REIDO – Anātman

Reido
Titolo: Anātman
Autore: Reido
Genere: Doom Death Metal
Anno: 2019
Voto: 8 -

Visualizzazioni post:117

Alzi la mano chi si ricorda di quando « Russia », per noi e il nostro piccolo mondo, altro non era che una sineddoche per « Unione Sovietica ». I più svegli tra noi avevano forse già fatto caso a nomi quali Ucraìna, [la misteriosa] Russia Bianca, Moldavia e magari Kazakistan e tutto ciò che ci rimava. Non nuova ad intese sovietiche, è proprio nella fredda Рэспубліка Беларусь, la Bielorussia (insomma, la Russia Bianca), che l’etichetta britannica è andata a tuffare nuovamente le mani. Alexander Kachar e Anton Matveev, oltre a presentare Dmitry Kochkin – queste le trascrizioni latine degli originali cirillici –, si confermano gelidi rimestatori dell’abisso per tramite di Anātman; opera che fa seguito a F:\all (2006, album per Solitude Productions), Detect Memory (2006, singolo) e Minus Eleven (2011, album per Slow Burn Records, branca della Solitude).

Il gruppo, un trio doom death metal declinato all’inglese e con un piede nel sottogenere funeral, è liquidamente accorto nel gioco del bilanciamento dei proprî mezzi. Apre “Deathwave”, ondata di morte introduttiva con un primo spaccato atmosferico, nel quale si insinua una breve melodia poi ripresa dagli strumenti veri e proprî nella seconda parte. Questa si aggancia direttamente a “The Serpent’s Mission” ed ecco che lo stile dei Reido scopre le carte: chitarre profonde ed interdipendenti tra affondi ritmici e cesellature soliste, timidi bisbigli, batteria lassa ma generosa di inserti, voce catacombale, fredde note di tastiera. La produzione è oltremodo cristallina e tagliata, ma ce ne facciamo presto una ragione. “Dirt Fills My Mouth”, la più spiccia nel lotto della forma-canzone, mette sul piatto l’oculatezza nell’impiego di arpeggi netti ed ineffabili sussurri.

L’interazione simbiotica fra i grigi utensìli dei Reido vede un’ipotetica summa in “Liminal”: slabbrata e sofferta, inframezzata da una sezione poco palpabile, si conclude infine sfumando. Il tempo di un altro interludio strumentale – “Anātman”; frutto di sintetizzatori non estranei a certo gusto pinkfloydiano – e i quattordici minuti di “Vast Emptiness, No Holiness” interpretano lo smottamento finale, a chiusura di un lavoro al quale, a costo di risultare poco credibili, non esitiamo ad assegnare una votazione più che favorevole.

Per chi è in cerca di affrancazione dai propri assilli.

Tracce
01.  Deathwave
02.  The Serpent’s Mission
03.  Dirt Fills My Mouth
04.  Liminal
05.  Anātman
06.  Vast Emptiness, No Holiness

Formazione
Alexander Kachar: chitarra, basso, voce, sintetizzatore
Dmitry Kochkin: batteria
Anton Matveev: chitarra, sintetizzatore, elaborazioni sonore

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https://reido0.bandcamp.com/track/an-tman
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