LA JANARA


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LA JANARA – Tra le tenebre

Due chiacchiere con La Janara, band campana autrice dell’acclamato “Tenebra” (qui la recensione di Dwight Fry). Se oggi, a cercare il termine “janara” su Wikipedia, ci si imbatte esclusivamente nella strega della tradizione beneventana o nel film horror del 2014, tra un po’ di tempo una pagina di disambiguazione potrebbe chiederci se stiamo cercando la strega della tradizione beneventana, il film del 2014 o la band omonima di musica heavy metal. Il loro successo presso pubblico e critica, infatti, sta crescendo e neppure lentamente.
Persino tra gli “under 6”.
Intervista raccolta da Dwight Fry

Prima di formulare quesiti complicati, permettetemi di essere banale (ma educato) e di chiedervi come state. Con che spirito state affrontando la pandemia, specie in questo periodo di riaperture? Avete anche voi la sensazione (cito De André, così Il Boia è contento e io passo per intelligente) che qui, ormai, “chi non terrorizza si ammala di terrore”?

[La Janara] Rischio di essere banale anche io, ma la situazione è davvero pesante. Per la musica è un periodo oscuro, nutro tanta stima ed ammirazione per i musicisti che hanno promosso i loro lavori e prodotto nuovi dischi in questi ultimi mesi. Fortunatamente per noi, nonostante le distanze che ci separano e che non ci permettono di suonare, non ci siamo fermati e stiamo portando avanti i nostri progetti. Per fortuna, nel privato, la Musica ci sostiene e ci fa andare avanti.
[Il Boia] Un anno di lockdown ha cambiato quasi tutto nella mia vita: una sola certezza, ho intenzione di continuare a scrivere e a suonare dischi per La Janara fin quando la Grande Mietitrice non verrà a prendermi, e sono sicuro che si presenterà da me con una nostra t-shirt.

La musica è rimasta senza voce per mesi. Nel frattempo le chiese restavano aperte. Mai pensato di imbucarvi e di dare appuntamento ai fan tra panche e ceri?

[La Janara] “Tenebra” è un capitolo chiuso, a parer mio non ha più nulla da dire… se si fosse trattato del nuovo album un pensierino lo avremmo fatto;)

Parliamo di Violante, grande protagonista del concept. Anche a non sapere nulla delle tradizioni della vostra terra, si riesce a percepire in modo epidermico la sofferenza e la rabbia di questo personaggio. Ve lo chiedo da meridionale: è una mia impressione o quando bisogna mettere in risalto l’arretratezza e il lato meno solare del sud Italia, quasi sempre viene concepita una storia che ha per protagonista una donna?

[La Janara] Fa male ammetterlo, specie per me, ma nella “scala sociale” di ogni cultura ed epoca la donna occupa sempre un gradino più basso. Nella tradizione meridionale, in particolare, dalle novelle di Verga al folklore popolare, la donna soccombe sempre, è sinonimo di perdizione e ignoranza, di diabolica sensualità, apre le porte al Male e al Peccato. Ma è proprio in questo che risiede il suo fascino: sconfitta, ti ammalia e ti attira insieme a lei in un vortice di perdizione e di immoralità…
[Il Boia] Per quanto riguarda il Sud Italia, quella che chiami “arretratezza” è un mondo fitto di tradizioni e gesti rituali che non esito a definire magico.

In un’altra intervista il Boia ha dichiarato che le janare di oggi sono le donne. Formulo una domanda antipatica ma forse legittima: non è una visione un po’ “binaria”? Voglio dire, ci sono donne che sembrano del tutto a proprio agio in ruoli subalterni all’uomo (si dichiarano finanche orgogliose di ciò), così come ci sono donne ai posti di comando che non solidarizzano affatto con le altre donne. In ossequio alle vittime dell’ignoranza, dei soprusi e della violenza, non sarebbe preferibile operare allora dei distinguo anche all’interno del mondo femminile? Per non sovrapporre una mistica all’altra, ecco.

