VOIVOD – Lost Machine

Voivod
Titolo: Lost Machine
Autore: Voivod
Genere: Progressive Metal
Anno: 2020
Voto: 8

Visualizzazioni post:347

Mi ricordo ancora che quando ascoltai per la prima volta i Voivod non fu subito amore, in quanto mi incappai nel roboante Rrröööaaarrr e all’epoca, ancora poco avvezzo al thrash e a sonorità comunque più grezze e violente, non riuscii ad apprezzare per nulla quell’apparente caos sonoro.

Poco tempo dopo diedi una seconda possibilità ai canadesi con Dimension Hatröss e allora sì, l’amore scoccò. Fu un amore particolare, costellato di frattali e buchi neri, vuoti psichici e ipercubi, un amore tormentato, fatto di (mega)problemi e (macro)soluzioni.

Non nego di aver amato meno i nostri quando si sono avvalsi dell’ugola del cantante/bassista Eric Forrest o quando sono tornati in pista con Snake, proponendo un sound snaturato e lontano dai capolavori degli anni ‘80. Poi Piggy decise di raggiungere davvero dimensioni ultraterrene e sembrò la fine di tutto. E qui entrò in gioco lui, l’uomo grazie al quale la band non solo è rinata, ma sembra evolvere ulteriormente quelle idee lasciate incompiute da “The Outer Limits”; il suo nome è Daniel, ma potete chiamarlo Chewy.

Due album in studio uno più riuscito dell’altro e altrettanti EP e ora la prova del live, con la registrazione effettuata praticamente in casa (durante il Québec City Summer Fest, il 13 luglio 2019). La scaletta pesca dai lavori più recenti come dall’illustre passato, escludendo, ma guarda un po’, il periodo che ho sempre amato meno. Inutile ribadire che i Voivod dal vivo sono una macchina da guerra, un guerriero cyborg impazzito che spara in tutte le direzioni.

Sul palco infatti i nostri accentuano quella componente “punk” mai sopita del tutto, senza però intaccare la bellezza delle loro ardite composizioni: la voce di Snake è meno precisa e più acida, ma proprio per questo ancor più adatta a dar vita alle mostruose e inquietanti rappresentazioni sonore della band. “Obsolete Beings”, per esempio, qui appare più ispirata rispetto alla versione in studio, così come la vetusta “Overreaction” (del 1987), che dal vivo acquista, grazie soprattutto a Chewy, un maggior controllo.

Ottime “Into My Hypercube” e “Psychic Vacuum”, tratte da quelli che sono, secondo il mio parere, i migliori album del quartetto (peccato per l’assenza di “Tribal Convictions”), così come il brano che dà il titolo all’album, con il basso di Rocky decisamente in evidenza.

Fa piacere vedere in scaletta anche quel capolavoro che risponde al nome di “Always Moving”, mentre in chiusura non potevano mancare due pezzi così diametralmente opposti come la cover di “Astronomy Domine” (la versione originale spegne quest’anno le 53 candeline!) e la belligerante “Voivod”, anche se qui meno caotica rispetto alla versione primigenia.
Ottimo live, dissonante, spaziale, insomma: Voivod!

Tracce:
01. Post Society
02. Psychic Vacuum
03. Obsolete Beings
04. The Prow
05. Iconspiracy
06. Into My Hypercube
07. The End Of Dormancy
08. Overreaction
09. Always Moving
10. Fall
11. The Lost Machine
12. Astronomy Domine
13. Voivod

Formazione:
Denis “Snake” Belanger: Voce
Daniel “Chewy” Mongrain: Chitarra
Dominic “Rocky” Laroche: Basso
Michel “Away” Langevin: Batteria e percussioni

www.voivod.com
https://www.facebook.com/voivod
www.centurymedia.com

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