STEVEN WILSON – The Future Bites

Steven Wilson
Titolo: The Future Bites
Autore: Steven Wilson
Genere: Progressive Pop
Anno: 2021
Voto: 7,5

Visualizzazioni post:809

Eccolo, un altro album che farà discutere parecchio: i puristi del prog grideranno allo scandalo, altri lo adoreranno. Non è la prima volta, e non sarà l’ultima, che Wilson rimescola le carte spiazzando tutti. Dagli esordi psichedelici à la Ozric Tentacles dei primi Porcupine Tree (all’epoca una one man band), alle derive più progressive dei successivi album, sino all’alternative-rock degli ultimi, passando per innumerevoli progetti (I.E.M., Blackfield, No-Man, Storm Corrosion, Bass Communion,…) senza contare la carriera da produttore, il cantante e polistrumentista Steven Wlson è l’uomo d’oro del prog dei 2000, artista multiforme che non ha più niente da dimostrare a nessuno. Iniziata una carriera solista a suo nome nel 2008, è riuscito, anche in questa veste, a pubblicare dei veri capolavori sonori.

Riconfermati Beggs, Holzman e Blundell, l’album, una sorta di concept sulle dipendenze umane del XXI secolo, è un ulteriore passo verso sonorità più elettroniche e algide. La partenza non è delle migliori: alla malinconica intro di “Unself” fa seguito “Self”, pezzo smaccatamente pop che funziona meglio nelle strofe che nel banale refrain. Anche l’elettronica “King Ghost”, seppur migliore della precedente, non convince troppo, ma a rialzare le quotazioni dell’album ci pensa l’ottima ballata “12 Things I Forgot” che ci ricorda maggiormente il Wilson che tutti che conosciamo.
Si ritorna ad atmosfere maggiormente elettroniche con il post-soul di “Eminent Sleaze”, sin troppo ripetitiva, ma “Personal Shopper”, già conosciuta per il suo brillante video (uscito in rete, guarda caso, proprio il giorno del famigerato “black friday”), elegante (ma inquietante) dance-pop con un ritornello al 100 % wilsoniano e la notturna ed elettronica “Eminent Sleaze”, sono due pezzi da novanta.

“Follower” è una sorta di rilettura progressive dell’elettro-pop, come se i The Killers duettassero coi Rush degli eighties ed è, indubbiamente, uno degli highlights dell’album, mentre la conclusiva “Count Of Unease” è una dolcissima ballad dall’andatura quasi liturgica.

Questa volta il buon Steve ha osato parecchio: i fan sapranno apprezzare? Noi sì.

Tracce:
01. Unself
02. Self
03. King Ghost
04. 12 Things I Forgot
05. Eminent Sleaze
06. Personal Shopper
07. Man Of The People
08. Follower
09. Count Of Unease

Formazione:
Steven Wilson: Voce, chitarra, tastiere
Adam Holzman: Tastiere
Nick Beggs: Basso, Chapman Stick
Craig Bundell: Batteria

www.stevenwilsonhq.com
https://www.facebook.com/StevenWilsonHQ
www. https://carolinerecords.tumblr.com/

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