[Il Boia] La violenza di genere è una piaga vecchia di millenni, è invece molto più facile che certi reati vengano socialmente accettati e intesi come semplici declinazioni dell’amore, e questo è gravissimo. Le janare di oggi, comunque, non sono solo le donne, ma tutti coloro, a prescindere dal sesso, socialmente stigmatizzati per il proprio spirito critico, per i propri comportamenti poco consoni al buon costume e alla morale comune e che continuano a vivere secondo il proprio codice etico e perché no, anche estetico.

In questi giorni si è parlato molto di “catcalling”, che io manco sapevo cosa fosse. Cioè, non sapevo lo chiamassero così. E un po’ m’è venuto da ridere, sarò sincero, al pensiero che sui social abbiano espresso una ferma condanna del “catcalling” pure quelli che poi, ai concerti, sparano i “nuda-nuda” non appena vedono una donna sul palco. È capitato anche alla Janara o fin qui ti sei risparmiata questa deprimente tradizione concertistica?

[La Janara] Credo che sia una cosa davvero mortificante… soffermarti su come appari e non per quello che sei denota non solo ignoranza ma anche superficialità, e questo vale sia per gli uomini che per le donne e non solo nella musica. Mi è capitato di assistere a diversi concerti in cui le frontwoman sono state viste come degli oggetti di piacere, mentre altri in cui erano coperte da un alone di sacralità. Penso sia un atteggiamento che varia da band a band per cui se la cantante decide di sfruttare non solo la sua voce ma anche il proprio aspetto e la propria fisicità tanto meglio. Dopotutto la musica è anche immagine e marketing (Elvis o David Bowie, tanto per fare un esempio). Personalmente non mi è mai capitata una cosa così imbarazzante, ma non ti nego che per me sarebbe abbastanza frustrante se il pubblico dovesse concentrarsi sul mio aspetto o sul mio look sorvolando il lato artistico.

Leggendo i testi (cosa che il booklet del CD di “Tenebra” non agevola affatto, unico difetto di un oggetto altrimenti assai curato, a partire dalla bella copertina) è facile che il pensiero voli a “Sud e magia” di De Martino oppure a certi studi di Girard, anche se Il Boia cita sempre “Nella terra delle janare” e prima o poi mi toccherà leggerlo. Proprio l’antropologo francese diceva che “il sacro è violenza”. Io non confondo mai la persona con l’artista, quindi non so se sussista una visione paganeggiante a guidarvi nel quotidiano, tuttavia vi chiedo se vi è mai capitato di riconoscere “la violenza del sacro” in qualche episodio delle vostre vite.

[Il Boia] La religione mi interessa poco, più che altro è la religiosità a colpirmi. Ho visto persone atee convinte pregare in un momento di lutto e malattia, le invocazioni al cielo tinte di superstizioni, consuetudini e riti pre-cristiani delle vecchiette del mio paese. “Sud e magia” è un libro fondamentale, l’altro è un bel libro di racconti di storia locale, tuttavia, da autore dei testi, ciò che mi viene naturale è inventare delle storie, usando parole che suonino bene sulla musica che scrivo. La violenza del sacro non l’ho mai subita, semmai, è il modo in cui tale violenza riesce a limitare l’intelligenza e la creatività di alcune persone, anziché innalzarla, ad affascinarmi.
[La Janara] Quando mi hanno bocciata al corso di catechismo per mancata frequenza…

Il Boia ha più volte espresso la sua ammirazione per Le Vibrazioni, gruppo che in àmbito metal è noto più che altro per le bottigliate che si son presi nel 2010, aprendo per gli AC/DC. Lui dai fan di quale gruppo, musicalmente lontano da La Janara, vorrebbe farsi “bottigliare”? Ovvero: per quale suo mito vorrebbe aprire un concerto, anche a rischio di beccarsi insulti e minacce dai relativi fan?

