ULTRA-VIOLENCE – Loris Castiglia


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ULTRA VIOLENCE – A new kind of violence

Dopo qualche minuto di problematiche tecniche, finalmente riesco a trovarmi vis à vis virtualmente con Loris Castiglia, cantante dei torinesi Ultra-Violence, e a porgli qualche domanda sul nuovo EP Beyond, sicuramente molto diverso dalla loro prima fase di carriera, idealmente conclusasi con Operation Misdirection del 2018.

click qui per la recensione di Beyond.

 

Beyond segna indelebilmente un nuovo inizio per il gruppo. Com’è sorta l’idea o forse la necessità di spostarsi su sonorità così differenti da quelle che hanno caratterizzato la prima fase della vostra carriera?

La necessità è sorta dalla volontà di sperimentare e cambiare stile, un po’ come se andando lontano dalle nostre radici potessimo divertirci di più a scrivere nuova musica. A questo si aggiungano le influenze dei gruppi che ho ascoltato di più negli ultimi anni; si può dire che sia stato un misto tra la voglia di provare cose nuove e quella di avvicinarsi agli ascolti di tutti i giorni.
Non è mai successo che abbiamo fatto uscire qualcosa che non ci piacesse al cento per cento però, prevedendo la scrittura di un quarto album thrash, abbiamo pensato che esso sarebbe risultato un po’ finto e noi non vogliamo avere questo punto di vista nei riguardi della musica che componiamo. Abbiamo quindi preferito partire da zero e produrre musica che ci piacesse fino ad ottenere un risultato divertente ed eccitante. Le cinque canzoni presenti su Beyond sono il risultato di tante altre canzoni e la decisione è stata quella di farle uscire per prime.

Il titolo e la copertina hanno un significato particolare?

Ora che ci penso, non ce l’ha mai chiesto nessuno [ride – N.d.A.]. È successa una cosa simile già con il titolo Operation Misdirection [terzo album degli U-V – N.d.A.] che è stato preso da un modo di dire che aveva il nostro batterista dell’epoca [La Rosa – N.d.A.] ed il cui significato è “operazione depistaggio”. Lui era solito pubblicare su Facebook delle “cazzate”, sembrando però molto serio, affiancandovi poi l’hashtag “operazione depistaggio”. Con Beyond è avvenuto una cosa del genere poiché durante il processo di registrazione, Andrea [Vacchiotti, chitarrista – N.d.A.] mi ha detto «questo forse va un po’ troppo oltre [come cambiamento di stile]». La frase mi è rimasta in testa perché continuavo a pensare che “più si va oltre e meglio è!”. Quindi abbiamo optato per il titolo di Beyond, che è la parola inglese che meglio descrive questo concetto.

La copertina voleva essere in contrapposizione alle nostre copertine precedenti, cambiando lo stile e anche la quantità di colori e di dettagli presenti. Le vecchie erano in qualche modo molto legate all’iconografia del thrash, con personaggi cartooneschi e in generale con i canoni grafici che caratterizzano quel tipo di musica. Ce ne siamo distaccati, sia con il cambio di logo sia con quello di profilo grafico più attuale e moderno. Se in futuro decideremo ancora di cambiare, lo faremo sia come suono sia come immagine. La copertina l’ho creata io dopo aver imparato ad utilizzare qualche programma di grafica, impiegandovi così molto più tempo di un grafico esperto ma dando assolutamente un aspetto molto più personale all’EP.

 

Quindi, a giudicare da tutte queste innovazioni, si può dire che il metalcore non sia un punto di arrivo ma soltanto di passaggio?

