INFAMIA – Infamia

Infamia
Titolo: Infamia
Autore: Infamia
Genere: Progressive Death Metal / Avantgarde
Anno: 1994
Voto del redattore HMW: 7/8
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Benché logori e muffiti da un quarto di secolo, gli alambicchi della Zasko Lab hanno distillato e raffinato miscele complesse ad alta concentrazione di metalli nobili, quasi sempre provenienti dai fruttiferi agri romani: Shoggoth, Desecration (poi D-form), Maskim e Mindscape (chi ha detto Titta Tani?) sono passati fra le mani guantate di “Duka” Moroni e Mauro Matteucci.

Rispetto alle proposte più canoniche dei succitati, validi ensemble (con nota di merito per i seminali Shoggoth, la cui carriera è proseguita sino al 2000) l’operato degli Infamia può essere fondatamente definito ‘sperimentale’, testimonianza ultima dello spirito avventuriero da sempre radicato nella piccola etichetta-studio della capitale, autentico laboratorio di talenti.

La continua tensione tra espressività tradizionale e ricerca sonora, tipica del jazz così come del death tecnico/evoluto dei primi novanta – Cynic e Atheist su tutti – foggiò, nell’unico album dei veneti, un modello estetico mai più replicato, sebbene il connubio tra estremismo metallico, poliritmie colte e obliqui slanci melodici abbia prodotto, nei decenni successivi, opere di spessore artistico notevole: basti pensare alla fusion avanguardistica degli Ephel Duath di “The Painter’s Palette”(2003) e alla provocante schizofrenia prog-kitsch degli Shining di “Blackjazz”(2010).

Solo platonicamente affini a quelle entità proteiformi, gli Infamia giustappongono distorsioni metal e fluidità jazz in maniera apparentemente casuale, alternando dentate alla giugulare e tocchi vellutati: la varietà negli attacchi, i vocalizzi orcheschi e le frequenti fioriture acustiche su continue micro-variazioni ritmiche rendono lo svolgimento delle quindici tracce – nessun brano supera i centoquaranta secondi – totalmente imprevedibile, offrendo un’esperienza d’ascolto incomparabile anche al cospetto d’un retroterra progressivo/estremo rigoglioso come quello dell’epoca.

Gli strumenti divengono estensioni del corpo, oggettivazione della sensibilità deviante del quartetto: chitarre ‘emotive’, basso sciolto straripante ed asimmetrie senza soluzione di continuità frantumano l’animalità del death metal, innestandolo di momenti di pura improvvisazione melodica.

È questa organicità solo parziale, questa frammentazione destabilizzante ed anomala persino in un contesto anticonformista, a rendere poco fruibile “Infamia”, condannandolo ad un immeritato oblio ed alla adorazione silenziosa di pochi fedeli, per sempre devoti alla Trinità Arte-Genio-Follia.

Unitevi al culto. Con infamia e con lode!

Tracce:
1.Suffering Information
2.Organic Factory
3.Universe Man
4.Dilemma
5.Cohabitation
6.Once
7.Despondency
8.Nevrosi
9.Powerless
10.Thatched Roof
11.Confinement
12.Incompatibilità
13.Your Silence Insanity
14.Youth Faded Away
15.Sick Inside
16.Tun Dish…

Formazione:
Emanuele Ferrabò – Structure Guitar, Vocals
Cristian De Bortoli – Emotive Guitar
Michele “Carlos” Conte – Free Bass
Marcello Cuppone – Intricate Drums

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