[Il Boia] Ribadisco la mia ammirazione per Le Vibrazioni. Hanno sempre sparso qua e là nei testi il segno dei loro interessi magico-sessuali, in canzoni che sono entrate in classifica con frasi come “e ballando sul mio ventre puoi chinarti per cogliere il mio seme”. Adoro il modo di cantare, di attraversare le melodie e l’utilizzo del theremin, del mellotron e della strumentazione vintage in brani pop che specialmente in “Officine Meccaniche” (disco per me indispensabile del rock italiano di inizio secolo, con brani meravigliosi come ‘Eclettica’ e ‘L’Inganno del Potere’) si intreccia ad arrangiamenti debitori al rock dei primissimi anni ‘70. Fondamentalmente, loro sono stati la versione moderna, nel primo decennio del secolo, dei gruppi beat italiani di fine anni ’60, filtrata da una sensibilità funk e alternative anni ’90. Vorrei aprire un concerto di Selvans, Witchwood o Il Segno del Comando. Le bottigliate? Che ci provino, sono bello grosso, e molto aperto allo scontro.

La Janara, invece? Quali sono i suoi punti di riferimento, fermo restando che la sua voce è molto personale e già caratterizzata (caratterizzante).

[La Janara] Rischio di essere molto banale, ma sin dalle mie prime band ho sempre avuto come punto di riferimento Dickinson, Halford, Dio, Plant… Quando abbiamo cominciato a suonare, io e il Boia ci cimentavamo in cover dei Maiden, per cui l’imitazione da parte mia era la prima regola! Col tempo e con la maturità, mi sono sempre più allontanata da questi punti di riferimento e, benché sempre presenti, ho ricercato uno stile che fosse più personale e caratterizzante. Una grande conquista per un musicista è essere riconosciuti, ad un primo ascolto, per il proprio stile, ed io punto proprio a questo. Il mio intento è quello di unire in un’unica voce il timbro sensuale ed ammaliante a quello furioso e dannato, e con il prossimo lavoro cercherò di esprimere al meglio queste due anime della Janara.

Sarei curioso di sapere se anche l’Inquisitore e soprattutto il giovanissimo Mercenario, sessione ritmica della band, vanno matti per qualche gruppo/artista in particolare. E visto che ci siamo, estendo la domanda a colui che nel frattempo è diventato il tastierista fisso del gruppo, Il Diavolo.

[L’Inquisitore] Le mie influenze musicali sono abbastanza varie. Gli Iron Maiden sono il gruppo che senza dubbio mi ha fatto iniziare a suonare. Fin da bambino (grazie alle cassette e ai dischi di mio padre…) ho ascoltato tanto rock, sia italiano che straniero, e cantautori italiani. Ho anche una grande passione per la musica elettronica degli anni ’80. Oggi di tutto, dalla classica al jazz, perché la bellezza della musica è anche nella sua varietà.
[Il Mercenario] Ho iniziato a suonare coi Metallica, Guns N’ Roses, Green Day, i classici gruppi con cui iniziano tutti, poi mi sono fossilizzato sull’hip hop e il rap, soprattutto Salmo. Adesso ascolto perlopiù Rival Sons, Black Stone Cherry, John Mayer, Snarky Puppy, Vasco, sulla mia pennetta in auto c’è tutta la merda possibile!
[Il Diavolo] Molto cantautorato e prog italiano anni ’70, black metal sinfonico e atmosferico, musica classica e alcuni nomi: Metallica, Eiffel 65 e Little Big.

Al Diavolo chiedo pure se conosceva già la band, in che modo ci si è ritrovato dentro e se, come me, apprezza il senso della misura mostrato fin qui dal Boia in sede di songwriting, per quanto attiene alla parte strumentale. Ho sempre pensato che nell’heavy-doom poche note di tastiera/piano possano risultare più incisive di mille fughe, se inserite nel punto giusto e con gusto.