Esatto, infatti mi piace molto fare uscire le canzoni come singoli o all’interno di un EP piuttosto che dentro album interi perché penso che in questo periodo storico gli album siano difficili da valorizzare. Da gruppo indipendente, pubblicare un album significa fare un investimento grande con il rischio di uno sfruttamento delle singole tracce “piccolo”, dato che pubblicando un disco di dieci canzoni è difficile che tutte siano valorizzate allo stesso modo, vuoi per questioni di ordine in scaletta vuoi per altri motivi. Preferiamo quindi presentare meno canzoni cambiando genere più di sovente; ad esempio, le cinque dell’EP sono già in questo senso variegate tra di loro. Ciò ci lascia maggiore libertà per il futuro. Non penso che il gruppo si stabilizzerà sul metalcore o il rock alternativo, semplicemente continueremo a cambiare nella ricerca di un’identità tutta nostra e personale che, ne sono cosciente, al momento non abbiamo, date le chiarissime influenze che si possono riscontrare nei nostri lavori, siano essi thrash o metalcore.

Tutto ciò mi lascia piacevolmente incuriosito! Ma d’altronde credo che sia proprio il vostro obiettivo.

Certamente. Del resto, quando esce un nuovo disco di un gruppo storico che ha sempre suonato in un certo modo, o sai già cosa aspettarti oppure, se è diverso da ciò che avresti voluto come fan, ne rimani quasi offeso e deluso. Non è questo il modo che ho di concepire la musica e l’arte in generale. Preferisco invece vedere questi elementi come la rappresentazione di un messaggio o di un determinato sentimento che si vuole esprimere, il quale non deve necessariamente appartenere ad un unico genere.

Sono un grande fan dei Bring Me The Horizon e una delle cose che preferisco è proprio il fatto di non sapere mai cosa aspettarmi. Molte volte mi stupiscono e mi fanno riflettere, facendo uscire fuori qualcosa da me che non mi aspettavo nella maniera più assoluta. Magari al primo assaggio non mi piace ciò che ascolto ma, conscio delle capacità artistiche di quel gruppo, vado a riascoltare più volte tale opera ritrovandomi poi ad apprezzarla. È inoltre un modo per ampliare i miei orizzonti, scoprendo nuove influenze e gruppi che in precedenza non apprezzavo o non conoscevo, perché chiuso nell’ascolto di un solo genere senza mai uscirne. Cambiare stile, se fatto con una voglia vera, è anche un modo per far scoprire agli ascoltatori nuove frontiere da esplorare.

Avete costruito un percorso che si è evoluto durante tutto l’anno solare 2021, con il primo singolo “The Storm” risalente a gennaio e l’EP pubblicato da poco più di un mese. Ci racconti qualcosa sulla scelta dell’ordine dei singoli e come li avete scelti?

Come ti dicevo, volevamo valorizzare tutte e cinque le canzoni dell’EP dando ad esse spazio come singoli senza mai annunciare un album o per l’appunto un EP, perché ho notato che, dal punto di vista della commercializzazione, scoprendo immediatamente tutte le carte in tavola, si corre il rischio di perdere presa su chi ti segue. L’ordine è stato programmato. “The Storm“, il brano più pesante, è stato scelto volutamente come primo singolo per segnare un cambio netto ma non drastico, altrimenti saremmo sembrati impazziti se avessimo presentato uno degli altri pezzi. Inoltre, proprio “The Storm” è il primo brano ultimato durante il processo di scrittura. In seguito abbiamo gradualmente esposto i fan a sonorità più commerciali con i restanti singoli. Non avrebbe avuto senso cominciare con un pezzo come “The Silence“, a noi carissimo ma troppo “estraniante” rispetto a tutto ciò che avevamo pubblicato in precedenza. Ecco spiegata la scaletta: accompagnare gli ascoltatori in un percorso graduale.

Domanda di rito: qual è la tua preferita?

