LUCIFER – Lucifer IV

Titolo: Lucifer IV
Autore: Lucifer
Nazione: Svezia e Germania
Genere: Doom, Pop, Hard Rock
Anno: 2021
Etichetta: Century Media

Formazione:

Nicke Andersson Platow: batteria, chitarra, cori, percussioni, tastiera
Linus Björklund: chitarra, cori
Harald Göthblad: basso, cori, tastiera
Martin Nordin: chitarra, cori
Johanna Platow Andersson: voce, tastiera
[non dichiarato]: effetti sonori assortiti


Tracce:

01.   Archangel Of Death
02.   Wild Hearses
03.   Crucifix (I Burn For You)
04.   Bring Me His Head
05.   Mausoleum
06.   The Funeral Pyre
07.   Cold As A Tombstone
08.   Louise
09.   Nightmare
10.   Orion
11.   Phobos


Voto del redattore HMW: 6,5/10
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Era ovvio che la salita, il richiamo della stella del mattino verso le luci (il plurale non è casuale), sarebbe proseguita. Ciò che in Lucifer III si è tutto sommato limitato a zoppicare di leggerezza e malizia, su Lucifer IV appare ancora più leggero, ancora più malizioso.

Rimangono un vecchio rock semiduro e assai edulcorato, dei testi passabili, la banale sovraesposizione a tutto tondo del cantante – meglio se piacente e meglio se femmina – e una generale propensione all’oscurità, ravvisabile non solo nei frequenti giri doom, che non sappiamo se lèggere come pre-adolescenziale o bonariamente giocosa.

Il video di “Crucifix (I Burn For You)”, senza traccia di membri del gruppo altri che una Sadonis candidovestita ed imbrattata di rosso, è un po’ il sunto di quanto sopra; e la canzone non è da meno, talmente facilona, o giocosa appunto, da risultare infine gradevole.

Detto che quasi tutti i pezzi necessiterebbero di un taglio finale secco di cinquanta secondi, è frustrante constatare che ben più d’uno avrebbe potuto godere un destino meno scialbo ed è stato invece buttato volutamente alle ortiche. Il RNR radiofonico di “Bring Me His Head” e la svogliatezza di “Louise” sono eloquenti a riguardo. “Orion” ha, come dire?, almeno il fegato di dichiararsi da subito un’insulsa ballata a tinte pseudo-brune.

Ironicamente, ci pensa “Cold As A Tombstone” a disincagliare un po’ il piede dalla fossa. Mentre il barcollante “Mausoleum” svetta (un) poco nel quadro, retto più da poche note di tastiera che da un vero giro elettrico, finché non entrano gli assoli.  Simpatico nell’assonanza col titolo degli Stones e al contempo commisto già del titolo, si salva dallo sfacelo “Wild Hearses” mentre, avanzando nel palmarès, probabili primi a pari merito sono altri due brani in cui le due anime migliori del gruppo hanno ragione della terza, segnatamente “Archangel Of Death” e “Phobos“.

La tentazione di accostare il percorso artistico dei Lucifer all’horror da centro commerciale del più celebre Fantasma svedese è grande e, in questo bailamme di luci e ombre, non rimane che augurar loro di fare altrettanta cassa.

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