[Il Diavolo] Dire che conoscessi già la band è riduttivo, la verità è che il mio ingresso in pianta stabile rappresenta la chiusura di un cerchio, da quella lontana serata all’Hades di Napoli quando esordii dal vivo col mio vecchio gruppo, proprio insieme ai ragazzi de La Janara. Col Boia è nato immediatamente un rapporto di profonda stima e amicizia, gli scambi musicali tra di noi sono stati continui e costanti negli anni, fatti di continue scoperte e vicendevoli arricchimenti dati i nostri background differenti, che tuttavia trovavano sempre un punto di incontro. L’idea di collaborare è sempre stata presente, credo fin da subito, anche se mai concretizzata per tutta una serie di ragioni. Poi il primo lockdown post-pandemia ha sovvertito molte cose, ha coinciso con la fine del mio precedente progetto, mi ha fatto capire che i tempi erano maturi per questa nuova avventura. Quanto al songwriting e agli arrangiamenti, il mio intento è proprio quello di non stravolgere nulla ma di “colorare” delle strutture che funzionano e che risultano sempre di grande impatto. I virtuosismi fini a sé stessi non mi appartengono, pertanto le mie tastiere andranno nella direzione di accrescere l’atmosfera dei brani, il tutto senza escludere l’evenienza di qualche sorpresa o di qualche pazzia, ovviamente.

Nel videoclip di “Mater Tenebrarum” compaiono scene tratte da “Haxan” e anche il video di “Violante Aveva un Osso di Capra”, nella sua semplicità, ha un taglio cinematografico. Due sole scene senza stacchi, mi chiedo però quante take ci siano volute. Chiedo alla Janara se sia stato più divertente o più difficile, recitare nel videoclip. Chi ha effettuato le riprese?

[La Janara] Se penso a quel video, mi viene in mente tutto tranne la semplicità! È una storiella tragicomica a pensarci. Il video è stato girato nel 2019 da Giuseppe Rossi, autore di ‘Malevento’ e de ‘Il Canto dei Morti’, verso la fine di novembre, aggiungi il fatto che viviamo in zone montagnose e ti lascio immaginare che non sia stato particolarmente piacevole dal punto di vista climatico, e ti parla un soggetto che sopporta bene il freddo e che al contrario detesta le temperature alte! Non solo avevamo poche ore a disposizione per girare, ma quella mattina il meteo era veramente… ossianico! Nebbia, umidità, il terreno era tutto fangoso, c’erano 5° ed io avevo addosso un vestito di lino… e nient’altro sotto! Sfido chiunque a risultare impassibile, convincente e sexy con quelle temperature… Insomma, le cose non andarono come previsto, io ero molto delusa dalla performance e dalle riprese, così decidemmo di rigirare il video qualche giorno dopo. Nel frattempo il tempo stringeva, il video doveva uscire il 4 dicembre, questa volta avrebbe dovuto essere la definitiva! Memore della rischiata ipotermia della settimana precedente, mi armai di termos e felpe e di gran pazienza (Rossi è un perfezionista ancor più di me!), girammo diverse take e alla fine l’impresa riuscì bene. Come faccio a dirlo? Semplice, nessuno che abbia visto il video ha mai lontanamente immaginato che durante le riprese stessi tremando dal freddo;)

A questo punto ritengo doveroso includere nella chiacchierata il “sadico” Giuseppe Rossi. Il 7 maggio è apparso su YouTube l’official video de ‘Il canto dei morti’, ne approfitto per chiedere lumi sulla sua realizzazione. A chi è venuta l’idea di trarre un video proprio da questa canzone, peraltro la più sabbathiana di “Tenebra”? Dove sono state effettuate le riprese e chi sono i giovani attori?

