VIOLENT OPPOSITION – Transcendent

Titolo: Transcendent
Autore: Violent Opposition
Nazione: Stati Uniti D'America (California)
Genere: Grindcore
Anno: 2019 (2015)
Etichetta: autoprodotto

Formazione:

Adam: batteria
Damian: voce, strumenti a corda


Tracce:

01.  Dr Evil Pays Well
02.  Guilty Pleasures
03.  Sugar Hides The Pain
04.  The Smarter They Come, The Harder They Fall
05.  Tubular Meat Products
06.  Myth Of Contentment
07.  Money Makes Us Miserable
08.  Flee From Terror To Be Eaten By Lions
09.  Missing Your Blessings
10.  Into The Fog
11.  Punks Not Punk
12.  The Wait
13.  A Poisoned Dog Will Bite
14.  Caring For Other Is What Gives Life Meaning
15.  I Regret The Times I’ve Groveled More Than The Oportunities Lost By Not
16.  Jesus Was A Muslim
17.  Stepping In Shit
18.  Race Is A Construct Of The Elite Used To Divide Us For Subjugation
19.  The Police Are State Sponsored Terrorists
20.  Not Everything Sweet Tastes Good
21.  Expectations
22.  Exploitation Of Necessity
23.  No Dessert Until You Eat Your Veggies


Voto del redattore HMW: 6,5/10
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Nell’affollato quadro della scena grindcore mondiale, l’affastellata discografia dei Violent Opposition non è che una della tante che rincorrono sé stesse, contorte tra pubblicazioni di cui oggi è sempre più difficile tener traccia per via dell‘intrusione dei lavori digitali. Al di là della ricerca di un ordine non necessario, il poco più che mezz’orario Transcendent consta di re-missaggio e rimasterizzazione datati MMXIX, svolti a rinnovamento di incisioni del MMXV. Grazie al cielo, è più o meno evidente che le registrazioni provengono da momenti diversi e questa diversità non è stata livellata come da infausta prassi.

Se il grind è elemento fisso della vostra dieta e se, ancor di più, lo è il versante spezzato e permeato del gusto che sballotta disordinatamente nel frullatore costruito dagli Human Remains, poi affittato da una generazione di schizzati che sovrappongono volentieri il genere su un pentagramma denso di cambiamenti di umore, spesso multi-tangenti con strutture jazz; e che, lungo i lustri, ha (la generazione) goduto delle follie giapponesi o dei primi Agoraphobic Nosebleed o dei Brutal Truth di metà carriera o di tutto ciò che si tramutò e fuse e confuse col cosiddetto math-core, magari [reggete ancora un attimo] suonato dai Naked City nella sala prove degli Exit-13 mentre i Total Fucking Destruction passano a farsi un tiro e mettono su mezzo minuto di ciascun brano di un disco dei Botch…. Se, dicevamo, tutto questo fosse di gradimento, vale la pena di spendere quei 5 € mentre frugate in una delle tante polverose cassette della frutta lì in un angolo buio, alla prossima serata nel centro sociale sardo dove ogni tanto fate una capatina.

I suoni parrebbero tutti veri. Persino (rullo di… ehm… tamburi) la batteria. È consigliata una piccola dose di senso dell’umorismo – più o meno già insita in più di un filone di grind et similia, ma tant’è.

 

P.S. _ I piccoli errori grafici nei titoli non sono dovuti ad una svista redazionale.

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