SEVENTH CRYSTAL – Delirium

Titolo: SEVENTH CRYSTAL
Autore: Delirium
Nazione: Svezia
Genere: AOR
Anno: 2021
Etichetta: Frontiers Records

Formazione:

Kristian Fyhr – voce
Johan Älvsång – tastiera e cori
Emil Dornerus – chitarra e cori
Olof Gadd – basso e cori
Anton Roos – batteria e percussioni


Tracce:

1. Say What You Need To Say
2. When We Were Young
3. Broken Mirror
4. Delirium
5. When I’m Gone
6. Should’ve Known Better
7. So Beautiful
8. Time To Let It Go
9. Déjà Vu
10. Bright And Clear
11. Hope It Will Be Alrigh


Voto del redattore HMW: 7/10
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I Seventh Crystal sono la nuova scoperta scandinava della nostra Frontiers che dà la possibilità a Kristian Fyhr dei Perpetual Etude, fondatore di questo nuovo combo svedese, insieme a Johan Älvsång (Pinstripe Conspiracy, Lamashtu) alle tastiere e al pianoforte, Olof Gadd (Osukaru) al basso, Anton Roos alla batteria ed Emil Dornerus alla chitarra, di mettere in pratica le sue idee artistiche basate su un rock melodico di qualità. Fyhr vuole creare un progetto solista ma si rende subito conto che ha bisogno di collaborare con dei musicisti e avere una band di supporto in modo da concentrarsi solo sul cantato. In “Delirium” ci sono molte melodie che colpiscono al primo ascolto e che si avvicinano al sound dei connazionali H.E.A.T., State Of Salazar, Creye o dei famosi One Desire, per citare alcuni gruppi che appartengono alla fertile nuova “ondata di rock melodico svedese” in voga ormai da un po’ di anni a livello internazionale. Tuttavia, i Seventh Crystal provano a distinguersi dai tantissimi gruppi nord europei perché tentano coraggiosamente, nei limiti del possibile, ad allontanarsi dallo stile anni ’80, sfornando dei cori ingegnosi, con refrain molto melodiosi, eleganti, sottili e soprattutto legati ad una nuova generazione.

“Descriverei la musica della band come uno stile rock intelligente, ma ancora molto melodico. Il mio modo di scrivere canzoni è molto vario. Mi piace iniziare una canzone in stile pop e poi rinforzarla e renderla rock. Sono un grande ammiratore degli Cheiron Studio di Max Martin, quindi le mie influenze provengono principalmente da lì. Poi ovviamente tutti gli altri ragazzi della band portano le proprie influenze e il risultato è totalmente Seventh Crystal!” (Kristian Fyhr)

 

L’apripista è “Say What You Need To Say”, song riflessiva sui grandi temi della vita e molto articolata che rappresenta bene lo stile della band: il ritmo è indisponente e aggressivo nelle prime note, con i cori ben intonati, un assolo tumultuoso e la voce acuta e urlante di Kristian sugli scudi, per poi trasformarsi in una stupenda melodia prima del ritornello. “Say What You Need To Say” vacilla tra l’attuale hard rock e l’AOR dei difficili anni ’90: “La song  parla di combattere quei conflitti interiori repressi che molti di noi portano dentro di sé e di avere la forza di riconoscerli. Si tratta solo di esternarli, smettere di fingere di sorridere e lasciar uscire tutto”, spiega la band. Le song hanno comunque una certa robustezza, con melodie avvolgenti che rendono affascinanti brani come “When We Were Young”, traccia semplice ma che cattura all’istante per il ritornello orecchiabile, o facilmente accessibili come la rocheggiante “Time To Let Go”, con un ritmo più marcato, un basso tonante, riff taglienti e moderni, che si avvicina sorprendentemente all’alternative metal tanto in voga di questi tempi. In “Broken Mirror”, il suono avvolgente dell’iniziale sei corde acustica porta verso un coro interessante, per una semi ballata molto rivitalizzante grazie soprattutto alle chitarre elettriche successive e alla voce rauca e talentuosa del vocalist.  “Delirium” è, invece, una song autorevole dal suono fresco e tipicamente americano, con la voce versatile del singer nordico che cambia spesso tonalità e dal grande ritornello. La struggente “When I’m Gone” è un’altra semi ballata dalle soffici melodie, con una strumentazione che la rende multiforme e attraente allo stesso tempo, grazie all’intreccio delle chitarre e delle tastiere. “Should’ve Known Better” colpisce per il suo ritornello super orecchiabile e altamente radiofonico che si ricorda facilmente ma troppo semplice. Il pianoforte introduce l’hard rock di “So Beautiful”, che emana a pelle buone sensazioni con riff cadenzati e dal giusto spessore ma nella norma, dove prevale l’ottima interpretazione vocale di Fyhr. Nella parte finale dell’opera i vichinghi tirano un po’ i remi in barca soprattutto con la sdolcinata “Déjà Vu”, accompagnata dal piano e caratterizzata da un ritornello che non esplode come dovrebbe per un risultato mediocre, dove si salva solo il bell’assolo di Emil Dornerus. Un sussulto positivo viene incontro con “Bright And Clear” un bel lento con dei bei riff armonici di chitarra che mettono in evidenza l’ottima produzione e un suono molto pulito. Si chiude, per fortuna, in bellezza con l’ultima e intensa “Hope It Will Be Alright”, la migliore ballata del disco basata sul pianoforte, con arrangiamenti sinfonici di violoncello e la profonda ugola di Kristian. “Delirium” è un platter che non delude ma neppure esalta. È sicuramente un buon inizio per questa nuova e giovane formazione svedese che realizza delle buone canzoni melodiche cercandosi di scrollarsi di dosso la ricerca ossessiva del suono ottantiano ma, al contrario, ricercando qualcosa di più attuale sostenuto da buone idee, competenza e da una buona produzione. Combinando modernità e rispetto delle tradizioni melodiche i Seventh Crystal hanno buone possibilità di fare concorrenza ai gruppi più affermati e importanti di questo genere musicale.

“Abbiamo messo tutto per fare Delirium. Ogni battito e armonia di nota ha subito un’immensa meticolosità senza perdere quel sentimento e quell’anima umana. Siamo incredibilmente orgogliosi di ciò che abbiamo realizzato, ma questo è solo l’inizio. Abbiamo appena iniziato il nostro viaggio e ne abbiamo altri in arrivo. Goditi l’album e condividilo con i tuoi amici!” dice la band.

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