FATES WARNING – Long Day Good Night

Fates Warning
Titolo: Long Day Good Night
Autore: FATES WARNING
Genere: Progressive Metal
Anno: 2020
Voto: 7,5

Visualizzazioni post:561

Un lungo giorno, stravolto da imprevisti mutamenti climatici e rapide escursioni termiche: tempo instabile con probabili schiarite, benché sia più che limpida la volontà di riconquistare una dimensione progressiva d’autore, habitat legittimo per i pionieri di Hartford.

Chi li ama e li segue dalle origini (come il grigio scriba che già s’affligge per la valutazione numerica affibbiata lassù) non può e non deve mentire: dall’abbandono di Thunder Child qualcosa è cambiato, per sempre. Le redini ben strette nelle mani esperte di Jim e Ray continuano però a condurre un purosangue primus inter pares che istigherà, fino alla fine, un vano parapiglia fra i pur blasonati inseguitori: non si vince, rassegnatevi… da qui ad incensare ogni scorrazzata dei Fates Warning ce ne passa, per quanto dolga ammetterlo.

Oppresso da scale al cotone fulminante e depressioni djent giovanilistiche, la cui scialba esibizione di potenza plastificata mai gabberà i cultori delle simmetrie perfette in voga a fine ottanta, il progressive metal dei duemila necessitava più che mai di una ridefinizione “classicamente moderna”, solo abbozzata, con risultati alterni, nei due capitoli pubblicati da Inside Out Music.

Ripulito dalle scaglie sintetiche di “Disconnected” e “FWX” e spogliato dei preziosismi melodici dei novanta, il nuovo corso inaugurato da “Darkness In A Different Light” sembrava voler sopperire ad una carenza di profondità ed introspezione, così naturali nei capolavori del passato, con opposte istanze di fatuità ed esuberanza, probabilmente dettate dal predominio (dispotismo?) compositivo di Matheos e dall’urto ritmico – oggi sin troppo amplificato dal missaggio di Barresi – di Bobby Jarzombek.

Maturato a distanza fra Spagna e Stati Uniti, prassi d’obbligo nei mesi virali, “Long Day Good Night” è un inatteso tornado autunnale, durante il quale coesistono rigidità invernali ed ipertermie estive: austerità metal, faville acustiche, improvvise burrasche progressive, micro-infiltrazioni elettroniche (chi ha detto OSI?)… nell’ occhio del ciclone, in totale controllo, il mai domo Raymond “Alder” Balderrama, veterano appena decorato per la vittoria in solitaria di “What The Water Wants”.

Più sole che cumulonembi, a fine giornata, poco ma sicuro…detto ciò, meteoropatici ma appagati, dovremmo preoccuparci per l’aura sinistramente profetica del titolo e soprattutto per l’ultimo, breve brano che ne è chiosa sibillina…è veramente giunta l’ora della buona notte?

PS Metal Blade ha già messo a disposizione l’intero album su YouTube: ascoltare e poi comprare. C’è bisogno di dirlo?

Tracce:
1. The Destination Onward
2. Shuttered World
3. Alone We Walk
4. Now Comes the Rain
5. The Way Home
6. Under the Sun
7. Scars
8. Begin Again
9. When Snow Falls (with Gavin Harrison)
10. Liar
11. Glass Houses
12. The Longest Shadow of the Day
13. The Last Song

Formazione:
Ray Alder – voce
Jim Matheos – chitarra
Joey Vera – basso e cori
Bobby Jarzombek – batteria

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