IRON MAIDEN – Senjutsu

Titolo: Senjutsu
Autore: Iron Maiden
Nazione: Gran Bretagna
Genere: Heavy Metal / NWOBHM
Anno: 2021
Etichetta: Parlophone Records / Warner Records

Formazione:

Steve Harris: Basso
Dave Murray: Chitarra
Adrian Smith: Chitarra
Yanick Gers: Chitarra
Bruce Dickinson: Voce
Nicko Mc Brain: Batteria


Tracce:

1. Senjutsu (Smith/Harris) 8:20
2. Stratego (Gers/Harris) 4:59
3. The Writing On The Wall (Smith/Dickinson) 6:13
4. Lost In A Lost World (Harris) 9:31
5. Days Of Future Past (Smith/Dickinson) 4:03
6. The Time Machine (Gers/Harris) 7:09
7. Darkest Hour (Smith/Dickinson) 7:20
8. Death Of The Celts (Harris) 10:20
9. The Parchment (Harris) 12:39
10. Hell On Earth (Harris) 11:19


Voto del redattore HMW: 7/10
Voto dei lettori: 7.0/10
Please wait...

Visualizzazioni post:1174

eng

Ogni volta, affrontare un titolo come Iron Maiden diventa più pesante e difficile. Cosa aspettarsi? Cosa poter dire? Cosa sto ascoltando!? Inutile negarlo. Come un bambino che apre un regalo a Natale, è facile rimanere influenzati, volenti o nolenti, dall’emozione di essere tra i primi a poter ascoltare e giudicare un disco atteso da tutto (o quasi) il mondo metal. Per cui ho cercato di tirare le somme utilizzando lo strumento a me più efficace. La sincerità. In fondo non è poi così importante che il mio giudizio sia insindacabile. È e rimarrà solo il mio, dato che oggi difficilmente sceglierete un disco che uscirà tra soli tre giorni solo per una mia recensione. Divertitevi invece a leggere quello che ho ascoltato e provato e valutate voi stessi, commentando o usando le nostre stelline per votare il disco, a seconda di quello che è il vostro pensiero.

Ammetto che anche io sono stato incuriosito dal lungo minutaggio dei brani fin dall’inizio. Un titolo ed una copertina davvero esotici che ci stanno ancora facendo sognare su che tipo di palco potremo vedere nel tour che accompagnerà un disco del genere. Il lavoro, nel suo complesso, suona assolutamente Iron Maiden, quelli della seconda ondata. Stiamo parlando di titoli da o dopo “Brave New World” per capirci. Già su “The X Factor” avevamo capito quanto la band stesse affrontando il desiderio compositivo di poter dire di più strumentalmente con brani più lunghi, strutturati e in qualche modo progressivi. Non ascolterete un nuovo “The Number Of The Beast” o un nuovo “Powerlave”. In Senjutsu c’è la progressiva evoluzione di un gruppo che non ha bisogno di chiedere e dimostrare più niente a nessuno e prosegue la propria carriera con grande onestà. Potrà piacervi oppure no, potrà emozionarvi, annoiarvi – sicuramente vi farà discutere e il bello è anche questo.  Sicuramente troverete all’interno del pacchetto, come già in tanti lo hanno definito, una sonorità classico-moderna in stile Iron Maiden al 100%.

Senjutsu è un disco impossibile da bocciare. Certo non sarà un imprescindibile album della loro carriera, ma tiriamo un sospiro di sollievo nel poter dire che si tratta di un ottimo lavoro. Molti pezzi hanno una durata importante e vanno ascoltati bene, difficile che possano entrare immediatamente in testa, ma nel suo complesso l’album si fa apprezzare facilmente. Sarà difficile iniziare a conoscere gli Iron Maiden da un disco del genere, dato che porta tutta la saggezza musicale di sei musicisti che stanno facendo la storia. Per i fan sarà un grande ritorno, atteso ormai da sei anni e anche se composto già da prima della pandemia, uscito in un periodo storico davvero allucinante.

Ecco a voi cosa ho percepito ad un primo ma attento ascolto.


Senjutsu 8:20

È emozionante ascoltare l’entrata vocale di Bruce su un nuovo lavoro, mai sentito prima d’ora su un nuovo brano di oltre otto minuti, dal titolo di Senjutsu. Un pezzo articolato e non particolarmente impressionante. Sembra sempre in costante crescita e, senza mai partire, si discosta molto dalle vecchie cavalcate del periodo che ha visto la Vergine di Ferro al top compositivo con le sue hit negli anni 80. Eppure questi minuti sono volati e su fastose melodie lasciamo già la titletrack per passare ai due brani successivi che ormai già tutti conosciamo.

Stratego 5:00
Il meno convincente forse dei due singoli già usciti, per un drumming forse non perfetto, le chitarre in sottofondo si incrociano in riff semplici e non eccelsi, (specialmente sulla strofa) la scelta discutibile (?) dell’utilizzo fino ad oggi raro delle tastiere su un pezzo che poteva essere una delle poche perle classiche di questo disco, eppure è un brano piuttosto immediato, dotato di un grande assolo e mi sento di salvarlo. Siamo ben lontani dal dover annunciare un disastro.

