HEIR APPARENT – Foundations 1

Titolo: Foundations 1
Autore: Heir Apparent
Nazione: Stati Uniti D'America (stato di Washington)
Genere: Progressive Metal
Anno: 2021
Etichetta: Vic Records

Formazione:

Corey Rivers/Paul Davidson: Voce
Terry Gorle: Chitarra
Derek Peace: Basso
Jim Kovach: Batteria


Tracce:

01. Tear Down The Walls
02. The Servant
03. Dragon’s Liar
04. The Cloak
05. Tame The Beast
06. Masters Of Illusion
07. Improviso
08. Mysteria
09. And Dogro Lived On
10. Keeper Of The Reign
11. Nightmare
12. Tear Down The Walls (1984)
13. The Servant (1984)


Voto del redattore HMW: 7/10
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Gli Heir Apparent sono una di quelle numerose band che avrebbero meritato onori e gloria ma che, a oggi, rimangono invece oggetto di ammirazione da parte di uno sparuto manipolo di persone. Incredibili sia in studio che dal vivo (chi era presente al Play It Loud del 2015 al Colony, potrà confermare), la band di quella Seattle pre-grunge che fu patria di altri gruppi eruditi quali Queensrÿche, Sanctuary e Culprit, rimane da sempre oggetto di culto per chi ama il metal più raffinato e progressivo.

Come tanti colleghi, anche per gli statunitensi è giunta ora di raschiare il fondo del bar… ehm… riproporre materiale precedente l’album d’esordio. Due anni dopo il come-back con “The View From Below”, la Vic Records rilascia quindi una ristampa in CD di “Foundations” (qui è presente solo il primo volume dei due previsti), raccolta pubblicata per la prima volta nel 2016 in vinile dalla Floga Records e contenente l’unica demo del 1983 ad opera dei Nemesis (no, i Candlemass qui non c’entrano), band pre-Heir Apparent nella quale militavano il chitarrista Terry Gorle, il bassista Derek Peace e il batterista Jim Kovach, tutti futuri H.A., nonché il buon vocalist Corey Rivers, già negli sconosciuti Chronics Phonics. Ritroviamo quindi le versioni primigenie di quelli che diventeranno alcuni dei cavalli di battaglia della band (“Tear Down The Walls”, “The Servant” e “The Cloak”) e che, pur con tutti i difetti di una produzione demo, lasciavano già presagire la grandezza del gruppo.

Per i fan, però, l’interesse sarà rivolto nei confronti di quei pezzi che non sarebbero finiti su “Graceful Inheritance”, ovvero la veloce “Tame The Beast” e i due excursus strumentali di “Improviso” e “Mysteria”, brani assolutamente piacevoli e in linea con lo stile compositivo della band. I restanti cinque pezzi di questa raccolta rappresentano, invece, la prima incisione degli Heir Apparent, demo rilasciata l’anno successivo e comprendente nuovamente “Tears..” e “The Servant”, seppur in una versione migliorata e con alla voce Paul Davidson (il singer presente su “Graceful…”) e altre tre canzoni che finiranno anch’esse sull’esordio ufficiale del 1986.

L’album in questione è quindi indirizzato a chi già apprezza e conosce gli Heir Apparent: a tutti quelli che ancora non hanno avuto questa fortuna, consigliamo di colmare tale lacuna con l’acquisto di “Graceful Inheritance”, tra le cose migliori di tutto lo U.S. metal ottantiano.

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