GHOST – Impera

Titolo: Impera
Autore: Ghost
Nazione: Svezia
Genere: Hard Rock, Arena Rock
Anno: 2022
Etichetta: Loma Vista Recordings

Formazione:

(dal vivo)
Papa Emeritus IV: voce

Papa Emeritus Zero/Papa Nihil – sassofono
Nameless Ghoul Aether – chitarra ritmica
Nameless Ghoul Alpha – chitarra solista
Nameless Ghoul Water – basso
Nameless Ghoulette Air – tastiera, cori
Nameless Ghoulette Cirrus – tastiera, tamburello e cori
Nameless Ghoul Earth – batteria


Tracce:

01. Imperium
02. Kaisarion
03. Spillways
04. Call Me Little Sunshine
05. Hunter’s Moon
06. Watcher In The Sky
07. Dominion
08. Twenties
09. Darkness At the Heart Of My Love
10. Grift Wood
11. Bite of Passage
12. Respite On The Spital Fields

Durata totale: 49:17


Voto del redattore HMW: 9/10
Voto dei lettori: 8.1/10
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Visualizzazioni post:449

Ore 17:30 del 2 di marzo del 2022. Ognuno ha un prima e un dopo rispetto ad un avvenimento e, a dispetto di quanto creda la stragrande parte della popolazione mondiale “di fede” (qualsiasi essa sia), non per forza una sola volta nella vita. Ma forse, per chi della musica fa il proprio credo, nulla di tutto ciò risulterà originale. Ancora ricordo quando sentii per la prima volta dal lettore CD in camera di mio fratello uscire un tale fracasso che rispondeva al nome di “Hit The Lights” versione da No Life ‘Til Leather (desaparecido da anni, tra l’altro). Boom. Vita cambiata e naturale crescendo di aberrazioni sonore da lì in avanti.

Il secondo avvento fu con la riscoperta della mia natura metallara dopo un lungo iato di natura dance olandese, di quella che fa “PUM PUM PUM”. Riscoperta avvenuta grazie al più grande di tutti: manchi a tutti, Chuck! [Schuldiner, NdA]

Ma come dicevo in precedenza: ore 17:30 del 2 di marzo del 2022. Mentre mi appresto a salire su un treno verso casa, decido di dedicarmi all’ascolto del nuovo disco dei Ghost, ricevuto con largo anticipo (per una volta) sull’uscita ufficiale. Ghost. So che è gente che si traveste da prete e fa una sorta di rock con tematiche a sfondo satanico, null’altro. WOW, che originali! va beh…

Ore 18:15. Sono quasi a casa. Il disco è finito e mi sto mangiando le mani. I treni fanno sempre ritardo ma stavolta il mio decide di arrivare perfettamente in orario a destinazione, impedendomi di premere ancora il tasto «play». Dannazione. La mia terza epifania è giunta. Benedizione.

Impera è il quinto album del progetto svedese Ghost e del suo indiscusso leader Tobias Forge, in arte Papa Emeritus IV, e giunge a quattro anni di distanza da Prequelle, altro ottimo lavoro. Come d’altronde i precedenti episodi discografici, da più di un decennio sulle bocche di tutti, pubblico e professionisti, detrattori di ogni tipo, mamme preoccupate e bacchettoni. Qualcuno diceva che non esiste buona o cattiva pubblicità ma solo pubblicità, e nel caso dei Nostri, nulla può essere più vero.

Le dodici tracce che compongono la nuova Opera (con la maiuscola) delle quali due sono interludi, “Dominion” e “Bite Of Passage“, ed un’introduzione strumentale da brivido, “Imperium“, creano un prodotto di una qualità elevatissima. Dopo la già citata canzone d’apertura, troviamo in rapida sequenza:

– “Kaisarion“, con il suo attacco à la The Who e una sequenza di riff hard rock splendidi, oltre a un interludio centrale non dissimile da certi Kansas;
– “Spillways“, con un attacco di piano teso che apre la strada ad un pezzo dove l’intersezione tra voce solista, ben costruita e varia nelle strofe e nei ritornelli, si incastra con la componente corale;
– “Call Me Little Sunshine“, di chiara interpretazione satanista, primo singolo del disco, introdotto da un arpeggio acustico basato sul tema del ritornello il quale è protagonista secondario, a mio avviso, rispetto a un bridge talmente versatile da divenire coro da stadio;
– “Hunter’s Moon“, ormai già conosciuta grazie alla sua inclusione nella colonna sonora di Halloween Kills, pellicola del 2021;
– “Watcher In The Sky” esaurisce la prima parte del disco con la sua ossessiva ripetitività, resa memorabile dall’incedere più diretto ed heavy metal.

Arriviamo, dopo un interludio, a “Twenties“, il brano più duro del lotto. Qui il maestro Forge permette a tutti di comprendere la differenza tra musica e genere musicale. Già, perché qui il tema della guerra è affrontato su un incedere in 4/4 con alternanza di cassa e rullante… ovvero la ripetitiva sequenza del reggaeton! La pesantezza è un’attitudine, non un genere, si potrebbe dire.

Prima delle ottime e conclusive “Grift Wood” e “Respite On The Spital Fields“, di grande evocatività e varietà, è il momento di un brano davvero superbo: “The Darkness At the Heart Of My Love“, una rock ballad dove ogni parte strumentale recita una parte organica ed emozionante; qui il gruppo sfoggia un ritornello appassionante quanto drammatico, che è lecito aspettarsi possa infiammare le grandi folle.

Con questo Impera, i Ghost segnano una nuova fase di carriera che per il momento sembra indirizzarsi verso sonorità più marcatamente hard rock da radio e grandi stadi, mantenendo al contempo una chiara identità tematica e musicale, come è possibile capire osservando la splendida copertina, sulla quale campeggia Papa Emeritus IV deciso a fondare un impero. Rock.

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