‘Io c’ero’ e ho ascoltato dal vivo quel fischio. Chissà se lo stesso Klaus è stato avvertito che in Russia fischiare in luoghi chiusi è di pessimo auspicio economico. Beh. Penso che questa volta il Crocus City Hall abbia fatto eccezione e l’eccezione che conferma la regola ha funzionato bene per le casse della sala concerti. Auguro a tutti di poter rivedere la band anche in Italia. Con o senza orchestra. Sempre fantastici.

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.