SLASH FEATURING MYLES KENNEDY AND THE CONSPIRATORS – 4

Titolo: 4
Autore: Slash featuring Myles Kennedy and The Conspirators
Nazione: Stati Uniti D'America
Genere: Hard Rock
Anno: 2022
Etichetta: BMG Records

Formazione:

Slash – chitarra
Myles Kennedy – voce
Todd Kerns – basso, cori
Brent Fitz – batteria, percussioni
Frank Sidoris – chitarra


Tracce:

1. The River Is Rising     3:42
2. Whatever Gets You By     3:40
3. C’Est La Vie     4:38
4. The Path Less Followed     3:40
5. Actions Speak Louder Than Words     4:01
6. Spirit Love     4:15
7. Fill My World     5:28
8. April Fool     4:33
9. Call Off The Dogs     3:15
10. Fall Back To The Earth     6:23


Voto del redattore HMW: 6,5/10
Voto dei lettori: 6.0/10
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Visualizzazioni post:270

Il nome Slash è ancora altisonante nel mondo hard rock e, a livello mondiale, il chitarrista americano è senza dubbio un’icona di grandissimo spessore. Prima di passare ai contenuti del suo ultimo lavoro, vorrei puntualizzare che ritengo piuttosto imbarazzante uscire con un nome così lungo come Slash featuring Myles Kennedy and The Conspirators. Essendo arrivati al quarto disco con tale formazione, forse sarebbe stato meglio ufficializzare il gruppo con un nome che possa racchiudere tutti i componenti senza doverli nominare, ma ci passeremo sopra. Torniamo un po’ indietro nel tempo per fare un po’ di storia. Dopo le deludenti esperienze con Slash’s Snakepit e Velvet Revolver, il riccioluto chitarrista decise di tornare alla ribalta nel 2010 con un album solista che vide comparire in copertina esclusivamente il suo nome. Sono diversi gli ospiti che lo accompagnarono e tra tutte spiccò la voce di Myles Kennedy. Già nel 2012, il posto vacante dietro al microfono fu ormai preso a ritmo pieno dal già cantante degli Alter Bridge. Era ovvio dover avere una formazione di supporto e i The Conspirators sono stati integrati all’altisonante duo.

Al quarto album, a mio parere, trovo ridondante (per non dire di peggio), uscire con un disco con tale nome. Anche graficamente sui cartelloni dei concerti la cosa risulta piuttosto ridicola. Invece ho trovato molto buoni a livello compositivo i tre lavori precedenti di questa esperienza musicale a tutto tondo. Musicisti di gran calibro ed esperienza del genere che sono dei mostri nella scena hard rock e hanno dimostrato di poter uscire fuori dai loro progetti integrando la loro professionalità e le loro peculiarità in questo ensemble così diverso.

Veniamo però a questo disco, in uscita dal semplice titolo di 4. Dopo alcuni ascolti, quello che posso dire a chi lo ascolterà a breve è che ci troviamo di fronte ad un lavoro nettamente inferiore rispetto ai precedenti, ma non tutto da buttare. Ci sono capitoli molto validi come “C’Est La Vie” e “April Fool”, poi ci sono brani meno fortunati come “Whatever Gets You By” e “Spirit Love”, decisamente dotate di poco mordente, e anche canzoni controverse come “Fill My World” che, nonostante l’arpeggio principale ricordi terribilmente “Sweet Child O’ Mine” dei Guns N’ Roses e la struttura del brano sembri un pezzo degli Alter Bridge, riesce ad essere comunque piuttosto godibile. “The River Is Rising” e “Call Of The Dogs” mi sono sembrati invece dei pezzi senza infamia e senza lode. Il disco si chiude con sei minuti e ventitré secondi (“Fall Back To Earth”) che avrebbero potuto essere una bellissima ballata o presentare un assolo più drammatico e intenso, invece sembrano poco più di un compitino, da artisti di questo calibro.

Cosa manca quindi a questo disco rispetto ai precedenti? La grinta di un’apertura come “World On Fire”, un arpeggio geniale come quello su “Anastasia”, un ritmo incalzante come quello di “You’re A Lie”. Se poi vogliamo parlare di Living The Dream, potrei citare quasi tutti i pezzi di quello che per me è un disco davvero ben riuscito: un brano su tutti è “Mind Your Manners”, devastante dall’inizio alla fine. Per cui penso che solo pochi estratti di questo ultimo potranno essere utili a coprire nuovi spazi di una prossima scaletta. Devo ammettere che mi aspettavo molto di più. Una piccola caduta non è così grave e comunque, come già detto prima, non è un disco da buttare. Consiglio di ascoltarlo con poche aspettative. Ah! 4 è anche il voto che darei alla copertina!

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