NAKED SUN – Wonderdrug

Titolo: Wonderdrug
Autore: Naked Sun
Nazione: Stati Uniti
Genere: Art Metal/Avant-garde/Progressive
Anno: 1994
Etichetta: Omni Records, Inc.

Formazione:

Kenny “Zero” Dell – Basso
T.B. Quagmire – Batteria, Tabla, Percussioni
Angus Podgorny-Clark –  Chitarre
Max Vanderwolf –  Voci, Sassofono
Mike Bratland (ospite) – Tastiere
Jason Leong (ospite) –  Sassofono


Tracce:

Shriek Of The Weak 4:40
Smile, Mother (You’re Baby’s Gonna Be A Failure) 3:23
Recant 5:58
Creation Theory 4:23
Memory Of An Expensive Festival 6:50
Fallen In Hate (Live At Chez Stadium) 5:12
The Nightmare Song : Blood And Fake Blood 6:01
Thorazine Turkey Burger (Featuring The Hillary Clinton Interpretative Health Care Band) 8:48


Voto del redattore HMW: 7,5/10
Voto dei lettori: 8.5/10
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Primo album snobbato, etichetta fallita, defezione simultanea di chitarrista e organista, tendenze musicali contemporanee sempre più divergenti; nondimeno non demorsero i Naked Sun, moderni divulgatori della teoria dei corsi e ricorsi storici, tra i pochi eruditi in materia progressiva accolti con clemenza, assieme ai concittadini King Of Kings, nei cenacoli più esclusivi della Grande Mela.

Forse troppo in anticipo (all’avanguardia?) se non fuori posto, come accade ogni qual volta sensibilità e cultura dettino poetiche e modalità espressive che non trovano corrispondenza nel senso estetico comune; e questo nonostante la decifrabilità delle fonti, sì dotte e risalenti ma integrate con attitudine, scelte produttive ed irruenza consone al periodo.

Ecco allora strutture melodiche animate da elementi complessi e rari momenti d’intensità, i cui risvolti sottotraccia richiamano, rispettivamente, la cerebralità allucinata del Re Cremisi e lo psicodramma dei VDGG (sì, c’è anche il sax); il tutto condensato e poi avvinto da una teatralità quasi grottesca, punteggiata da sprazzi di rock operistico al limite del kitsch (Queen?); è il contributo di Angus Podgorny-Clark, con le sue distorsioni sabbathiane, a zavorrare “Wonderdrug”, giustificandone all’epoca l’inserimento, azzardato dal punto di vista critico, nel calderone del metal progressivo.

Aggiungono singolarità, ad una proposta già incomparabile, la vocalità scanzonata e polivalente di Max Vanderwolf – sorta di ibrido Ian Astbury/Rob Zombie/Geddy Lee – e la destrezza percussiva di T.B. Quagmire, che sfoggia, nel lungo epilogo nostalgicamente settantiano di “Thorazine Turkey Burger”, le colorazioni etniche delle tabla. Pur non essendo dispendiosa né scarsamente reperibile la “droga delle meraviglie” alterò lo stato di coscienza di una sparuta minoranza; stupefacente, vero? Qualora vi sentiate di saggiarne l’efficacia, solo una raccomandazione: poiché induce una progressiva assuefazione, occhio ai sovradosaggi…

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