ROYAL HUNT – Dystopia

Royal Hunt
Titolo: DYSTOPIA
Autore: ROYAL HUNT
Genere: Metal Melodico Sinfonico/Progressivo
Anno: 2020
Voto: 7,5

Visualizzazioni post:546

«Era una gioia appiccare il fuoco. Era una gioia speciale vedere le cose divorate, vederle annerite, vederle diverse…Il lunedì bruciare i luminari della poesia, il mercoledì Melville, il venerdì Whitman, ridurli in cenere e poi bruciare la cenere stessa…». (Fahrenheit 451, Ray Bradbury,1953).

Mentre si sfaldano, arse dalle fiamme, le pagine paiono nere farfalle notturne, che tramutano in fumo la memoria collettiva dell’umanità. Vestigia dell’antica cultura, le parole scritte destabilizzano, suscitano interrogativi e accendono gli animi, trasmettendo conoscenza e donando libertà: sono pericolose e proibite, nemiche di un potere politico che esercita il controllo su ogni dinamica sociale annebbiando le menti attraverso subdoli artifici tecnologici.

Diciannove anni dopo il trittico ispirato a “Cronache Marziane” (“Intervention”, “The Mission” e “The Watchers”, singolo, album ed EP) è nuovamente il precursore americano a far scoccare – predicato più che mai confacente – la scintilla creativa di Andrè Andersen e DC Cooper. Un ascendente colto che illumina ancora una volta le partiture sinfonico-progressive dei Royal Hunt, oggi più che mai dense di cinematica drammaticità. Sostenuto con pathos dalle ugole amiche di Mats Levén e degli ex Mark Boals ed Henrik Brockmann, il monumentale allestimento armonico di “Dystopia” non accusa cedimenti, sebbene la magniloquenza delle orchestrazioni proceda spesso in bilico fra eleganza sottile e pomposa ridondanza.

Come le sirene dei pompieri inversi, inceneritori del sapere passato nel capolavoro distopico di Bradbury, a destare l’attenzione di chi giace in ascolto sono le sferzate più metalliche del virtuoso Larsen, brevi sussulti nel portamento regale dei danesi, ligi al protocollo di una Corte in cui regnano, incontrastati, Uriah Heep e Deep Purple, fra immensi arazzi di tastiere e sfarzosi controcanti corali. Tutti segni distintivi di una discografia pressoché inappuntabile, coerente eppure mai statica, refrattaria all’omologazione e all’appiattimento culturale da tirannia tecnocratica apertamente condannati, settant’anni fa, in Fahrenheit 451.

Difficile battere “Moving Target”, “Paradox” e lo stesso “The Mission” – esaltato dalla prestazione spaziale di John West – al gioco della trasfigurazione del suono hard-prog dei settanta, ciclicamente aggiornato, tonificato e lustrato da produzioni più o meno moderne; una forma espressiva che può oramai affidarsi alla sola pregevolezza melodica per scongiurare seccanti sensazioni di deja-vu. Ed è proprio grazie a tale requisito che brani come “The Art Of Dying”, “I Used To Walk Alone” e “Snake Eyes” risparmiano a “Dystopia” l’onta di un’eccessiva autoindulgenza compositiva, ponendolo in posizione dominante sulle produzioni seguite al rientro in squadra di Donald Christopher Cooper, nel 2011.

Come direbbe Ray:

 « …le cose che andate cercando prendetele dove ancora potete trovarle, in vecchi dischi, in vecchi film, e nei vecchi amici; cercatele nella natura e cercatele soprattutto in voi stessi. I libri sono solo un veicolo, un ricettacolo in cui riporre tutte le cose che temiamo di poter dimenticare. Non c’è nulla di magico, nei libri: la vera magia sta in ciò che essi dicono, nel modo in cui hanno cucito le pezze dell’universo per mettere insieme così un mantello di cui rivestirci…»

Buona caccia.

Tracce:
Inception ℉451
Burn
The Art Of Dying
I Used To Walk Alone
The Eye Of Oblivion
Hound Of The Damned
The Missing Page (Intermission I)
Black Butterflies
Snake Eyes
Midway (Intermission II)

Formazione:
André Andersen – tastiere
DC Cooper – voce
Andreas Passmark – basso
Jonas Larsen – chitarre
Andreas HABO Johansson – batteria

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https://twitter.com/royalhuntband

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