DARK QUARTERER – Pompei

Dark Quarterer
Titolo: Pompei
Autore: DARK QUARTERER
Genere: Epic Progressive Metal
Anno: 2020
Voto: 8,5

Visualizzazioni post:430

POMPEI, 79 d.C.

Da Itaca al golfo di Napoli, solcando verso occidente il mare nostrum, i Dark Quarterer s’imbattono in un panorama non più contemplabile dalle colline verdeggianti che sormontano il capoluogo: dell’imponente rilievo conico a noi così familiare non v’era traccia nel 79 d.C. Adiacente all’attuale, maestoso vulcano, ecco il Vesuvius d’età romana, un dolce declivio lussureggiante… nel prospero municipium si passeggiava spensieratamente «sulla pelle di un gigantesco assassino nascosto» (da “I Tre Giorni Di Pompei”, A. Angela, Rizzoli ed.).

Ed è lì che questa tragica storia in sei capitoli ha inizio.

I) Vesuvius

Da quella bocca antica, nascosta tra vigneti e boschi di roverelle, sgorga come magma scuro l’urlo di Gianni Nepi, personificazione di una furia non più contenibile, devastante nella sua naturale imprevedibilità: è l’hard purpleiano di “Vesuvius” ad aprire “Pompei”, cascate di hammond come lapilli incandescenti, frammisti alla pioggia di detriti emulata dal doppio scabellum del maestro Nipa.

II) Welcome To The Day of Death

«Il sole è spuntato per l’ultima volta tra le cime delle montagne ad est di Pompei…ma nessuno sa, nessuno capisce e tutto si rimette in moto, come sempre»: è il benvenuto di “Welcome To The Day of Death”, scattante prog-metal marcato dall’unicità vocale di Gianni e dalla tecnica deflagrante, infiammata dallo scenario pre-apocalittico, del professor Sozzi e di un Nipa millimetrico nella sua scrupolosità ritmica.

III) Panic

Sotto nebbie corrosive ed alberi spettrali il magma in risalita e le acque delle falde, surriscaldate sino al punto di rottura, s’incontrano generando l’inferno. Una nuvola grigia, partorita dalla terra, cala lentamente dalla sommità del Vesuvius, ricoprendo tutto ciò che incontra d’un velo letale di gas e ceneri…esplosioni come cannonate, sempre più vicine. La città è in allarme, ed è “Panic” a descriverne il rapido climax, con i solismi bollenti di Sozzi e l’organo di Longhi, lacrime d’avorio nella tempesta di pomici.

IV) Plinius The Elder

Tonnellate di magma hanno oscurato il cielo di Pompei, intercalate da valanghe ustionanti di pisoliti che schizzano come proiettili, seppellendo i villaggi limitrofi e modificando per sempre l’aspetto della costa. Macigni cadenti sfondano i pochi tetti risparmiati dalle scosse pre-eruttive e sollevano le acque del golfo, intrappolando tra mare e lava i nobili residenti nel ridente litorale campano. Allertato dall’efficienza degli eliografi romani, Plinio il Vecchio, ammiraglio naturalista, perirà dopo un vano tentativo di soccorso navale…è il pianoforte jazz di Longhi a frantumare in due metà speculari la terremotante “Plinius The Elder”, avvincente incursione epic-prog nel rock più duro dei settanta, lava metallizzata nelle acque esalanti zolfo, incendiate in superficie da una assolo-fiume di Sozzi e dall’eroico sconforto di Nepi/Plinio. Capolavoro.

V) Gladiator

Non per tutti, però, una fine impietosa equivale ad una condanna all’oblio…prigioniero e schiavo dei capricci imperiali, il lottatore dell’arena spera di raggiungere, nell’aldilà, l’agognata vita da uomo libero: è l’epica confessione di “Gladiator”, sogno d’emancipazione scandito da un tempo medio battagliero, in cui Sozzi risponde alle incitazioni del popolo invasato fendendo l’aria infuocata col suo gladio a sei corde; un brano diretto e quadrato, esaltato da un coro di angelica perfezione, unica grazia ricevuta dall’impavido guerriero.

VI) Forever

Il senso d’un esistenza precaria, quando «il cielo s’arrotola su se stesso e le stelle cadono come frutta matura», può trovare solo nella promessa d’amore eterno un’allettante redenzione. Gli amanti morenti di “Forever” spirano avvinghiati, mentre si fa sempre più forbito e progressivo il commento sonoro dei toscani, un avvicendarsi di stati emotivi contrastanti ed impeti strumentali che sembrano seguire i palpiti di due cuori all’unisono: soavità acustiche, evocativi crescendo e tarsie corali composte con una predilezione per i cromatismi caldi, in mesta sintonia con le colate piroclastiche che annienteranno ogni segno di civiltà…

Il dolce pendio è collassato, per sempre. Al suo posto la montagna di fuoco ora svetta, silente, in attesa della prossima rivalsa.

PS Perchè non osare, per una volta, un approccio lirico in lingua madre?

PPS Dedico questa recensione a Luca Avalon, nell’attesa di epiche libagioni in stile…pompeiano!

Tracce:
1. Vesuvius 9:23
2. Welcome To The Day of Death 6:38
3. Panic 8:39
4. Plinius The Elder 7:58
5. Gladiator 6:24
6. Forever 8:01

Formazione:
Gianni Nepi – Voce, Basso
Paolo “Nipa” Ninci – Batteria
Francesco Sozzi – Chitarre
Francesco Longhi – Tastiere

https://www.facebook.com/DarkQuarterer/

6 commenti su “DARK QUARTERER – Pompei”

  1. Grande recensione, come sempre!!
    Ho ordinato il disco ad Enrico di Cruz Del Sur, non vedo l’ora di gustarmelo!

    Grazie per la dedica Oiled, apprezzatissima!
    Quest’estate non siamo riusciti ad incrociarci ma spero di rimediare nelle festività natalizie!

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