EVEREVE – Stormbirds

Titolo: Stormbirds
Autore: EverEve
Nazione: Germania
Genere: Dark/Gothic Metal
Anno: 1998
Etichetta: Nuclear Blast

Formazione:

Michael Zeissl – Pianoforte, Tastiere
Tom Sedotschenko (R.I.P. 1999) – Voci
Thorsten Weißenberger – Chitarre
Stefan Kiefer – Chitarre
Stefan Müller – Basso
Marc Werner – Batteria
Sharlie Pryce – Voce (ospite)
Yorck Eysel – Voce (ospite)


Tracce:

1 Embittered 1:31
2 Fields Of Ashes 6:00
3 Escape… 0:43
4 …On Lucid Wings 4:15
5 Martyrium 5:34
6 The Failure 0:47
7 The Downfall  6:23
8 Dedications 1:19
9 Stormbirds 6:04
10 As I Breathe The Dawn 6:27
11 Spleen 4:18
12 Universe 6:47
13 A Part Of You 2:26
14 Valse Bizarre 9:30


Voto del redattore HMW: 8,5/10
Voto dei lettori: 8.6/10
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Sono capitoli imprescindibili quelli scritti dagli EverEve nell’Anatomia Della Malinconia musicale di fine millennio. Citiamo non per vezzo l’opera poliedrica di Burton, poiché il sestetto di Amburgo riuscì nell’impresa di stillare ogni umore da questo sentimento tanto sfuggente. Ambiguo e spesso patologico, meditativo quanto apatico, è uno stato di coscienza che ha ispirato opere di singolare intensità, viaggi senza ritorno nell’inverno dell’anima sul landò dell’immaginario dark.

Nati per celebrare sin dal nome tolkeniano l’eterno crepuscolo (foreverevening) come unico orizzonte visibile sotto la coltre dei quotidiani affanni, i tedeschi allineano nel concettuale “Seasons” (1996) alcuni dei costrutti più stimolanti del gotico continentale, già scosso dal tormento di End Of Green, Flowing Tears & Withered Flowers e Lacrimosa; è un debutto promettente, ben accolto dalla critica, compromesso acerbo ma vibrante fra metal oscuro d’estrazione estrema, elementi progressivo-sinfonici ed elettronica garbata.

Fautori di questa (in)felice conciliazione i tasti d’avorio di Zeissl e il talento mai troppo elogiato di Tom Sedotschenko, capace, alternando inglese e tedesco, di dar voce alle differenti pieghe dell’angoscia in qualsiasi stile canoro compreso tra Nico e Fernando Ribeiro: fenomenale, come il dialogo interiore di “A Winternight Depression”, vetta dell’arte poetica degli amburghesi.

Stombirds” ripropone il medesimo flusso emozionale in un quadro – coerentemente – tempestoso: sono più sporadici i momenti di intimismo doom, meno eterei gli svolazzi acustici, più sfacciata la presenza elettrica di Weißenberger e Kiefer, arroganti fino ad urtare le gelide sponde di certo death melodico. Ad ampliare lo spettro gli interventi della Barmbek Symphony Orchestra e il pianoforte a coda di Michael, ancora una volta artefice d’inganni sinfonici che esasperano il malessere di Tom o ne smorzano i toni; provate a farvi uscire dalla testa, dopo due ascolti, le arie di “The Downfall”, la lenta trenodia di “Martyrium” o l’elegia baudelairiana di “Spleen”, declamata in francese… Da pelle d’oca (o di cigno nero?).

Un malessere concreto, un dolore mentale evidentemente insopportabile che condurrà il giovane interprete, ancora ventottenne, all’autoannientamento. Già escluso dal gruppo – che procederà ahimè verso sonorità sempre più sintetiche – morirà suicida il primo maggio 1999, lasciando un vuoto artistico (e sicuramente umano) incolmabile. Alla sua memoria sarà dedicato “Regret”, pubblicato lo stesso anno da Nuclear Blast, primo passo verso la definizione di un fantomatico “Cygorome” (Cyber Goth Rock Metal!). Ma questa, come direbbero gli Squallor, è un’altra storia.

In memoria di Tom Sedotschenko, 12 Nov. 1970 – 1 Maggio 1999. R.I.P.

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