Writing On The Wall 6:14
Il primo singolo uscito. Ormai un successo planetario radiofonico. Dotato di un videoclip più che riuscito, “Writing On The Wall” è un pezzo molto singolare quanto maideniano al 100%. Ci sono tutti gli elementi, dal basso martellante di Mr Steve Harris, ai riff  heavy metal del trio chitarristico Murray/Smith/Gers, incluso l’arpeggio iniziale ormai più d’abitudine nei dischi più recenti della formazione inglese. Ci sono anche le rullate mai troppo veloci, ma sempre apprezzate del sempre sorridente Nicko McBrain, ma soprattutto c’è lui, Bruce, con quel timbro e quel suo tipico accento ormai inconfondibili. Potete storcere il naso, potete fare i raffinati, ma in fondo mentirete a voi stessi dicendo che questo pezzo non diventerà un classico degli Iron Maiden.

Lost In A Lost World 9:32
Ci addentriamo finalmente all’interno di questo album che segna definitivamente il passaggio della Vergine di Ferro ad una realtà più matura, o moderna. Chiamatela come volete. Inutile negare che i dischi dopo il ritorno di Dickinson abbiano un altro sapore. Lo conferma anche questa traccia di una durata molto vicina ai dieci minuti. Un brano che inizia tranquillo e in acustico, per continuare con ritmi più incalzanti, davvero eccelsa e più che piacevole nonostante i vari cambi di ritmo. Un po’ invasiva la tastiera che si fa sentire ancora una volta un po’ artefatta come già su Stratego.

Days Of Future Past 4:04
Grandissimi ritmi per il pezzo forse più immediato e veloce di tutto il lavoro. Assoli incredibilmente riusciti e un Bruce in grandissima forma. Ancora una volta, devo essere ridondante sul lavoro delle tastiere. Un’ottima idea quella di utilizzarle, ma la scelta del suono e la sensazione che siano artefatte preclude la riuscita di ogni brano, dato che sarà costante per tutto il platter. Sarà anche che non siamo abituati a sentirle così tanto nei brani dei Maiden. Tuttavia un ottimo pezzo.

The Time Machine 7:10
Ancora una volta, basso e chitarra acustica entrano lenti e senza aver necessità di scrivere un’intro per presentare il prossimo pezzo, assieme ad un Dickinson recitativo ed emozionante. “The Time Machine” parte quasi subito e non riesce ad annoiare nonostante il lungo minutaggio. Un inciso prima dell’assolo ricorda i tempi di The X Factor. Ottimi gli intrecci di chitarre e maestosi i filler di batteria di Nicko, assoli degni dei migliori Maiden, ancora una volta, forse la pecca più grossa risiede in quelle fastidiose tastiere, tutt’altro che evocative ed orchestrali. Un vero peccato.

Darkest Hour 7:21
L’ora più buia per gli Iron Maiden dura 7 minuti e 21 secondi e ci troviamo di fronte ad una traccia introspettiva, ma ben più epica rispetto a quanto sentito negli album di fine anni 90. È bello poter sentire un Bruce consapevole della propria voce e non gettarsi su inutili acuti, impossibili da riportare dal vivo. Abbiamo una voce pulita e squillante, degna di un cantante che ha ancora molto da provare a chi ancora dubiti delle sue doti. Forse il pezzo che mi ha convinto di più di tutta questa ultima fatica. Quasi una ballad, molto diversa da “Wasting Love”, ma nella sua interezza efficace ed emozionante. Un assolo da pelle d’oca, esecuzione da brividi. Davvero bella!

Death Of The Celts 10:20
Steve Harris è il protagonista di questa intro e non è la prima volta di certo. Il suo basso metallico risuona impetuoso nell’attesa che parta “Death Of The Celts”. Personalmente, un pezzo che non mi ha scosso più di tanto, più che altro perché manca di mordente e tra i suoi cambi e la sua lunga durata, non è riuscito a comunicarmi tanto quanto altre delle tracce che compongono questo Senjutsu, giunto quasi al suo termine.

The Parchment 12:39
Siamo verso la fine di questo disco e ci aspettano i capitoli più lunghi. Scelta azzeccata!? Siamo nel futuro. Se volete saltare le tracce e non ascoltarle, avete la facoltà di farlo. “The Parchment” è un brano che non parte mai più di tanto, risultando, nonostante la sua piacevolezza, un pezzo a tratti noiosi che avrebbe potuto essere tagliato per la sua metà. Nonostante la sua particolare epicità (specialmente alla fine), non siamo purtroppo di fronte ad un “Alexander The Great”, un “The Rime Of The Ancient Mariner” o ad un “Empire Of The Clouds”… come in fondo forse speravamo tutti.

Hell On Earth 11:19
La chiusura ha la sua intro e poi parte in una bella cavalcata dal gusto retrò, ricca di sorprese e con un Dickinson in primo piano. Una produzione molto pomposa riesce a fare di “Hell On Earth” un pezzo degno di essere ascoltato più volte. Forse ancora una volta devo ammettere che qualche taglio qua e là avrebbe fatto di questo, come altri pezzi, sicuramente delle pietre miliari della band, ma possiamo chiudere il disco con il desiderio di poterlo ascoltare ancora più volte. Ora aspetteremo di poter vedere come suoneranno i questi brani dal vivo.

2 commenti su “IRON MAIDEN – Senjutsu”

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.