Naturalmente le apprezzo tutte, per motivi differenti. Come dicevo in precedenza, sono solo cinque su un totale di molte più canzoni e sono quelle che sentivamo essere più riuscite e mature, ben rappresentanti del nostro percorso attuale. La mia preferita è “The End“, mentre considero “The Storm” la migliore strutturalmente e come completezza, per via della sua varietà, con una parte melodica e una molto aggressiva, così come per l’assolo. Tornando a “The End”, la preferisco per le sue aperture molto pop nel ritornello senza però che esse alleggeriscano troppo il risultato. È stata scritta in risposta a tutti i vecchi ascoltatori o a tutti coloro che ci scrivevano per dire la loro sul cambio di genere. È il messaggio che racchiude la canzone: non l’abbiamo mai fatto per nessuno al di fuori di noi stessi e perciò non dobbiamo rendere conto a nessuno delle nostre scelte artistiche. Facciamo quello che facciamo perché ci piace e non perché abbiamo un contratto con chi compra i dischi, per i quali dobbiamo pubblicare ogni anno un tot di canzoni, magari thrash, solo perché va fatto. Scriviamo musica che ci piace, la pubblichiamo e se agli altri piace ne siamo contenti.

Noi come gruppo siamo costantemente legati a chi ci segue e ci rimaniamo sempre in contatto. Non è affatto un modo per dire «non ci interessa di voi», anzi, vi apprezziamo tantissimo, ma la musica la decidiamo noi. A loro la decisione se ascoltarci o meno. Penso che inoltre “The End” contenga uno dei versi più belli che ho scritto: ”I will raise my throne with every stone you throw” [innalzerò il mio trono con ogni pietra che mi scaglierete – N.d.A.]. È riferito a tutti i commenti negativi che sono piovuti su di noi, sinceramente non necessari. Più ne riceveremo e più ne leggeremo e più forti e motivati diverremo a continuare sul nostro cammino.

Considerando tutto quello che mi hai detto finora, vorrei chiederti se Beyond porta con sé un messaggio specifico: nei testi è facile ritrovare concetti come la salute mentale e la ricerca di una condizione di benessere…

Assolutamente! Soprattutto “The Ocean” per via del testo molto personale. Quello che dici tu è certamente vero e fa parte del messaggio dell’EP di non arrendersi e credere in sé stessi, soprattutto nella canzone che lo apre ovvero, appunto, “The Ocean”. È un brano motivazionale in cui ci si accorge di essere soli nel voler realizzare i propri sogni; è vero che puoi avere il supporto di amici, famiglia e affetti che credono in te, ma se sei tu il primo a non avere fiducia nelle tue capacità e non metti in pratica determinate azioni, non li realizzerai mai.
Esprimiamo poi un certo tipo di rabbia verso una fetta della scena, della quale nel tempo non ha più fatto parte il nostro essere. Capitava molto spesso durante i tour in giro per l’Europa di essere intervistati da giornalisti o di scambiare quattro chiacchiere coi fan, e molto spesso ci sentivamo costretti a rispondere in un certo modo perché altrimenti avremmo perso una fetta del seguito e di credibilità. Dovevamo essere dei personaggi costruiti per andare bene nell’ambiente thrash metal. Il problema è che, dando risposte diverse da quelle che la gente si aspetta, dopo verrai visto in maniera differente. La musica sarà ascoltata in visione della persona che l’ha scritta, per loro incoerente. Questa mentalità ci dava fastidio e non ci sentivamo rappresentati da molti dei nostri ascoltatori. Purtroppo molto spesso queste persone erano individui con i quali ci rendevamo conto di non condividere quasi nulla e tutto ciò era demotivante. Ora il nostro scopo è quello di riuscire a radunare persone con le quali condividiamo gusti musicali ma anche opinioni simili, potendo perciò trovarci a nostro agio.

