BONDED – Into Blackness

Titolo: Into Blackness
Autore: Bonded
Nazione: Germania
Genere: Thrash Metal
Anno: 2021
Etichetta: Century Media Records

Formazione:

Ingo Bajonczak – voce
Bernd “Bernemann“ Kost – chitarra
Chris Tsitsis – chitarra
Marc Hauschild – basso
Markus “Makka“ Freiwald – batteria


Tracce:

1. The Arsonist 01:05
2. Watch (While The World Burns) 04:00
3. Lilith (Queen Of Blood) 04:48
4. The Holy Whore 04:49
5. Division Of The Damned 04:20
6. Into The Blackness Of A Wartime Night 04:40
7. Destroy The Things I Love 03:54
8. Final Stand 03:50
9. Ill-Minded Freak 04:59
10. Way Of The Knife 04:09
11. The Eyes Of Madness 04:52
12. Humanity On Sale 04:17
13. Will To Survive 04:11
53:54


Voto del redattore HMW: 7,5/10
Voto dei lettori: 6.0/10
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Dopo il debutto con Rest In Violence (2020), i Bonded alzano il tiro ed escono a distanza di due anni scarsi con questo nuovo Into Blackness. I ritmi sono più veloci e brutali a partire dalle prime due tracce “Watch (While The World Burns)” e “Lilith (Queen Of Blood)”. È chiaro che gli ex Sodom Bernemann e Makka hanno fretta di riscattarsi e correre ai ripari.

Con una pandemia in corso, certo non è stato facile ancora poter mostrare tutte le carte e il nuovo gruppo messo su dai vecchi commilitoni di Tom Angelripper è rimasto a piedi senza ancora dei concerti o tour europei che avrebbero aiutato la crescita del quintetto. Ma il thrash metal teutonico dei Bonded è per ora scritto in due album di ottima fattura.

Se con Rest In Violence c’era fretta di uscire e scoprire il velo del primo lavoro, con Into Blackness la formazione tedesca è riuscita ancor più a cogliere nel segno aumentando la grinta e migliorando esecuzioni e scrittura delle canzoni.

Ingo Bajonczak dietro al microfono urla pesantemente, lasciando un marchio che si differenza dall’altra sua band thrash, gli Assassin. Il drumming di Markus Freiwald corre frenetico su pezzi come “Division Of The Damned” e “Final Stand”, lasciando una scia di violenza impressionante. Tsitsis e Hauschild accompagnano Bernemann nelle sue composizioni, ottimizzando i riff che solo a volte si lasciano andare ad un thrash vagamente più melodico come nel caso della velocissima “Into The Blackness Of A Wartime Night”. Assoli al fulmicotone, naturalmente nel miglior stile firmato Bernd Kost.

In definitiva abbiamo un album decisamente migliore rispetto al suo predecessore. La fretta e la rabbia hanno forse fatto partire i Bonded leggermente in svantaggio, ma ora hanno decisamente recuperato sfornando un disco all’altezza delle aspettative del thrash tedesco che sta girando. E non è certo un’impresa facile.

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