ALTARAGE – Succumb

Altarage
Titolo: Succumb
Autore: Altarage
Genere: Black / Death Metal
Anno: 2021
Voto Redazione HMW: 7/8

Visualizzazioni post:313

È un balzo nell’abisso, “Succumb”. La caduta libera è di breve durata. Il primo impatto spezza le reni, dalle orecchie zampilla sangue e il buio avvolge tutto… per fortuna: vi impedisce di vedere cosa si protende a scorticarvi la pelle mentre rimbalzate, come sacche d’ossa, contro le pareti di un pozzo a spire che si restringe, per poi riaprirsi ed inghiottirvi di nuovo, con infinita voracità.

Approcciare il quarto monstrum partorito dagli Altarage e sperimentare sensazioni di annichilimento così radicale, ancor più in questo drammatico momento storico, richiede temerarietà. Qualora non fosse disponibile potreste giustificarvi con il principio di terapia d’urto, secondo il quale, ad un quadro morboso avanzato e apparentemente insanabile – come quello planetario attuale? – sia raccomandabile opporre una dose potenziata dei rimedi solitamente più efficaci, da somministrare senza soluzione di continuità: tempi furiosi, pause apocalittiche, rantoli a mala pena distinguibili dal clangore sordo dei riff, impastati in strutture dilatate e subito ricompresse a formare una poltiglia scura che deforma, coprendoli con spessi strati di dissonanze, i contorni di una realtà divenuta inaccettabile.

L’esasperazione, quindi, come modalità espressiva di stati d’animo profondi, proiettati all’esterno col fragore sinistro di corde e pelli martoriate all’inverosimile. Una celebrazione dello sfacelo congenita al black/death metal trasfigurato e disarmonico attraverso il quale Portal, Abyssal, Ævangelist e consorteria patogena hanno infettato la scena ormai da decenni. I baschi si spingono oltre, in una sorta di nichilismo espressionista, in cui i sintomi della sofferenza sembrano talmente fuori controllo da frustrare qualsiasi tentativo di soccorso. E invece no, la salvezza alla fine arriva sotto forma di purificazione, una rigenerazione nel dolore che trae energia dalla brutalità primitiva di “Magno Evento” e “Lavath” così come dagli scenari cataclismici di “Foregone”, dalle configurazioni ritmiche scarnificate di “Watcher Witness” e “Vour Concession”, dalle continue alterazioni atmosferiche di “Forja”.

Continuate a precipitare, sbranati da zanne invisibili, fino all’incipit regolare di “Devorador De Mundos” (chi ha detto Gojira?) un urlo munchiano di ventuno minuti e dodici secondi (2112) scandito dai rintocchi plumbei del doom più nero e cantilenante, quasi a voler smussare l’asperità di quegli spigoli vivi contro i quali, solo pochi attimi prima, avete cozzato così violentemente… un’eco roboante che si spegne a poco a poco, assorbendo l’unico spiraglio di luce rimasto. Vi resta giusto il tempo per un ultimo respiro.

Catartici.

Tracce:
1. Negative Arrival (2:03)
2. Magno Evento (3:45)
3. Maneuvre (3:20)
4. Foregone (7:40)
5. Drainage Mechanism (4:22)
6. Watcher Witness (4:37)
7. Fair Warning (1:43)
8. Lavath (4:08)
9. Forja (4:01)
10. Inwards (2:18)
11. Vour Concession (4:07)
12. Devorador De Mundos (21:12)

Formazione:
sconosciuta

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https://www.season-of-mist.com

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