Per toccare le varie canzoni nel dettaglio… “The Pain” è una battaglia contro coloro che ti influenzano negativamente e che ti maltrattano psicologicamente; non è un testo molto personale ma prende spunto dalle storie del mio migliore amico e della mia ragazza e dagli episodi che hanno vissuto, che hanno segnato molto le loro vite. “The Storm” va contro le etichette discografiche, in maniera velata, poiché noi siamo sempre stati sotto etichetta sin dal nostro esordio (Wildcrash, 2012) e oggi, ripensando al passato e paragonandolo a ciò che è successo nell’ultimo anno, possiamo dire che a questo punto della carriera di un gruppo del nostro livello le etichette discografiche non servono, sono inutili e quasi ti trascinano in basso perché non ti danno la possibilità di guadagnare con la tua musica. Firmi dei contratti solo perché pensi che sia la cosa giusta per fare dei passi in avanti, ma non è così. Le etichette importanti vengono da te quando vedono che ci sono già delle buone condizioni, non per farti crescere o darti dei soldi. La canzone è quindi una risposta alla nostra ultima etichetta che ci ha trattato malissimo e che abbiamo voluto lasciare prima della fine del contratto; avremmo dovuto pubblicare ancora un disco con loro ma abbiamo deciso di concludere in anticipo il rapporto. “The Silence” infine ha un messaggio motivazionale legato al “fare il punto” della situazione di una vita o di una carriera musicale. Mi sono immaginato una coppia di amanti in cui uno dei due commette suicidio e il compagno si sente in colpa per non aver visto che la situazione stava portando a quell’epilogo. È una canzone un po’ diversa, sia come significato sia per il modo in cui suona.

È notizia di pochi minuti fa (1° dicembre) che quest’anno avete raggiunto la cifra di un milione di passaggi su Spotify. Una bella risposta a chi vi ha dato contro negli ultimi mesi, direi.

Sì, sono molto contento del risultato! È davvero molto importante per me: all’inizio del 2021 noi, insieme a tutta la squadra che sta dietro alla riuscita di Beyond, ci siamo posti alcuni obiettivi e tra questi c’era il raggiungimento di un milione di passaggi. L’anno scorso il nostro Spotify ci dava come corrispettivo circa trecentomila riproduzioni e non mi sarei aspettato di ottenere più del triplo degli ascolti. È assurdo come abbiamo ottenuto esattamente quella cifra, non di più o di meno. Anche questo rappresenta in qualche modo il messaggio di Beyond: se vuoi qualcosa, devi pensarci costantemente e lavorarci – ed accadrà.

Ormai anche voi siete fermi da quasi due anni per quanto riguarda i concerti. Avete qualche data programmata?

Per quanto riguarda i concerti, noi vorremmo riprendere assolutamente. Il problema è che la situazione (CoViD-19) non si sta calmando anche se qualche festival e concerto di grandi dimensioni è stato fatto. Il nostro obiettivo non è quello di riprendere ad esibirci dal vivo nel modo più classico, prendendo delle date in locali poco conosciuti o con poca affluenza solo perché abbiamo l’esigenza personale di suonare per un pubblico. Vorremmo al contrario ricominciare esibendoci a supporto di gruppi più importanti e partecipando magari ad alcuni festival , con una visione più “professionale” quindi. Dei membri degli Ultra-Violence, io sono quello che fra le attività che sono presenti nella quotidianità di un gruppo, ovvero la scrittura, la registrazione e le esibizioni, preferisce meno quest’ultima. Naturalmente non sto più nella pelle dalla voglia di suonare, soprattutto ora che abbiamo a disposizione nuove canzoni da presentare insieme a quelle risalenti alla nostra prima fase. Anche se abbiamo cambiato genere, non rinneghiamo assolutamente tutto quello che abbiamo fatto in precedenza e, anzi, adoriamo anche quei pezzi più vecchi.

Ad oggi non ho nessuna previsione di data futura da poterti anticipare, anche se attualmente siamo in contatto con qualche agenzia di organizzazione di eventi. Credo che, giunti a questo punto, piuttosto che stare fermi nella speranza che la situazione si sblocchi, ci dedicheremo a comporre nuova musica e ad altri progetti.

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