[Giuseppe Rossi] L’idea è partita proprio da me perché avendo realizzato per La Janara già due videoclip tratti dall’album “Tenebra”, sentivo che fosse necessario realizzarne un terzo e completare così una sorta di trilogia. Sarebbe dovuto uscire nell’estate del 2020 ma è stato poi posticipato per via della pandemia. Nonostante sia in linea con gli altri due video della trilogia, questa volta ho deciso di spingere più su un look vintage da film horror anni ‘60 e su un’atmosfera da favola dark. Nella creazione dello stile visivo mi sono infatti ispirato soprattutto a film come “La Maschera del Demonio” di Mario Bava e “DellaMorte DellAmore” di Michele Soavi, due grandi classici dell’horror italiano, ma anche a “Suspiria” di Dario Argento. La scelta degli attori non è stata facile, cercavamo dei volti semplici ma che riuscissero a esprimere bellezza e tragicità allo stesso tempo. La protagonista del video è interpretata da Cristina Voloshyn, attrice e modella emergente. La storia narrata è quella di una strega che risorge dalla tomba grazie a un patto con un demone (interpretato da Arianna Fico) per dare un ultimo bacio all’uomo da lei amato (interpretato dal fotomodello Jacopo Sallicandro). All’inizio era previsto che ci fosse anche la band, nel video, poi abbiamo deciso di renderlo più cinematografico lasciando interamente spazio alla narrazione. Sono stati girati anche vari finali prima di arrivare a scegliere quello più adatto alla versione conclusiva del montaggio. Nonostante la breve durata, il videoclip ha subito un lungo processo di post-produzione, arrivando ad oltre 50 inquadrature con effetti speciali digitali. Le riprese si sono svolte interamente presso la country house “Il Serrone” a Guardia Lombardi (AV), luogo che a differenza di come mostrato nel videoclip è molto verde ed accogliente.

Alle voci di musicisti e regista aggiungiamo quella della casa discografica che per prima ha creduto nella band, la genovese Black Widow, così chiudiamo il cerchio. Rivolgo al fondatore dell’etichetta, Massimo Gasperini, una domanda che è figlia di altre chiacchierate, di altri trascorsi: i gruppi esordenti (si) chiedono spesso cosa può fare l’etichetta per loro, ma di rado si domandano cosa possono fare loro per l’etichetta, quand’anche si rimanga nel puro underground. Ti chiedo allora: ritieni di aver donato qualcosa di importante ai ragazzi de La Janara, in questi primi anni di collaborazione? E viceversa: cosa hanno lasciato di prezioso, questi giovanotti dai nickname lugubri, nel cuore di un vecchio rocker come te?

[Massimo Gasperini] Sin dal loro primo demo ci hanno trasmesso una strana sensazione che ci ha ricordato le stesse emozioni di quando abbiamo prodotto il primo album dei Malombra e l’esordio de Il Segno del Comando, due band alle quali noi siamo molto affezionati. Hanno quel qualcosa di oscuramente affascinante, sarà anche per la voce particolare e profonda, per quei testi così criptici che parlano delle nostre leggende popolari, poi quella copertina sexy ma macabra… Noi crediamo in questa band, la stiamo aiutando a crescere con i nostri consigli fatti anche di attenti e ripetuti ascolti di capolavori degli anni ’70 e non solo. Sono ragazzi molto educati e simpatici, due cose che noi non sottovalutiamo mai, inoltre si danno da fare e non stanno li fermi aspettando che si faccia tutto noi… poi c’è ancora qualcosa di indefinibile che ci lega… ma sono sensazioni non traducibili facilmente a parole. Ci aspettiamo molto dal nuovo album: deve essere, e sarà, superiore a “Tenebra”, che comunque resta un album bello e importante.

Ora una confessione: quasi mai apprezzo i gruppi metal con voce femminile e/o con liriche in italiano, non vado matto per il doom e per i cantautori, ciononostante ho comprato il CD di “Tenebra” dopo averlo ascoltato su Bandcamp. Chiedo al Boia e alla Janara se per caso mi hanno plagiato con qualche rituale o se bisogna accettare l’idea che, come ho scritto nella mia recensione, “Tenebra” sia un disco che potenzialmente può piacere a un pubblico rock-metal più vasto del solito.

