THE HORNETS – Heavier Than A Stone

Titolo: Heavier Than A Stone
Autore: The Hornets
Nazione: Italia
Genere: Blues Rock
Anno: 2021
Etichetta: Go Down

Formazione:

Giovanni Artioli: chitarra e voce
Alberto Francia: basso e voce
Stefano Francia: chitarra e voce
Andrea Rovituso: batteria
Andrea Govo Govoni (ospite): pianoforte elettrico in “Get Out (… Baby Get Out!)”
Carlo Alberto Colombini (ospite): Jesus Christ Superstar in “Get Out (… Baby Get Out!)”, cori in “1997”
Nevruz Salaì Joku (ospite): cori in “Get Out (… Baby Get Out!)” e “The Best”
Valentina Pini (ospite): cori in “1997”
Alessandro Tedesco (ospite): chitarra solista in “Fighting Man” e “Not So Easy”
Simone Galassi (ospite): chitarra solista su “Not So Easy”


Tracce:

01.  Don’t Talk About Love
02.  Female Creed
03.  Superman (Nietzsche)
04.  Get Out (… Baby Get Out!)
05.  Fighting Man
06.  The Best
07.  1997
08.  Rockstar’s Syndrome
09.  Not So Easy


Voto del redattore HMW: 6/10
Voto dei lettori: 10.0/10
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Quante volte è stato ribadito che « è solamente rock and roll ma ci piace »? Mai troppe, vero? E ribadiamolo di nuovo, allora. Perché, sì, ci piace e basta. Semplice. Nulla di più, nulla di meno. Potremmo citare un ampio assortimento di annate e decenni più o meno rilevanti, di città e nazioni più o meno influenti, di sostanze intossicanti le più disparate e le più disperate. Storie di vita – di strada, di casa, di sesso, di palchi – o solamente storie; sulla caducità della giovinezza e l’esorcizzazione della morte. I The Hornets esistono da cinque anni, la loro musica da più di sessanta.

È ovvio tanto che le radici siano necessariamente nel blues quanto che si finisca per passarne in rassegna una buona varietà di sotto-categorie e spigolature. E allora giù con la solita liaison Michigan-Svezia, gli occasionali e misurati ancheggiamenti ai Kiss, il brano rock un po’ sbarazzino, l’altro con gli stivalacci piantati nel boogie, l’altro ancora che omaggia gli splendidi padri del rhythm and blues e rock ’n’ roll. E ancora… il giro grasso e sudato di “Female Creed”. Due quinti d’America, un quinto d’Europa, un quinto di rum, un quinto di legno e consumare a grandi sorsate.

L’imbattibile clangore di Regina Gibson e il poetico sferragliamento di Principessa Fender.

Il peccato – il rimprovero – è di aver snaturato la batteria, laddove il resto ne esce più come natura comanda che come mercato comanda. Rimprovero amplificato da un contesto nel quale logica e cuore esigono che il rispetto dello strumento sia più sacro che altrove.

Ma solamente io ho pensato al Thunders solista durante “Fighting Man”?

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