CRADLE OF FILTH – Existence Is Futile

Titolo: Existence Is Futile
Autore: Cradle Of Filth
Nazione: Regno Unito (Inghilterra)
Genere: Black Metal Sinfonico
Anno: 2021
Etichetta: Nuclear Blast

Formazione:

Dani Filth  – Voce
Richard Shaw  – Chitarra
Ashok – Chitarra
Daniel Firth – Basso
Martin ‘Marthus’ Skaroupka – Batteria
Anabelle | Tastiere, lira, orchestrazione e voce femminile


Tracce:

1.  The Fate Of The World On Our Shoulders
2.  Existential Terror
3.   Necromantic Fantasies
4.  Crawling King Chaos
5.  Here Comes A Candle… (Infernal Lullaby)
6.  Black Smoke Curling From The Lips Of War
7.  Discourse Between A Man And His Soul
8.  The Dying Of The Embers
9.  Ashen Mortality
10.  How Many Tears To Nurture A Rose?
11.  Suffer Our Dominion
12.  Us, Dark, Invincible
13.  Sisters Of The Mist  (bonus track)
14.  Unleash the Hellion  (bonus track)


Voto del redattore HMW: 8/10
Voto dei lettori: 8.2/10
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Quando alla metà degli anni ’90 ampliavo i miei interessi musicali in ambito metal, rimasi piacevolmente colpito dai primi lavori dei britannici Cradle Of Filth, band che negli ultimi tre decenni si è ritagliata un posto di tutto rispetto nel panorama mondiale del metal estremo. Dopo quasi trent’anni li ascolto ancora con piacere, prediligendo nettamente i primi album forse per una questione di nostalgia, e non ho mai mancato ad una loro release.  Accolgo quindi con molto piacere questo loro nuovo lavoro e il fatto di doverlo recensire.

Existence Is Futile, a detta di Dani Filth, cantante e fondatore (We attempted to drop the ingredients of all the CRADLE records onto one album), aveva l’obiettivo di amalgamare in un unico lavoro tutti gli aspetti creativi e musicali dei Cradle Of Filth. Obiettivo effettivamente ambizioso, ma che la band è riuscita a centrare in pieno. Di fatto, questo album se da un lato prosegue un percorso sonoro non molto dissimile dai precedenti Hammer Of The Witches (2015) e Cryptoriana – The Seductiveness Of Decay (2017), seppur con una produzione migliore e dai suoni più potenti, dall’altro mantiene tutte le caratteristiche che si sono dimostrate un marchio di fabbrica del combo inglese durante tutti questi anni: melodie struggenti e atmosfere oscure, epiche e teatrali, e molto coinvolgenti che si integrano perfettamente con le parti più aggressive ed estreme (come, ad esempio, in “Crawling King Chaos”). Lo stesso Dani afferma: “The songs are strong. They’re extreme, but it’s a mixture of everything”. Non posso che concordare.

Gli album dei C.O.F. seguono bene o male la stessa struttura (con l’introduttiva “The Fate Of The World On Our Shoulders” e gli intermezzi musicali brevi e di atmosfera “Here Comes A Candle… (Infernal Lullaby)” e “Ashen Mortality” che si alternano ai brani veri e propri) e non offrono ormai nulla di completamente “nuovo”. Nonostante ciò, devo ammettere di essere rimasto piacevolmente colpito dal fatto che un disco che avrebbe potuto essere marchiato con un pericoloso e banale “già sentito” o “trito e ritrito” riesca invece – ad un attento ascolto – a suonare “fresco”, a suo modo accattivante e sicuramente ben strutturato.

Questo nuovo album, inoltre, strizza l’occhio a ritornelli più ruffiani (“How Many Tears To Nurture A Rose?”e “Us, Dark, Invincible” – probabilmente la mia preferita e che credo rappresenti alla perfezione l’essenza di questo disco), propone una ballad di alto spessore come “Discourse Between A Man And His Soul” che richiama atmosfere proprie di Dusk… And Her Embrace e, in generale, non disdegna interessanti cambi di tempo in molti dei suoi pezzi. Il tutto, ovviamente, valorizzato dalla prestazione vocale di un Dani Filth al massimo della sua potenza.

Existence Is Futile ha il pregio di conquistare da subito l’attenzione dell’ascoltatore, incatenandolo e trasportandolo, o meglio trascinandolo, nelle visioni da incubo (ma anche nelle acute e profonde riflessioni) partorite dalla mente di Dani Filth e incarnatesi in queste canzoni.

Non posso che sottolineare la prestazione superba di Martin ‘Marthus’ Škaroupka; giusto anche evidenziare l’ottimo lavoro delle chitarre, spesso protagoniste non solo nelle parti più armoniche, che riescono a dare all’album un tocco in più, un sapore di metal “classico”, come ad esempio in“Existential Terror” (che nella seconda parte mi ha ricordato immediatamente la versione dei C.O.F. di “Hallowed be thy name” dei Maiden) o nel singolo “Necromantic Fantasies” (che bel pezzo!).

Unico neo, ma penso in tutta onestà si tratti solo di una questione di mio gusto personale, alcune parti vocali della nuova tastierista, parti che ho trovato un pochino piatte (in particolare, ma non solo, l’intro parlato di “The Dying Of The Embers”). Sarà forse questione di abitudine? Godibile invece il lavoro di arrangiamento orchestrale.

Concludendo. Un disco che merita, probabilmente nella mia top 3 personale della discografia dei C.O.F.  Recentemente (= da luglio a fine settembre) ho tenuto fisso in auto -a un volume illegale- Cruelty And The Beast: sono sicuro che Existence Is Futile seguirà lo stesso destino nelle prossime settimane.

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