[Il Boia] Chiaramente un rituale stregonesco ad opera della Janara in persona, e comunque neppure io sono propriamente un fan del doom o dei cantautori e delle voci femminili. Il mio musicista preferito di ogni tempo è Eric Clapton, e le mie band preferite i Cream, Led Zeppelin, Black Sabbath, Deep Purple, tuttavia ciò che ho suonato con la band è davvero ciò che mi è venuto più spontaneo fino ad ora. Un mio amico fraterno che non c’è più, grande poeta, diceva che l’artista non è qualcuno che ha qualcosa in più rispetto agli altri, ma qualcuno cui manca qualcosa. Ecco, per me è così. Il vuoto che avverto, talvolta, viene colmato dal processo catartico della creazione musicale. Una volta che il disco è pronto, non ci appartiene più, è del nostro piccolo pubblico. Ognuno di noi fa un lavoro diverso, la nostra band e la nostra musica sono semplicemente un’esigenza esistenziale, una questione di serenità o di inquietudine. Se ciò che tiriamo fuori dal cappello finisce per piacere a qualcuno, ci fa molto piacere, se non piace non ne facciamo un problema. La nostra musica è uno specchio leale di tutte le nostre fragilità, complessità, prospettive, una visione alquanto realistica di chi eravamo mentre la scrivevamo e la registravamo. La nostra onestà consiste nell’offrirvi un album onesto che ci rappresenti, quando il disco è uscito noi siamo già diversi, ecco perché abbiamo un occhio molto più rivolto verso noi stessi che verso il pubblico, che però, in realtà, amiamo e ascoltiamo tanto. La percezione che abbiamo, tuttavia, del gradimento del nostro pubblico è molto incerta, anche perché qui, in Irpinia o in Campania, non siamo molto popolari. Abbiamo spedito quasi tutto il nostro merchandising in Germania e in Inghilterra, al nord Italia o in Basilicata, ecco perché non so se potremmo piacere ad un pubblico più vasto rispetto a quello degli altri gruppi metal, perché non conosco il pubblico degli altri gruppi metal.

Eppure ho notato, nei vostri riguardi, un forte interesse da parte delle webzine italiane, cosa non del tutto scontata. Qual è stato il complimento che vi ha fatto arrossire? E quanto vi manca per montarvi la testa? Dicono che nel metal di casa nostra sia consuetudine, mi auguro non vogliate sottrarvi a una tradizione decennale.

[Il Boia] Se siamo apparsi su tante riviste è solo merito della promozione delle nostra amata Black Widow Records! Montarmi la testa? Per una manciata di concerti e di copie vendute, o per i numeri ridicoli su Spotify? Al massimo mi smonto la testa! Pensa che alcuni dei miei amici più cari, nonché diversi membri della mia famiglia, sanno a malapena che suono. L’importante è la magia di quando hai tutto in testa e poi quella confusione finisce su un vinile. In fase di scrittura e in studio sono molto meticoloso; quando il disco è uscito lo dimentico, non è più affar mio. Più che arrossire, mi intenerisce quando i nostri ammiratori ci chiedono di fare un piccolo video per i loro bambini (andiamo fortissimi fra gli under 6), mentre ogni volta che in una recensione scambiano la nostra cantante per un uomo beh… lì mi diverto tantissimo, ma non c’è sfizio a prenderla in giro perché a lei questa cosa sembra piacere e non poco!
[La Janara] Mi piace pensare di essere una persona con i piedi per terra. Nonostante le recensioni positive e gli apprezzamenti da parte di colleghi musicisti, mi concentro su me stessa, su come migliorare il mio modo di cantare, di esprimermi e dare il meglio di me. La musica e La Janara sono un percorso di crescita e di scoperta, adagiarsi sugli allori per essere stati apprezzati potrebbe essere molto deleterio. Tuttavia i complimenti mi fanno arrossire spesso, non so mai come incassarli. Sicuramente non dimenticherò quelli che fanno riferimento alla bravura DEL cantante!

Grazie a tutti per il tempo concesso. Se volete aggiungere qualcosa a margine dell’intervista, dite pure.

[La Janara] Termino con la mia formula “di rito”: la Janara sta preparando nuove ed inquietanti pozioni nel suo calderone…

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