BONEYARD – Oathbreaker

Titolo: Oathbreaker
Autore: Boneyard
Nazione: Canada
Genere: Hard Rock / Heavy Metal
Anno: 2021
Etichetta: WormHoleDeath Records

Formazione:

Pamtera – voce e chitarra
Dennis Cooke- basso e chitarra ritmica
Jeff Cunningham- batteria e percussioni
Gary Ursulak- chitarra


Tracce:

1. Fates Warning
2. Gone
3. Evil Ways
4. Smoke The Sky
5. Oathbreaker
6. Rat Race
7. Monster
8. Born Again
9. Hope
10. Tune Attack
11. Catch Me If You Can


Voto del redattore HMW: 7/10
Voto dei lettori: 7.5/10
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Prima di parlarvi dei Boneyard, vorrei soffermarmi sul motivo di come sono arrivato a voler recensire tale gruppo. Freschi di debutto discografico con la WormHoleDeath, la formazione canadese mi era prima di oggi ignota, ma vorrei portare alla luce come spesso nasce una recensione e come vengono scelti i nomi in tutto questo guazzabuglio di proposte discografiche.

Ne abbiamo parlato spesso, della mole di musica che viene prodotta oggi rispetto al passato. A volte è talmente tanta che è normale che ci sfuggano cose interessanti, dischi che meriterebbero più spazio e visibilità. I nomi di successo o anche quelli con una certa storia vivono più facilmente sugli allori del passato e molti recensori (me incluso) decidono di dar loro spazio per esigenze editoriali oltre che per il motivo più ovvio, dato che inevitabilmente si tratta spesso di quello che interessa di più al pubblico e alle grosse case discografiche. Poi c’è tutto il calderone dell’underground e del mondo indipendente e autoprodotto (quei dischi che nel nostro sito finiscono incasellati in “The Underground” o “Entrate Parallele”). Ma, come spesso mi trovo a spiegare, questo non è certo un male. Non ci sono categorie secondarie e tutto può finire persino tra i nostri “Top Album” indipendentemente da nome, etichetta e quant’altro.

Scusate, mi sto dilungando ma è bello potervi dire che ho scelto di parlarvi dei Boneyard proprio perché eravamo a corto di dischi underground nella nostra tabella di recensioni e ho dunque cominciato a fare una cosa che mi capita di fare frequentemente: selezionare un disco di un gruppo che non conosco per poter trovare chi, tra i nomi di debutto, mi possa aver colpito e meriterebbe uno spazio nella nostra webzine. Dopo alcuni ascolti di svariati dischi, sono arrivato a questa decisione.

Sì, lo so cosa state pensando: “Ecco il supremo capo-redattore che ci propina la sua perla nascosta di dubbio gusto, spacciandola per capolavoro assoluto!”. Spero di non peccare di superbia nello scegliere la musica che mi potrebbe piacere e di cui vorrei parlare. Anzi, vorrei esortare tutti quanti a scoprire nuovi gruppi e magari a parlarne al bar, su un sito, agli amici o magari fare i complimenti alla formazione stessa e, perché no?, anche incoraggiarli comprando musica oppure, nelle migliori occasioni, andare ad un loro concerto (dai che prima o poi sarà di nuovo possibile!).

Ma torniamo a noi. I Boneyard non sono neanche lontanamente un gruppo di quelli che riempiranno le arene domani. Non penso che abbiano le carte in regola per questo, però mi hanno colpito. Il loro stile sobrio e professionale nel suonare musica hard rock pulita e matura mi ha permesso di ascoltare il loro disco più volte, dall’inizio alla fine, senza mai annoiarmi e senza forzarmi a saltare alcuna traccia.

Oathbreaker è un album dotato prima di tutto di un’ottima registrazione e di un bel missaggio; questi permettono all’ascoltatore di captare bene i suoni e di godere di un basso pulsante, perfettamente sincronizzato con la grancassa della batteria; una distorsione graffiante, più heavy che hard rock, assoli melodici ed una voce femminile per niente scontata né con similitudini con altri artisti in particolare. Infatti la cantante Pamtera, nonostante non spinga mai troppo sull’acceleratore e potrebbe osare sicuramente di più, nella sua umiltà resta più che discreta, sempre intonata, melodica ed efficace abbastanza da poter allietare la nostra mente affamata di musica con tonalità piacevoli e mai troppo banali.

“Oath Breaker” è sicuramente la traccia di punta, il singolo, scelto appunto anche per il video e direi che potrebbe essere un ottimo esempio per capire bene di cosa sto parlando. Aggiungerei alla lista di canzoni per poter scoprire meglio la formazione di Edmonton (città dell’Alberta, in Canada) anche il brano di apertura, “Fates Warning”, e “Evil Ways”. Molto efficace anche “Catch Me If You..” che ha il compito di chiudere questo disco che definirei a metà strada tra l’heavy metal più classico e l’hard rock più maturo.

Vorrei fare una semplice conclusione ma ho già detto tutto nell’introduzione, per cui lascio a voi tirare le somme. Date una possibilità ai Boneyard e, se non sono la vostra “tazza di tè”, osate e provate altro, trovate cosa vi piace, non solo nelle novità più blasonate. Là fuori è pieno di nuova musica suonata bene e ci sarà quello che fa per voi.

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